Novartis Italia, Valentino Confalone: «Ricerca e terapie innovative. Investimenti per 350 milioni»

Il country president del gruppo dell'healthcare: siamo al lavoro su tre piattaforme tecnologiche

Valentino Confalone, country president Novartis Italia
Valentino Confalone, country president Novartis Italia
di Maria Rita Montebelli
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Mercoledì 22 Novembre 2023, 18:25 - Ultimo aggiornamento: 18:28

Un’azienda sempre più proiettata verso il futuro e l’innovazione, questo il nuovo profilo di Novartis. Che annuncia di voler fare investimenti per 350 milioni in Italia entro il 2025 per aumentare il potenziale innovativo del Paese. Ne parla Valentino Confalone, country president Novartis Italia.

Quali sono le sfide di salute dei prossimi anni?

«Sono tante e preoccupano cittadini e medici italiani.

Ma per poter fare evolvere il sistema salute e renderlo sempre più performante è importante investire in innovazione, cioè in ricerca clinica e nuove terapie».

Come garantire agli italiani un accesso rapido alle terapie innovative?

«Partecipare agli studi clinici dà un accesso immediato a terapie ancora sperimentali; sul versante dell’accesso a terapie già approvate, è necessario fare proposte innovative collaborando con il sistema alla creazione di modelli di accesso precoce che permettano ai pazienti di beneficiare in tempi utili dei progressi scientifici che proprio la ricerca mette a disposizione».

Quanto sono importanti le partnership in questo?

«Moltissimo; stiamo definendo dei percorsi di concerto con le Istituzioni, con le Regioni, con le Associazioni pazienti e i clinici. Ma anche con i giovani del Consiglio Nazionale dei Giovani con i quali abbiamo firmato un accordo per immaginare insieme a loro la medicina e la salute di domani».

Tornando all’innovazione nella ricerca farmacologica a cosa state lavorando?

«Stiamo lavorando su tre piattaforme tecnologiche innovative: la prima è quella delle terapie cellulari (CAR-T). È recentissimo l’annuncio della nostra acquisizione di un’azienda che si occupa di terapie cellulari. La seconda è quella degli mRNA, diventati famosi per i vaccini anti-Covid, ma che hanno tante altre applicazioni, in particolare in area cardiovascolare. Infine c’è tutta l’area dei radioligandi che agiscono in maniera molto precisa e targettizzata, attaccando solo le cellule tumorali. La prima applicazione riguarderà il tumore della prostata in fase avanzata».

Quali sono le aree terapeutiche prioritarie della vostra ricerca e sviluppo?

«Sono cinque con i maggiori bisogni medici insoddisfatti: cardiovascolare, neuroscienze , immunologia , tumori solidi, ematologia.Abbiamo l’ambizione di generare un impatto positivo su tanti pazienti, prolungando e migliorando la loro vita».

Perché vale la pena investire in Italia?

«L’Italia ha una capacità produttiva e di innovazione farmacologica storicamente molto importante; è tra i primi due-tre produttori e il primo Paese esportatore di farmaci. Si pensa sempre all’alimentare o alla moda; in realtà la prima voce di esportazione per l’Italia è il farmaco. Sono queste le competenze che ci portano a investire nel settore manifatturiero farmaceutico italiano. Sul fronte R&D, i ricercatori italiani hanno grandissime competenze. E anche i problemi di implementazione degli studi clinici in questo Paese verranno superati dalla nuova normativa, approvata dal Ministro Schillaci a inizio anno e che recepisce la normativa europea».

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