Vaccini, smascheriamo le fake news. L'infettivologo Antinori: «Efficaci e sicuri»

Giovedì 14 Gennaio 2021

Sarà ricordata come la prima pandemia al tempo delle bufale. Nella storia sono sempre esistite, ma mai come in questa epoca le fake news viaggiano veloci, si alimentano, sfidano il ridicolo, oscurano la verità, complicano il percorso già accidentato verso la vittoria contro Covid-19. E sul vaccino, anzi sui vaccini sviluppati in vari Paesi del mondo, c’è un ingorgo di bufale che oscura anche un legittimo dibattito su procedure, prudenza, valutazioni dell’efficacia. Quadro generale: mai nella storia dell’uomo risorse umane ed economiche sono state dedicate a un unico obiettivo, mai come in questa epoca è stato anche possibile condividere conoscenze e velocizzare i tempi della ricerca. Alcuni numeri: a un anno dall’inizio della pandemia sono già stati approvati (in alcuni Paesi) tre differenti vaccini, altri sette hanno ottenuto l’autorizzazione per un uso limitato. A questi ne vanno aggiunti altri 20 alla fase 3 della sperimentazione, quella conclusiva.

Si calcola che quasi mezzo milione di volontari abbiano partecipato alla sperimentazione dei vari vaccini (44.000 solo per quello di Pfizer-BioNTech, 30.000 per Moderna). Ma allora perché c’è tanta diffidenza? Spiega il professor Andrea Antinori, direttore della Unità operativa complessa Immunodeficienze Virali all’Istituto Spallanzani di Roma: «Partiamo dai vaccini come quelli di Pfizer-BioNTech e di Moderna con mRna messaggero: si tratta di una tecnologia che non è stata inventata in questa circostanza, anche se è recente. Ci sono altri prototipi già avviati, per altre malattie infettive. Sono stati pensati per l’oncologia, come vaccini anticancro. Dunque: i due vaccini anti Covid con mRna messaggero sono una novità perché sono i primi due di largo utilizzo clinico, ma in chiave sperimentale erano una tecnologia già conosciuta». La diffidenza di molti, anche di chi non è immerso nelle acque torbide del complottismo ma semplicemente vorrebbe essere rassicurato, porta al confronto con i tempi di sviluppo di altri vaccini molto più lunghi.

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LA SPERIMENTAZIONE

«Questi vaccini anti Covid - spiega il professor Antinori - hanno passato tutte le fasi della sperimentazione canonicamente prescritta. La fase 1, la 2 e la 3. Sono state gestite in una tempistica ristretta, a causa dell’emergenza in corso, ma non sono state fatte violazioni rispetto a quanto predisposto delle agenzie regolatorie per garantire efficacia e sicurezza». Sono stati tagliati i tempi della burocrazia, non l’attenzione nella sperimentazione. «Pensi a un vaccino che ha coinvolto 30.000 volontari: con un numero così alto di persone, posso ridurre il tempo di osservazione. La potenza di valutazione di uno studio è funzione sia del tempo, sia del numero. A questo aggiunga il fatto che mai nella storia sono state a disposizione tante risorse economiche. Sono vaccini sicuri e per fortuna sono arrivati presto e ci aiuteranno a vincere questa guerra contro Sars-CoV2». 

LE FAKE NEWS

1) «Pericolosi perché arrivati troppo presto»

Il risultato dei vaccini è stato raggiunto in meno di un anno perché mai nella storia la scienza ha avuto tante risorse a disposizione. Il virus è stato identificato tempestivamente, le sequenze condivise all’interno della comunità internazionale. Ridotti i passaggi burocratici, non quelli della sperimentazione e il numero dei volontari.

2) «Possono modificare il nostro Dna»

Spiega il professor Antinori (Spallanzani): «Bufala assurda. Si sta parlando di un acido nucleico, l’Rna messaggero, molto diverso dal Dna, è un filamento che serve per gestire una informazione fornita al ribosoma. Questo fa produrre la proteina Spike che evoca la risposta immunitaria. Non si integra nel Dna umano».

3) «Si rischia anche la paralisi»​ 

Si confonde uno dei rari effetti collaterali di debolezza dei muscoli in un lato del viso, con l’ipotesi di restare paralizzati a vita. In Abruzzo è successo a un infermiere vaccinato: le autorità sanitarie hanno spiegato che si è trattato di una «disfunzione del nervo che regola i muscoli facciali che scompare da sola in breve tempo».

4) «Hanno un microchip che ci collega al 5G»​

Se su altri temi è giusta una continua vigilanza sanitaria, qui siamo nel territorio del fantasy. Prima la bufala parlava di un collegamento tra epidemia e nuove reti, l’ultima versione ipotizza che dentro i vaccini vi sia un nanochip 5G. Da qui la battuta, ormai logora, di chi dopo essersi vaccinato dice «ora mi prende meglio il telefonino».

5) «Non fermeranno l'epidemia perché il contagio continua»​

Questa è una obiezione più seria: ad oggi, abbiamo la certezza che con una efficacia sopra al 90 per cento il vaccino evita la malattia. Dunque, salverà molte vite e ridurrà il peso sugli ospedali. Non ci sono ancora studi sufficienti per dire che chi è vaccinato sicuramente non è infettante. Viene però ritenuto molto probabile, sarebbe sorprendente il contrario.

6) «Punture finte per i potenti»​

Si tratta di una delle bufale più surreali che girano in rete. In realtà, fino ad oggi ci sono centinaia di testimonianze di persone che si sono vaccinate e che sarebbero pronte a rifarlo. Dal vicepresidente uscente americano Mike Pence in America al presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli in Italia.

7) «Morti tra i volontari della sperimentazione»

Una delle fake news più ricorrenti, malgrado la sperimentazione dei vaccini sia verificata da tutte le autorità regolatorie con molto scrupolo. A volte si tratta di fantasie, a volte c’è una base di verità: un volontario in Brasile è morto per cause naturali, però era tra quanti non avevano ricevuto il vaccino, ma la dose placebo.

8) «Non efficaci con le varianti»

Questo è uno dei temi più dibattuti, dopo la diffusione della variante inglese ma anche di quella sudafricana. Spiegano all’Istituto superiore di sanità: «Non vi è alcuna evidenza al momento che la mutazione del virus rilevata nel Regno Unito possa avere effetti sull’efficacia della vaccinazione».

9) «Infettati dopo l'infezione, per questo è inutile»

Si parte da dati reali per giungere a conclusioni false. Dopo la prima dose deve trascorrere almeno una settimana per una parziale protezione, quella totale arriva (almeno nei vaccini disponibili) solo dopo la seconda. Può capitare che una persona venga infettata quando ancora l’intera protezione non si è sviluppata.

10) «La protezione dura solo poche settimane»

Le ultime ricerche hanno verificato che la protezione degli anticorpi dura almeno sei mesi; secondo Moderna, che produce uno dei vaccini autorizzati, arriva a due anni. Da inizio epidemia i casi di reale reinfezione sono rarissimi. Non è escluso che, come per l’influenza, si debba ripetere la vaccinazione ogni anno, magari con prodotti adattati alla variante più diffusa.

 

Ultimo aggiornamento: 11:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA