Mattia Greggio ucciso a 12 anni dalla leucemia, i genitori: «La sua morte è un peso che ci portiamo dentro»

Dramma a Cadoneghe: il bambino lottava contro il male da quando aveva 6 anni

Mattia Greggio ucciso a 12 anni dalla leucemia, i genitori: «La sua morte è un peso che ci portiamo dentro»
Mattia Greggio ucciso a 12 anni dalla leucemia, i genitori: «La sua morte è un peso che ci portiamo dentro»
di Lorena Levorato
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Martedì 26 Luglio 2022, 09:45 - Ultimo aggiornamento: 27 Luglio, 15:38

CADONEGHE - Avrebbe compiuto 13 anni il prossimo 3 agosto, ma Mattia Greggio non spegnerà mai quelle candeline sopra la torta. Il ragazzino è stato ucciso dal tumore a soli 12 anni, metà dei quali vissuto in ospedale, tra visite, esami e terapie. Unico figlio di Daniela e Pierluigi, Mattia per quasi sette anni ha combattuto contro la leucemia, scoperta quando ne aveva appena 6. Aveva superato molto bene anche il trapianto del midollo eseguito lo scorso 23 dicembre, grazie alla donazione della mamma, ma un paio di mesi fa il suo fisico, già indebolito e compromesso da anni di cure, ha dovuto fare i conti con il citomegalovirus che purtroppo non gli ha lasciato scampo.

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«Un raggio di luce»

«Mattia è arrivato come un raggio di luce in un momento triste della famiglia: un anno e mezzo prima della sua nascita, in un tragico incidente è morto il fratello di Pierluigi, Mirco, di 29 anni. Il nostro bambino ci ha regalato 13 anni della sua vita, di generosità, di insegnamenti. Era lui che dava la forza a noi di andare avanti e di continuare a sperare - dicono i genitori -. Era una bambino straordinario. Ci ha insegnato a non mollare e a non sprecare la vita». Il calvario di Mattia, e dei suoi genitori, è iniziato quando il bambino aveva 6 anni, con alcuni dolori all'addome e febbre. «I primi due anni ha fatto chemioterapia e stava andando bene - racconta mamma Daniela -, ma otto mesi dopo aver terminato il ciclo di cure, la malattia è tornata con una prima recidiva che è stata trattata e curata. A distanza di neanche un mese ha avuto una seconda recidiva. Poi a dicembre dell'anno scorso è stato sottoposto al trapianto: i medici erano molto contenti e speranzosi. Purtroppo a Pasquetta è arrivata una crisi epilettica e da lì le cose sono andate via via peggiorando».

Il tracollo

A peggiorare il quadro clinico è stato il Citomegalovirus. «Purtroppo è arrivato questo virus e non c'è stato niente da fare: Mattia aveva già un sistema immunitario depresso e il virus l'ha debilitato ancora di più», ha detto il papà Pierluigi. «Mattia ha vissuto gli ultimi sette anni tra casa e ospedale, e i suoi genitori con lui: nessuna uscita, nessuna gita, nessuna festa di compleanno come gli altri bambini. Ogni tanto veniva il suo amico del cuore, Jacopo, e giocavano insieme alla play station aggiunge Daniela -. Ha frequentato la scuola via Internet e quest'anno aveva iniziato a settembre ed era stato appena stato promosso in seconda. I professori erano molto contenti di lui perchè era uno studente in gamba, sveglio. Era bravissimo in lingue: aveva imparato l'inglese tramite i videogiochi con giocatori stranieri e con amici di lingua inglese conosciuti via social. Mattia è stato un grande guerriero, ci ha sempre creduto e aveva sempre il sorriso: non ha mai mollato, non si è mai abbattuto, non si mai lamentato. La sua finestra sul mondo, il suo contatto con l'esterno, era un tablet, che Mattia non abbandonava mai. Tutto quello che abbiamo fatto, non ci è mai pesato. La sua morte è il vero peso che ci portiamo dentro».

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L'addio

Pierluigi e Daniela hanno salutato Mattia per l'ultima volta lo scorso 6 luglio, quando l'hanno trasferito in terapia intensiva, e l'hanno sedato. «Quel giorno, ricordo che l'ho guardato e gli ho detto: Mattia, ti sedano e ci vediamo dopo. E lui mi ha risposto: Si, ok papà, va bene!, e si è addormentato. Quelle sono state le sue ultime parole. Sono contento perché mi sono vissuto mio figlio». «Ringraziamo tutti i medici e il personale dell'ospedale che ci hanno sostenuto e ci sono stati vicini in questi anni - dice ancora Daniela -. Sono stati incredibili, dei veri genitori con il nostro Mattia. In quel reparto si diventa una grande famiglia, tra medici, genitori e bambini ricoverati; si condividono gioie e dolori. Continuerò a stare vicino per aiutare e sostenere altri genitori perché in quell'ospedale c'è un pezzo del mio cuore». Il funerale di mattia si celebra domani, domani, alle 9.45 in chiesa a San Bonaventura.

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