Fitness, gradini di benessere in città: allenarsi sulle più belle scalinate d'Italia

Giovedì 11 Febbraio 2021 di Stefano Ardito
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Quasi un anno fa, durante il lockdown di marzo e aprile, un gruppo di camminatori e alpinisti britannici ha lanciato una moda. Ognuno di loro, salendo per centinaia di volte le scale di casa, ha raggiunto gli 8.848 metri di dislivello, pari alla quota dell’Everest. Nei mesi seguenti, questo gioco si è diffuso nel mondo, si è trasferito in collina e in montagna, e ha ottenuto anche un nome, “Everesting”. In realtà, in migliaia di grandi e piccoli centri italiani, le scale e le scalinate (storiche o moderne, modeste o trionfali, celebri o pressoché sconosciute) sono da sempre un ottimo terreno di gioco per chi va in cerca di allenamento e di sport. Tra il pomeriggio e la sera, i giovani atleti del calcio, della pallavolo, del basket e degli altri sport di squadra le percorrono di corsa, o saltando su una gamba sola. Durante la giornata, sui gradini, sfila un pubblico più anziano e più lento, ma che prende con grande serietà il suo impegno. Le scalinate italiane, di ogni foggia e di ogni età, sono anche uno strumento per star meglio. «Le scalinate delle nostre città sono una sfida evidente, ma salirle è una delle attività più faticose possibili. Raccomando la cautela assoluta, prima di affrontare una scala bisogna valutare con attenzione il suo impegno», spiega Michelangelo Giampietro, specialista in Medicina dello sport. Basta un’occhiata all’elenco delle scalinate italiane per capire che alcune offrono vere e proprie ascensioni. A Roma si può scegliere tra i 135 gradini di Trinità dei Monti, tra i simboli della città insieme al Colosseo e a San Pietro, e i 126 della Scalea del Tamburino, a Trastevere. La più ripida di tutte, però, è la scalinata dell’Aracoeli, 124 gradini, che s’inerpica tra l’Altare della Patria e il Campidoglio.

La scalinata del Passetto, 195 gradini, è uno dei simboli di Ancona, e porta all’omonimo litorale. Scende dal centro cittadino all’Adriatico anche la scalinata delle Colonne romane di Brindisi, che con i suoi 50 gradini segna la conclusione della Via Appia. A Napoli, una delle città più “a saliscendi” del mondo, oltre duecento scalinate collegano il Vomero e le altre colline con il centro e il porto. Tra queste sono viaggi in verticale la Salita del Petraio, 504 gradini, e la Pedamentina di San Martino, 414 gradini, che sale verso la Certosa da Corso Vittorio Emanuele. Entrambe sono brevi e facili rispetto alla Scala Fenicia di Anacapri, che di gradini ne comprende 921. A Vicenza, 192 impegnativi scalini conducono dal centro cittadino al Santuario di Monte Berico. Dalla valle del fiume Brenta, a pochi chilometri da Bassano, inizia la Calà del Sasso, che è l’Everest delle scalinate italiane. I suoi 4.444 gradini, verso l’altopiano di Asiago, superano un dislivello di 744 metri. «Le scale sono un ottimo esercizio per la massa muscolare e per il fiato, ma richiedono molta attenzione. I gradini mettono a dura prova caviglie e ginocchia, e bisogna fare sempre cautela a non cadere» sottolinea Luca La Verde, specialista in ortopedia e traumatologia dello sport.

Le scale delle nostre città possono servire alla salute di tutti. Anche lasciando da parte gli atleti, che le conoscono bene, ci sono i sedentari, non più giovani e magari sovrappeso, che possono stare meglio rinunciando all’ascensore e salendo poche decine di gradini al giorno. Chi pratica l’escursionismo o il jogging affronta le scalinate con un cambio di velocità e di ritmo, come se fossero delle salite un po’ più ripide e brutali delle altre. Il primo consiglio utile per allenarsi sulle scale senza danni, consiste nel monitorare la frequenza cardiaca. Il secondo suggerimento, altrettanto importante, è di investire sulle calzature, acquistando delle buone scarpe da jogging adatte alla struttura del nostro piede. «Prima di affrontare i gradini, che richiedono uno sforzo intenso, è bene preparare i muscoli e i tendini con un po’ di riscaldamento o di stretching», consiglia il medico dello sport Giampietro. «L’impegno di una scalinata non sta nel dislivello complessivo, ma in quello dei singoli gradini. Consiglio di iniziare con gradini bassi, e poi di passare a percorsi più impegnativi», suggerisce l’ortopedico Luca La Verde. Non sappiamo che scarpe utilizzasse Roberto Murolo quando cantava “Scalinatella / Longa, longa, longa, longa / Strettulella, strettulella”. Ma il ritmo lento della sua canzone, un capolavoro della musica napoletana, suggerisce uno sforzo graduale e progressivo. 

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