Elvira Carfagna: «Le botte da mio padre
e i giorni bui con Zenga. Ma io vinco sempre»

Domenica 22 Ottobre 2017 di Laura Ripani
Elvira Carfagna

Elvira Carfagna ad essere sempre un passo avanti. A voler acchiappare sempre quella “lepre” che vede davanti a sé. E superarla. «Sono competitiva di natura, forse perché da piccola mio padre mi riteneva buona a nulla» dice divertita. E non provatele a starle dietro, vi lascerà sul posto. Che sia stata la signora Zenga, qualche lustro fa, poco le importa oramai. Certo, nella sua San Benedetto può aver contato, ma tanto fin da ragazzina aveva il piglio - e il fisico - di quella che per meriti propri non passa inosservata. Oggi, forse, più di prima. Fiera dei suoi «40 chili di muscoli» ben distribuiti non c’è che dire, su un fisico che più statuario non si può. Dall’alto del suo metro e 76 centimetri potrebbe pure guardare tutte verso il basso, soprattutto adesso che gli “anta” li ha scollinati ed è ancor di più un gran bel vedere ché a 20 anni sono tutte brave a far girare la testa. Dopo il mezzo secolo si vede la differenza. Lei, testarda neppure avesse ascendenti di Castignano, è proprio una che si è fatta da sola. A cominciare dalla tonicità che cura ogni giorno «con due ore di ginnastica». Non è raro vederla - seguita da uno stuolo di affaticati runner, tutti, rigorosamente, uomini - percorrere i lungomari della Riviera. «Pratico il triathlon da 18 anni e quest’anno ho partecipato, a settembre, unica donna italiana, al mondiale» racconta.

La bandiera
Sventolando il tricolore ha affrontato la durissima selezione dei 10 chilometri di corsa, uno e mezzo di nuoto e i 80 di bicicletta. Ironwoman. E che sia d’acciaio lo si intuì a 15 anni quando se e andò dalla casa del padre per partecipare ai concorsi di bellezza che lui severamente le vietava. «Feci un servizio fotografico nella mia città, San Benedetto, in costume da bagno. Mi promisero che sarebbe stato venduto fuori. Quando mio padre mi vide sui cartelloni 6x3 io negai, ma me la fece pagare. Mi trasferii allora da zio Petruccio, marito della sorella di mia nonna. L’anno dopo mandai il mio book a Versace. Mi chiamarono. Arrivai così truccata che mi fecero lavare il volto. E poi non ero la loro testimonial ideale, troppo formosa. Mi presero a patto che dimagrissi tre chili». Il risultato? Pancia piatta e anni di passerelle, precedute dal titolo di Miss Marche. Nella sua vita c’è un nuovo amore. Ma rigorosamente top secret. «Sono una donna divorziata, ma sul mio “lui” non voglio dire nulla. Dico che è del Nord ma non intendo andare oltre. Neppure se fa parte del mio mondo o no». Che faccia la spola tra San Benedetto e i dintorni di Milano - la residenza resta in Riviera - è un fatto. Così come la sua professione, ancora quella di indossatrice, si fa per dire, visto che gli abiti sono quelli della sua squadra di biciclette. 

La testimonial
«Sono testimonial della Borga Cycles» conferma. Una professione che è anche uno sport e viceversa. «Ufficialmente sarei da inserire nella categoria degli amatori - dice ancora - ma certo il mio impegno è costante in questo sport». Tre discipline davvero poco femminili a pensarci bene e ancora una volta per affermarsi c’è volta la sua grinta: «Quando ho iniziato mi hanno messo tanti bastoni tra le ruote, perché pensavano che una donna bella non fosse adatta: eppure girando il mondo (partecipa annualmente a varie competizioni di rilievo nazionale, europeo e mondiale ndr) metto in riga tante giovincelle. Con quelle della mia età...non c’è partita, mi faccio rispettare però la bellezza di questo sport è vedere che lo puoi praticare fino a 85 anni. Quest’anno ai mondiali ce n’erano cinque di quella categoria». Insomma, le donne in carriera le fanno un baffo, anche se lei non ha ambizioni manageriali. Partecipa per vincere anche in una gara di boccette se decide di accettare e certo la Miranda Priestly del Diavolo Veste Prada, forse, non glielo diciamo, potrebbe competere. Sempre un passo indietro, però.

La mamma
Solo quando si parla del figlio, di Jacopo, il cuore di mamma ha un cedimento. «Lo ammetto, sono un maschiaccio dentro ma con lui sono ansiosa da morire. Adesso gioca a Sondrio. Aveva cominciato come portiere, seguendo le orme del padre, ma poi non sopportava che non gli arrivasse mai il pallone...ed è diventato centravanti». Cuore di mamma, ma presumibilmente anche il suo carattere... «Io più che altro guerriera, lui attaccante . Ha già segnato 7 gol in questa stagione e anche se io di calcio non me intendo mi dicono che è una buona media». 

#MeToo
E se, proprio per amore del figlio, ha rinunciato a tifare Milan per passare alla Juventus, Elvira segue l’attualità, con interesse. Non solo cittadina ma anche nazionale. Per questo anche lei dà un suo contributo alla campagna #MeToo, virale sul web, nella quale molte donne raccontano di violenze subite nell’ambito lavorativo, dopo che lo scandalo del produttore hollywoodiano Harvey Weinstein ha toccato anche l’Italia, con il caso di Asia Argento. «Penso capiti a moltissime donne - racconta Elvira e neppure io posso dire di averla scampata. Avevo 19 anni, durante le selezioni di Miss Italia, da un amico di Mirigliani, molto anziano, poteva essere mio nonno forse di più. Ma l’ho neppure molto cortesemente mandato a quel paese». Elvira, la maschiaccia dal cuore d’oro. E fisico esplosivo. 

L’incoronazione
Anche questo risultato, però, non fu ottenuto “a costo zero”. «Alla serata in Palazzina Azzurra - racconta - andai piena di lividi. Mio padre non accettava quella vita e ci volle la pazienza della mia amica Gianna Delli Figorilli, per coprire con il trucco le botte che avevo preso. E pure i fischi rimediai». Ma tra coloro che applaudivano c’era un certo Walter Zenga. Bella speranza dell’Inter il portiere era stato mandato alla Sambendettese per farsi le ossa in quella fucina di Numeri 1 che fu la scuola di Piero Persico. «Mi aveva già adocchiata» racconta. A dir la verità non ama molto, Elvira, ricordare quei giorni. «Era il 1982 quando ci sposammo». Con l’ex calciatore non parla da anni. «Sì abbiamo litigato. Ma d’altra parte perché dovremmo sentirci? Nostro figlio oramai ha 30 anni, l’ho tirato su da sola, nel caso si sentono loro...quanto a me sono stata liquidata all’epoca. E comunque neppure ai tempi della Milano da bere ero entrata nel jet set per merito suo. Anzi. Facevo già la modella». 

L’amore 
Non era certo facile, comunque restare in quel periodo vicino a un uomo ambito «perché ci sapeva fare - ammette la sua ex - è uno di quelli che piace a un certo tipo di donne. Ma con lui ho vissuto scene da film: c’è chi ha fatto scene incredibili per toccarlo, una volta eravamo in centro e una gli si è buttata ai piedi per baciarglieli; un’altra è arrivata baciare le ruote della sua auto. Incredibile. Io non lo farei mai per nessuno, al massimo potrei chiedere un autografo a Stephen King, il mio autore preferito...» . 

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