Nuotare al mare o in piscina: 5 segreti per bracciate di benessere. Parola di Gregorio Paltrinieri

Nuotare al mare o in piscina: 5 segreti per bracciate di benessere. Parola di Gregorio Paltrinieri
di Maria Pirro
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Giovedì 14 Luglio 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 15 Luglio, 11:18

«Basta cominciare per non fermarsi più. Nuotare è rigenerante: a me dà libertà, mi aiuta a scaricare tutte le tensioni e i pensieri negativi».

Gregorio Paltrinieri, il campione azzurro più forte di sempre - 14 medaglie in piscina e acque aperte, 4 agli ultimi mondiali di Budapest - si presta a fare da mental coach ai vacanzieri d’Italia chiamati a vincere la pigrizia, superando la sottile linea d’ombra sotto l’ombrellone. Al suo fianco esperti in camice bianco indicano i benefici, a tutte le età, non solo per la psiche. «Si dimagrisce, si rafforza l’apparato muscolo-scheletrico», interviene Gianfranco Beltrami, vicepresidente della Federazione medico sportiva italiana. «Bracciata dopo bracciata, si determina il tanto ricercato “cuore d’atleta” che, con la sua bradicardia (riduzione della frequenza cardiaca), previene infarto e ictus», aggiunge Michele Marzullo, consulente medico dello sport e cardiologo dell’Arma dei carabinieri. Insieme con i colleghi, lo specialista è pronto a spiegare quali attività eseguire. In cinque mosse.

Il dorso  rinforza le spalle, lo stile libero gambe e glutei

Il dorso è adatto per rinforzare le spalle, gli addominali e i dorsali. Lo stile libero è tonificante per i glutei e le gambe, rende la figura snella e armonica. La rana coinvolge quasi tutti i muscoli. Il delfino comporta il movimento più faticoso, ma anche più spettacolare, e agisce soprattutto sulla parte superiore del corpo. «Si possono bruciare fino a 700 calorie all’ora, se si raggiunge con l’allenamento una velocità sostenuta. Lo sforzo deve essere, però, graduale e costante nel tempo», afferma Beltrami. Bisogna immergersi lentamente, bagnando prima le caviglie, i polsi, lo stomaco, poi le tempie. «Si deve evitare lo sbalzo termico», avvisa la presidente della Società italiana di pediatria, Annamaria Staiano, che smentisce la “regola” delle tre ore di attesa dopo i pasti.

Immergersi lentamente anche dopo il pasto

Perché? «Non esiste un tempo standard per la digestione: se il bimbo ha mangiato un piatto di pasta condita con olio e pomodoro e magari un po’ di pesce o una fettina di carne, può entrare in acqua anche subito», assicura la professoressa della Federico II, originaria di una delle mete delle villeggiature più ambite, Capri.

Per i bambini fino a 4 anni salvagente o braccioli

«È importantissimo che i piccoli indossino salvagente e braccioli e siano sorvegliati da vicino: fino a quattro anni, annaspano se non hanno imparato a nuotare e non riescono a salvarsi da soli se cadono in acqua», prosegue Staiano. Ma anche da grandi guai a dare per scontato di riuscire a cavarsela, tuffandosi al largo dalla barca. «Io, da solo, non mi allontano», rivela Massimiliano Rosolino, un altro simbolo indiscusso del nuoto, che fa notare i pericoli dovuti al via vai di imbarcazioni. Suggerisce: «Meglio andare in coppia e portare un pallone per segnalare la propria posizione». Ci sono, inoltre, differenze nei movimenti da non sottovalutare tra vasca e acque aperte: in piscina si usano di più le gambe per spingersi avanti; in mare è il quadricipite che consuma molta energia, mentre le bracciate diventano più corte in modo da evitare di affaticare troppo spalle e collo. Resta che tanti, troppi italiani si sentono in difficoltà già a pochi metri dalla riva. «I genitori spesso trasmettono ai figli questa paura», racconta Rosolino, che gestisce impianti sportivi attrezzati per accogliere persino i neonati, baby nuotatori da zero a sei mesi.

Con l'acqua jogging un linfodrenaggio naturale

Nell’attesa di imparare, per chi non l’ha già fatto, un’alternativa è l’acqua jogging, un linfodrenaggio naturale. «Praticando esercizi simili a quelli che si fanno in palestra, si possono allenare le braccia e, in particolare, l’ileopsoas: i muscoli del cosiddetto “core”, tra torace e addome, che aumentano la capacità di scatto e reazione anche in situazioni di pericolo», afferma Marzullo.

Problemi ortopedici o neurologici: il miglior modo per recuperare

Per rafforzare la parte superiore, è utile mettersi in quadrupedia; per prevenire artrosi e osteoporosi, malattie dell’anca e del ginocchio, occorre portare gli arti inferiori al petto, ripetendo l’azione diverse volte. Fa bene pure la corsa, immergendosi a mezzo busto, e saltellare per 20-30 secondi. «Anche il corpo libero tonifica glutei, cosce e muscoli addominali», garantisce l’esperto. Esercizi alla portata di tutti. Difatti, l’attività in acqua è raccomandata dopo un trauma o un intervento chirurgico, e un po’ per tutte le problematiche ortopediche e neurologiche. Grazie alla minore forza di gravità, tanti percorsi di recupero muscolare sono consigliati in vasca. «Il calore, 33 o 34 gradi delle piscine riabilitative, per le proprietà vasodilatanti risolve, ad esempio, la tanto diffusa lombalgia», sostiene Marzullo, direttore scientifico di un centro specializzato. E ora, tutti al mare.

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