Colesterolo alto, bere il latte si può: una o due tazze al giorno fa calare il rischio cardiovascolare

Mercoledì 26 Maggio 2021 di Maria Rita Montebelli
Colesterolo alto, bere il latte si può: una o due tazze al giorno fa calare il rischio cardiovascolare

Chi ha il colesterolo alto da oggi non dovrà più rinunciare al latte. E questo grazie ai risultati di una vasta revisione degli studi condotta dall'Università di Reading (Gran Bretagna) con altri gruppi di ricerca australiani e neo-zelandesi.
Viene dimostrato, con il potere dei numeri, che chi consuma latte in modo regolare tende ad avere livelli di colesterolo totale e cattivo (LDL) più bassi. Nonostante abbia una corporatura più robusta dei non consumatori. I bevitori di latte, infatti, hanno un indice di massa corporeo e una percentuale di grasso leggermente superiore a coloro che lo rifiutano.

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«Abbiamo scoperto - evidenzia l'autore principale della ricerca, il professor Vimal Karani - che i partecipanti con una variazione genetica che abbiamo associato a una maggiore assunzione di latte avevano un indice di massa corporea più alto e maggiore grasso corporeo, ma soprattutto avevano livelli più bassi di colesterolo buono e cattivo».
L'attendibilità di questi risultati è rivelata dall'analisi di una banca dati di 1,9 milioni di persone ed è testimoniata dalla pubblicazione su una delle riviste scientifiche più accreditate nel campo, International Journal of Obesity, del gruppo Nature. Ma non è tutto. Questo studio, nato per dimostrare la neutralità del consumo di latte rispetto ai rischi per la salute, ha messo in evidenza che chi consuma latte potrebbe addirittura essere protetto dalle malattie cardiovascolari. Una rivoluzione per tutti quelli che sono stati costretti, causa colesterolo alto, ad abbandonare il latte.


LO SCUDO
Bere una o due tazze al dì riduce del 14% il rischio infarto rispetto alla popolazione generale. Sembra comunque presto, però, per prescrivere il latte come protezione dalle malattie cardiovascolari. Intanto, una plausibilità biologica a supporto di questo effetto-scudo contro l'infarto, c'è. Il consumo di latte infatti non solo, come visto, non aumenta i livelli di colesterolo LDL ma potrebbe ridurre un po' la pressione e forse anche il rischio di diabete di tipo 2, altri due temibili nemici delle arterie. Obesità, ipertensione, colesterolo alto e diabete sono infatti i quattro cavalieri dell'apocalisse per quanto riguarda la salute cardio-metabolica e, presi insieme, rappresentano le principali cause di malattia e mortalità nel mondo.
Questi fattori di rischio sono tutti fortemente influenzati dalla dieta. Ma per quanto riguarda il capitolo latte e latticini, lo studio appena pubblicato dimostra che è necessario fare un distinguo tra il consumo dei formaggi, che in quanto ricchi di grassi saturi e di colesterolo possono contribuire ad aumentare il rischio cardiovascolare, e il latte, che esce a testa alta da questa grande analisi.

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LE ARTERIE
Un bel riscatto per l'alimento, anche nei confronti di quegli studi che, in passato, lo avevano accusato di essere un promotore della calcificazione delle arterie, visto il suo elevato contenuto di calcio. Studi peraltro poi smentiti da un'altra superanalisi su oltre 57 mila pazienti.
Da notare, nel lavoro pubblicato su International Journal of Obesity, è anche il metodo utilizzato dagli autori per individuare i regolari consumatori di latte. La lattasi, cioè l'enzima deputato alla digestione del lattosio (lo zucchero del latte), è codificata dal gene LCT. Subito accanto a questo gene si trova un pezzettino di Dna che funziona da interruttore, in grado di spegnere o di accendere la produzione di lattasi a partire dal gene LCT. I portatori della versione T di questo interruttore sono quelli che conservano una buona dotazione di lattasi anche da adulti. Chi ha invece l'interruttore della lattasi in posizione off, non riesce più a digerire questo zucchero. Quindi, o consuma latte delattosato (o ad alta digeribilità) o, quando beve un bicchiere di latte, presenta dolori addominali e gonfiori causati appunto dalla fermentazione del lattosio, indigeribile senza questo enzima. Gli autori hanno individuato i consumatori di latte sulla base della presenza della variante T (quella on), dell'interruttore genico.


IL DUBBIO
«Questo studio concludono i ricercatori - avrà importanti implicazioni. Se fino ad oggi si continuava a discutere del possibile impatto negativo del latte sulla salute cardiovascolare, i nostri risultati lo smentiscono. Quello che non siamo ancora in grado di dire è se a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue sia il contenuto in grasso dei prodotti latto-caseari o se questo effetto benefico dipenda invece da un misterioso fattore del latte, ancora sconosciuto».

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