Covid, Pregliasco: «Dopo ponte dell' 8 dicembre nuova ondata, fate il richiamo del vaccino». In America è già picco influenzale: contagi 12 volte più alti rispetto al 2019

Quanto alla vaccinazione, «in ogni caso dopo sei mesi dall'ultima dose - ha detto - io farei un richiamo del vaccino»

Covid, Pregliasco: «Dopo ponte dell' 8 dicembre nuova ondata, fate il richiamo del vaccino»
Covid, Pregliasco: «Dopo ponte dell' 8 dicembre nuova ondata, fate il richiamo del vaccino»
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Sabato 12 Novembre 2022, 11:35 - Ultimo aggiornamento: 14:29

Covid - A sei mesi dall'ultima dose di vaccino è molto utile fare un richiamo. Lo dice il virologo Fabrizio Pregliasco che teme un Natale difficile. Perché? Perché le nuove varianti del Sar-Cov 2 in circolazione schivano meglio le protezioni immunitarie e perché ci sarà, in contemporanea, la diffusione dell'influenza

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Il Covid «non è finito, ci saranno onde di risalite, tra un mese, per Natale, insieme ad una massiccia dose di influenza e ad infezioni respiratorie», ha spiegato a Rai Radio1 il virologo e presidente Anpas Fabrizio Pregliasco. «Le nuove varianti, Cerberus e Centaurus, stanno emergendo sempre di più, schivano le protezioni - ha spiegato - per questo mi aspetto una risalita dei contagi tra qualche settimana». Il ponte dell'Immacolata, aggiunge, «aiuterà certamente la diffusione». Quanto alla vaccinazione, «in ogni caso dopo sei mesi dall'ultima dose - ha concluso Pregliasco - io farei un richiamo del vaccino». 

Per la fascia di popolazione over 80 «non vaccinata il tasso di mortalità risulta sei volte più alto rispetto ai vaccinati con una dose booster e rispettivamente 10 volte e 5 volte più alto rispetto agli immunizzati con la quarta dose da meno di 120 giorni e da oltre 120 giorni». Lo sottolinea il report esteso dell'Istituto superiore di sanità (Iss), "Covid-19: sorveglianza, impatto delle infezioni ed efficacia vaccinale", pubblicato online. L'ospedalizzazione (23 settembre-23 ottobre) risulta all'incirca quattro volte più alto rispetto ai vaccinati con dose addizionale/booster, e approssimativamente sei e quattro volte più alto rispetto ai vaccinati con seconda dose booster da meno di 120 giorni e da oltre 120 giorni». Il ricovero in terapia intensiva ((23 settembre-23 ottobre) sempre degli over 80 non vaccinati, è invece «7 volte più alto rispetto ai vaccinati con quarta dose da meno di 120 giorni e 4 volte quello dei vaccinati con quarta dose da più di 120 giorni», conclude l'Iss.

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Com'è oggi la situazione della pandemia? Salgono i casi tra gli operatori sanitari e nell'età scolare

Scende l'incidenza dei casi di Covid per tutte le fasce d'età ma è in aumento rispetto alla settimana precedente la percentuale di casi tra gli operatori sanitari (2,6%) e la percentuale dei casi segnalati nella popolazione in età scolare rispetto al resto della popolazione (8,4% contro 8,1%). Lo evidenzia il report esteso dell'Istituto superiore di sanità.

Nell'ultima settimana, il 17% dei casi in età scolare è stato diagnosticato nei bambini sotto i 5 anni, il 33% nella fascia d'età 5-11 anni, il 50% nella fascia 12-19 anni.

La percentuale delle infezioni fra operatori sanitari la scorsa settimana era al 2,3%. Secondo il report, è «in diminuzione rispetto alla settimana precedente il tasso di incidenza in tutte le fasce d'età, ad eccezione della fascia tra i 16 e i 19 anni in cui risulta in leggero aumento».

Il tasso di incidenza più elevato si registra nella fascia di età 70-79 anni (352 casi per 100.000 contro 457 per 100.000 della settimana precedente) mentre nella fascia 0-9 anni si registra il valore più basso pari a 99 casi per 100.000 (rispetto a 128 per 100.000 della settimana precedente).

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In America c'è già il picco influenzale

La stagione influenzale di quest'anno negli Stati Uniti non solo è già cominciata ma sta già registrando picchi significativi di contagio.  Al 5 novembre, riporta Vox, erano stati segnalati quasi 14.000 test influenzali positivi, più di 12 volte il numero di quelli registrati nello stesso periodo del 2019.

Perché si registra questo aumento vorticoso? L'aumento precoce e vertiginoso della trasmissione dell'influenza di quest'anno è in parte legato al fatto che un numero maggiore di persone viene sottoposto a test per l'influenza rispetto agli anni precedenti. Con un maggior numero di test è possibile individuare più casi.

Durante le passate stagioni influenzali negative, la positività dei test si era attestata intorno al 3,6%, ma la scorsa settimana in America quasi il 13% dei test influenzali è risultato positivo. Segnali preoccupanti, scrive Vox, arrivano anche dagli studi medici e dagli ospedali. In questo periodo dell'anno, in genere solo l'1-2% dei pazienti negli ambulatori riporta malattie simil-influenzali. Ma in questo momento il numero sale al 5,5%, secondo il CDC (una sorta di ISS statunitense). 

Inoltre, sempre in America, in questa stagione è stato ricoverato per l'influenza un numero di persone più che quintuplicato rispetto allo stesso periodo degli ultimi 10 anni. E a differenza dell'RSV (il virus sinciziale), che rappresenta la minaccia maggiore per i più piccoli e i più anziani, le gravi malattie causate dall'influenza sono distribuite in modo più uniforme tra i gruppi di età. Circa un terzo delle persone ricoverate per influenza quest'anno aveva 65 anni o più, mentre un altro quarto aveva tra i 18 e i 49 anni.

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Cosa si può fare per proteggersi dall'influenza?

Per evitare complicazioni se ci si contagia con l'influenza ci si può vaccinare. Inoltre: le mascherine, i sistemi di ventilazione e filtraggio dell'aria e l'igiene delle mani valgono moltissimo per prevenire il contagio. In Italia, il  medico di base può somministrare gratuitamente il vaccino antinfluenzale

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