Marco Pantani, 20 anni senza il Pirata. La Procura: «Non fu omicidio». Dallo stop alla morte: la carriera del campione di ciclismo

di Redazione web
Mercoledì 7 Febbraio 2024, 18:56 | 1 Minuto di Lettura

Quel maledetto giugno del '99

Quel giugno del 1999 a Madonna di Campiglio lo uccisero. Lo stigma del dopato, l’abbandono degli sponsor, la fuga degli amici che in Italia, diceva Flaiano, accorrono tutti nel momento del bisogno (loro). Quel ciclismo che emise su di lui la fatwa avrebbe consentito a Lance Armstrong di vincere sette Tour truccati prima di essere scoperto. 33 anni dopo Gimondi e 15 prima di Nibali, il Pirata aveva riportato la maglia gialla in Italia. E ne avrebbe collezionato chissà quante senza quello stop che ancora oggi puzza di malversazione.

Nel febbraio di cinque anni dopo lo avrebbero trovato morto in una stanza di albergo. Versione ufficiale: cocktail di droghe e psicofarmaci. Ma anche su quella morte, avvenuta a soli 30 anni, non tutto è stato chiarito. E non tutto sembra naturale, tra chi lancia ipotesi diverse in un Paese in cui il complotto è una tesi dominante. Alzarsi sui pedali sul Tourmalet in quel modo lì non era una cosa umana. Sembrava che fosse in discesa tanto era naturale il movimento.

Marco Pantani è volato via tra congiure e abbandoni. Quando morì, il Dio dello sport, Maradona, pianse pensando alla solitudine dell’amico, ignaro che il destino gli avrebbe riservato la stessa sorte. Era l’eroe delle Alpi, più ancora di Annibale, e come un elefante leggiadro scrisse la storia. Vivendo solo un giorno come le rose.


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