L'infiammazione al naso è un incubo: nuove cure per restituire respiro e olfatto

L'infiammazione al naso è un incubo: nuove cure per restituire respiro e olfatto
di francesco guarino
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Giovedì 14 Luglio 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 08:05

Uno dei sintomi ricorrenti nel Covid, almeno per il ceppo originario, è stato quello della perdita dell’olfatto.

Un’altra patologia che causa lo stesso sintomo, oltre a tantissimi altri che fanno precipitare la qualità di vita dei pazienti, è la rinosinusite cronica con poliposi nasale. «Una malattia infiammatoria cronica che spesso ha un impatto drammatico, ma che oggi possiamo curare con armi efficaci», spiega il dottor Angelo Ghidini, direttore dell’U.O.C. di Otorinolaringoiatria alla USL IRCCS di Reggio Emilia. La rinosinusite cronica è una malattia infiammatoria che colpisce i seni paranasali e, nelle forme più severe, può essere associata alla presenza di polipi e, come detto, a sintomi invalidanti.

«Oltre alla perdita dell’olfatto, che per molti pazienti è devastante, si deve fare spesso i conti con muchi e secrezioni, sia dal naso che dalla parte posteriore del naso, vale a dire nell’orofaringe. Un quadro clinico - aggiunge Ghidini - che rientra in quello che noi definiamo infiammazione di tipo 2».

LA SFIDA

Semplificando, si tratta di un’infiammazione che è causata da meccanismi biomolecolari complessi e difficili da controllare con le terapie classiche. Non a caso la gestione di questi pazienti è stata per anni una sfida impossibile, o quasi, per l’otorinolaringoiatria. «Per lunghissimo tempo la gestione di questi pazienti ha costituito un grosso problema. In diversi casi lo è ancora oggi, benché esistano terapie innovative molto efficaci. La rinosinusite cronica con poliposi nasale è infatti molto difficile da trattare, sia sotto il profilo clinico che terapeutico. Spesso, interventi riusciti al meglio finiscono col portare a recidive in pochi mesi. Negli anni passati, quando ancora non si adoperavano tecniche endoscopiche, alcuni pazienti erano costretti ad operarsi anche 8 o 10 volte. Un’esperienza traumatica e francamente difficile da sopportare». Un grosso problema legato alle terapie tradizionali è sempre stato quello di poter mitigare solo i sintomi, senza riuscire ad aggredire le cause della malattia. Quindi, col problema di affrontare in modo efficace le forme gravi incontrollate. Ghidini spiega inoltre che alla rinosinusite cronica con poliposi nasale si associano spesso altre importanti patologie infiammatorie di tipo 2, quali l’asma bronchiale (che si associa nel 40 - 50% dei casi) e la rinite allergica (che si riscontra in percentuali altissime, anche nel 70% dei casi). Fortunatamente la storia clinica di questa malattia sta cambiando grazie alle nuove terapie biologiche, basate sull’impiego di anticorpi monoclonali. Una nuova frontiera che sta migliorando la vita di moltissimi pazienti. Per la prima volta è infatti possibile bloccare i meccanismi alla base della malattia, non più solo i sintomi. «Un’ancora di salvezza per pazienti che dopo anni vedono finalmente una via d’uscita da un vero e proprio incubo». Si tratta di terapie tanto efficaci che nella maggior parte dei casi riescono addirittura a far recuperare l’olfatto in pochi giorni o settimane. La battaglia da portare avanti è quella di renderle disponibili in tempi brevi e nel maggior numero possibile. Infatti, anche se la chirurgia moderna è mini-invasiva, purtroppo risolve solo i sintomi. Con un endoscopio dotato di una telecamera Hd, il chirurgo rimuove i polipi e libera i condotti dei seni paranasali, riuscendo a favorire anche l’azione dei farmaci per uso locale. La differenza la fanno invece gli anticorpi monoclonali, terapie che sono ormai del tutto personalizzate. La citologia nasale e gli studi immunologici consentono infatti di mettere in campo una terapia mirata, basata proprio sui farmaci biologici che colpiscono alcuni elementi della cascata infiammatoria, liberando il paziente dalla malattia.

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