Siamo tutti Narciso. La Società psiconalitica: «E' la solitudine». Ecco come riconoscere seduttori e manipolatori

Siamo tutti Narciso. La Società psiconalitica: «E' la solitudine». Ecco come riconoscere seduttori e manipolatori
di MARIA PIRRO
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Giovedì 9 Giugno 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 06:51

Possono essere spietati, manipolatori, distruttivi nei confronti dell’altro perché sono insensibili alle sue sofferenze.

Gridano e sbraitano, ma negano di essere arrabbiati. Vogliono apparire razionali. Curano il corpo e l’immagine, però tendono ad abbassare lo sguardo. Grandi seduttori, a letto si comportano da dominatori, anche se non si sentono mai sessualmente appagati. Avari nei sentimenti, a volte diventano sadici: si sottraggono sul più bello. Fanno solo danni, soprattutto a chi gli sta accanto. E, a giudicare dai casi patologici riportati dalla Società psicoanalitica italiana, il fenomeno non è, come pensano in molti, solo maschile. Ma decisamente in accelerazione. Narcisista: è l’accusa ricorrente dovuta alle difficoltà che si incontrano nell’instaurare relazioni profonde. Il male forse più diffuso e allarmante.

I PROFILI

Un atteggiamento diventato patologico che ha radici antichissime: nel mito narrato da Ovidio, il giovane cacciatore rifiuta Eco e viene punito dalla dea Nemesi, che lo fa innamorare della propria immagine riflessa in una fonte. Consumato dalla vana passione, oggi è anche chi è ossessionato dalle performance sul lavoro, sfrutta i propri collaboratori e si vanta di averli manovrati. In famiglia il narcisista si riconosce, invece, perché non si preoccupa degli stati d’animo dei figli, tende a demolire i loro amici, vuole apparire più buono e permissivo del partner. «Nella società è specchio della solitudine in cui viviamo, amplificata dai social e dagli smartphone», ragiona Sarantis Thanopulos, presidente della Società psicoanalitica italiana che ha appena riunito 500 specialisti a Napoli con l’obiettivo di mettere a fuoco una serie di storie come spunto di analisi. «Queste situazioni, però, vanno distinte dal narcisismo benigno che consiste nell’amor proprio ed è alla base anche della capacità di dimostrare affetto agli altri», precisa. Il primo test è alla nascita, nella relazione che si instaura tra madre e figlio. «L’attenzione che la mamma rivolge al bambino in cui si rivede rappresenta una forma di protezione, ma c’è un momento in cui deve rinunciare a sentirsi tutt’uno con la sua creatura». Altrimenti il rapporto diventa un limite potente, spinge a non costruirne di nuovi. «Io ho lottato per spezzare questa catena», ammette Cristina Comencini, che, come regista, ha poi ampliato la riflessione, ed è stata tra i relatori del congresso. «Dopo il “corpo a corpo” dell’infanzia, ciascuno deve impegnarsi a stabilire una distanza ottimale tra sé e gli altri, individuando le differenze come valore», afferma Laura Ambrosiano, segretario scientifico del centro milanese di psicoanalisi Cesare Musatti.

L’EROS

Da Freud in poi è chiaro che i legami familiari condizionano anche l’eros: quello di tipo narcisistico porta a una inibizione forte nei confronti del coinvolgimento sessuale vero, l’eccitazione diventa solo continua ricerca di sollievo. «La frustrazione cronica del desiderio crea un’ulteriore tensione e una perenne fame di godimento, ispira relazioni prigioniere della “frigidità”: quella femminile e quella più invisibile, maschile, mascherata dall’eiaculazione». Per Thanopulos, l’estrema difficoltà e l’impotenza nel lasciarsi andare può portare anche a rinnegare la propria identità biologica, e una manipolazione del fisico si ha anche con la chirurgia estetica e i tatuaggi che sostituiscono la “frontiera di contatto”, pelle a pelle. «La superficie finisce per nascondere l’interiorità», aggiunge. «Ma il punto essenziale resta comprendere quale paura spinge a comportarsi così: solo quella di non essere accettati?», domanda lo psichiatra Giuseppe Civitarese. L’importanza eccessiva per l’immagine, dunque, si rivela un debole travestimento, un indizio della tendenza narcisistica che riguarda anche la nostra cultura. «Selfie e profili social, però, non favoriscono la comunicazione: spingono verso una maggiore solitudine, perché non restituiscono nulla del nostro mondo interiore», rimarca Thanopulos, che segnala una cura alla portata di tutti. «Chiacchierare con gli amici davanti al caffè, ad esempio, quando esprime il piacere autentico di stare insieme e conversare, favorisce anche tra i maschi una predisposizione alla qualità femminile dell’ascolto. I più pericolosi sono proprio quelli che non frequentano i luoghi della socialità». Più spesso, chiedono solo di essere riconosciuti come il «bambino meraviglioso» descritto dalla madre senza tentare nemmeno di capire cosa vogliono le donne, causando frustrazione e tanto altro. Le vittime di uomini così cercano spesso di “redimerli”: “Io ti salverò”, è un pensiero frequente. Vedono nella evidente ritrosia nel mettersi in gioco il bel tenebroso, Ulisse il naufrago, il principe azzurro, il saraceno da civilizzare. Fantasie rischiose, perché i maschi sono più calcolatori. E nessuno lo è più del narcisista: per questo non è facile “sgamarlo”. Chi ne fa le spese, spesso si accorge tardi dell’inganno e finisce per perdere fiducia nella capacità di amare e di farsi amare. Due cose indissociabili. Molte donne hanno un crollo psicologico e vanno dall’analista. Ma, avverte Thanopulos, anche il masochismo può essere espressione di una personalità narcisistica: nella forma di vocazione sacrificale, che soddisfa l’esigenza di una superiorità morale, o come sfida alla violenza dell’altro («Mi sottometto ma non mi avrai mai veramente»). “Oltre Narciso e le solitudini: quale sogno per il futuro?”, il tema prescelto per i lavori, rilancia questi interrogativi universali, di attualità. Dando un ultimo suggerimento: «Si ama veramente quando c’è un coinvolgimento totale dei sensi, che vuol dire perdersi nell’altro e nel contempo sentirsi vivi, ritrovando se stessi». Guardandosi negli occhi, io e lei (o lui), rompendo specchi e schemi.

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