Film, quadri e musica: ora curiamoci con i farmaci emozionali

Giovedì 14 Ottobre 2021 di Carla Massi
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E' arrivato il momento di “perdersi” nelle grandi storie. Di chiudere tutte le connessioni possibili, dal tablet allo smartphone, e lasciarsi trascinare dalla visione di un film al cinema. Ma anche da uno spettacolo teatrale, da un evento sportivo, da una visita al museo o da un concerto in discoteca.

Da pochi giorni, dall’11 ottobre, la maggior parte di questi locali, infatti, apre con capienza cento per cento. Per le discoteche l’asticella è fissata al 50% al chiuso e al 75% all’aperto, per lo sport 60% al chiuso e 75% all’aperto. Un decisivo passo verso la ripresa e la normalità. Che vuol dire uscire di casa, scegliere liberamente uno spettacolo, ritrovare le energie. Un’occasione da prendere al volo perché il bello, del film come del quadro, del concerto e del ballo, ci faccia star bene. E ci catapulti nel futuro (non solo rimpiangendo come stavamo) con uno zaino pieno di speranza. Perché il bello dell’arte, che sia una pellicola, un quadro o un pezzo musicale, fa bene alla mente e al corpo. Ci mette in una generale condizione di piacere che permette di allentare lo stress, resettare l’umore, guardare dentro e fuori di noi in modo diverso.

LO STUDIO

La ricerca, non a caso durante il lockdown da pandemia, si è concentrata su tutti gli strumenti che avrebbero potuto aiutare nel momento della ripresa. Leva fondamentale, appunto, per ritrovare la fiducia cancellata dal virus è l’arte. Ad analizzare gli effetti, fisici e mentali, della visione cinematografica in sala ci ha pensato l’University College of London. Che ha pubblicato i risultati di uno studio commissionato da Vue International (gruppo proprietario del circuito The Space Cinema). «Esperienze come andare al cinema offrono al nostro cervello l’opportunità di dedicare la nostra completa attenzione per periodi di tempo prolungati – sono le parole di Joseph Devlin, professore di Neuroscienze cognitive all’University College of London – Al cinema non c’è altro da fare se non immergersi. La nostra capacità di mantenere la concentrazione e l’attenzione gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della nostra forza mentale. Perché, per esempio, la risoluzione dei problemi richiede un impegno di concentrazione per superare gli ostacoli». Allo studio, condotto dalla Facoltà di Psicologia sperimentale dell’Università londinese, ha partecipato un gruppo di volontari: hanno guardato un film per due ore indossando dei sensori biometrici. Per misurare la pressione come i battiti.

I BENEFICI

Troviamo gli effetti benefici in diverse aree del nostro organismo. Primo elemento: è stato rilevato un generale aumento della frequenza cardiaca dei partecipanti durante la visione. Un ritmo simile a un’attività cardio leggera. È stato rilevato anche un sorprendente allineamento dei battiti degli spettatori. Infine, i test sulla pelle hanno evidenziato che in alcuni momenti della storia (quelli che prendevano di più lo spettatore) si è avuto un aumento dei livelli di eccitazione emotiva. Due ore di visione al cinema, dunque, influiscono positivamente sulla funzione cerebrale, sulle connessioni sociali, sulla produttività e sulla creatività. Con benefici effetti sul corpo e sull’umore dello spettatore. Il cinema, al buio lontano da casa, è uno degli ultimi posti in cui ci si può davvero perdere e “spegnere tutto”. Su questo tema c’è anche un film-spot Get Lost-Perditi nella Grandi Storie lanciato da The Space Cinema creato da Joint Agency London, in collaborazione con Ridley Scott, che appare anche nel film, diretto da suo figlio Jake. Perdersi nell’esperienza di un film al cinema e ritrovarsi migliorati nello spirito e nel corpo».

IL RUOLO

La stessa Organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto il ruolo dell’arte nella salute in un suo recente rapporto. Frutto dell’analisi e della revisione, da parte dell’Health Evidence Network, di circa 3.000 studi. L’arte, la danza, la pittura, il teatro, il cinema, la letteratura, la musica come strumento utile per promuovere la salute e prevenire le patologie oltre a migliorare la qualità di vita dei malati. D’altronde, lo dimostra la scienza, la bellezza non è un concetto astratto, ma affonda le sue radici nel cervello, in una particolare nell’area specializzata nell’elaborare le emozioni. Come teorizza Semir Zeki, dell’University College London e padre della neuroestetica, la disciplina che unisce le neuroscienze cognitive all’estetica. Si parla, ormai, di “neurobiologia della bellezza”. «Alcune ricerche hanno sottoposto alla risonanza persone che ricevevano stimoli semplici come la visione di un quadro o di un film, l’ascolto di un brano musicale. L’obiettivo – spiega Marco Iosa ricercatore nel Laboratorio clinico di neuroriabilitazione sperimentale alla Fondazione Santa Lucia di Roma e associato alla facoltà di Psicologia all’Università La Sapienza – era quello di indagare i meccanismi cerebrali responsabili di ciò che proviamo osservando uno splendido dipinto, ascoltando bella musica. La bellezza si accompagna sempre all’attività di una specifica parte del cervello deputata all’elaborazione delle emozioni che si trova nella corteccia orbito frontale mediale. Più intensa è l’esperienza del bello, più intensa sarà l’attività registrata». L’arte può suscitare davvero delle emozioni così forti da lenire i “dolori dello spirito”. Per questo, secondo uno studio norvegese, pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, è importante andare a visitare una mostra: perché migliora il nostro stato d’animo. L’arte, il piacere che si prova, come “farmaco emozionale”. È la definizione di un gruppo di specialisti canadesi dell’Associazione medici francofoni che, dopo essersi accordati con il Museo delle Belle Arti di Montreal, prescrivono, oltre cure, anche una visita a vedere le opere di Pieter Brueghel il Giovane, Rembrandt e Matisse.

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Ultimo aggiornamento: 10:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA