Sistema immunitario: dai germi ai tumori, così riusciamo a battere le malattie

Giovedì 13 Gennaio 2022 di Maria Rita Montebelli
Sistema immunitario: dai germi ai tumori, così riusciamo a battere le malattie

Citochine, immunoglobuline, linfociti T, vaccini, anticorpi monoclonali.

Il nostro vocabolario negli ultimi tempi si è arricchito di una serie di termini, che nascondono concetti complessi, inerenti al campo del sistema immunitario, l’angelo custode dentro di noi che ci protegge tutti i giorni da una serie di attacchi. In silenzio. Ma come funziona questa macchina tanto complessa, quanto efficace, capace di debellare milioni di germi e cellule tumorali, contribuendo al mantenimento del nostro stato di salute? Da un punto di vista strutturale, il sistema immunitario è composto da centinaia di piccoli organi (i linfonodi), da due grandi organi (milza e timo) e dal midollo osseo, tutti collegati tra loro da una fittissima rete di vasi linfatici. “Stazioni” di cellule immunitarie sono presenti anche all’interno di una serie di organi e tessuti (polmoni, intestino, fegato, cervello, articolazioni, tonsille e adenoidi).

I SEGNALI CHIMICI

Tutte queste cellule parlano tra loro attraverso dei segnali chimici, rappresentati dalle citochine (5 i tipi principali: chemochine, interferoni, interleuchine, linfochine e TNF), piccole proteine che influenzano in vario modo la risposta immunitaria. Ogni giorno, il sistema produce miliardi di nuove cellule che viaggiano nell’organismo attraverso questo complesso network. Un’armata con tanto di soldati semplici, comandanti, cellule kamikaze, missili “intelligenti” e bombe a orologeria. Un’armata pacifica, finché non viene attivata da una sostanza che il corpo riconosce come estranea (un antigene). Ci sono due sottotipi di immunità: quella innata (gestita soprattutto da neutrofili e macrofagi) e quella adattativa (specifica o acquisita, operata dai linfociti T e B). L’immunità innata offre una risposta rapida ma generica contro germi o sostanze dannose che penetrano nell’organismo. Quella adattativa produce anticorpi, armi costruite su misura per colpire un particolare nemico. I due sistemi collaborano tra loro, in sequenza.

LA PRIMA RISPOSTA

Quando ci feriamo con un oggetto infetto, portiamo alla bocca del cibo con le mani non lavate o siamo travolti da un colpo di tosse o da uno starnuto di una persona, migliaia di germi trovano una porta d’ingresso nel nostro organismo e cominciano ad attaccare le nostre cellule. Queste, prima di soccombere, mandano dei segnali di allarme, vere e proprie urla chimiche, che attirano l’attenzione delle sentinelle del sistema immunitario. Sul luogo accorrono subito i macrofagi, grandi cellule che attaccano i germi e li distruggono, mangiandoli letteralmente (ogni macrofago può mangiare almeno centinaio di batteri). Ma se il numero degli invasori è troppo alto, i macrofagi a loro volta chiedono rinforzi. L’aiuto arriva loro dai neutrofili (globuli bianchi circolanti nel sangue), spietate cellule kamikaze, che rilasciano sostanze chimiche mortali per gli invasori, o li divorano direttamente. Il luogo della battaglia, soprattutto se visibile dall’esterno (una ferita, un’escoriazione, gola e tonsille irritate) appare rosso, caldo, dolente e a volte anche gonfio. Sono i segni dell’infiammazione, cioè della battaglia che le cellule del sistema immunitario stanno combattendo senza esclusione di colpi. Nel frattempo i vasi sanguigni che circondano la zona diventano più permeabili e fanno arrivare sul campo di battaglia un armamentario chimico costituito dalle proteine del complemento, che a loro volta si legano ai batteri o ai virus, li fanno a pezzi e lanciano l’allarme per attirare sul posto altri rinforzi. A volte la battaglia finisce qui.

IL LIVELLO SUPERIORE

Altre volte però, per distruggere gli invasori, il sistema immunitario è costretto a mettere in atto un piano di difesa superiore (immunità adattativa). Protagoniste di questa fase sono le cosiddette cellule dendritiche, una sorta di agenti segreti del sistema immunitario che, mentre i “soldati” sono impegnati a combattere, analizzano la struttura degli invasori e ne raccolgono dei frammenti (antigeni) da analizzare per costruire la linea di difesa successiva, più mirata. Queste cellule portano il materiale ai checkpoint del sistema immunitario, i linfonodi. Qui presentano gli antigeni ai linfociti T helper, finché non trovano quello in grado di riconoscere quel particolare frammento. Selezionato il T helper specializzato contro quel germe, lo attivano e lo fanno moltiplicare per creare un piccolo esercito in grado di combattere gli alieni. Una parte di questi linfociti T si reca sul campo di battaglia per dar man forte ai macrofagi; gli altri intanto si recano dai linfociti B, le cellule che fabbricano anticorpi, per far produrre loro missili intelligenti contro quei germi. Gli anticorpi circondano e rendono inoffensivi i batteri, mentre i soldati del sistema immunitario (macrofagi e linfociti T) li attaccano e li eliminano definitivamente. Una volta vinta la guerra, alcuni linfociti T si trasformano in “cellule della memoria”, pronte a intervenire.

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Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio, 14:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA