Colesterolo, la linea dall'Oms: dal 2023 addio ai grassi idrogenati

Giovedì 12 Novembre 2020 di Maria Rita Montebelli

Gli americani li chiamano grassi “trans” e, per gli esperti di tutto il mondo, sono i grassi più pericolosi per la salute delle arterie. Se fino a qualche anno fa a destare preoccupazione erano soprattutto i grassi saturi, quelli contenuti nel burro, nello strutto, nelle carni processate e nei formaggi cremosi, come anche nell’olio di palma e di cocco, adesso sono loro i principali nemici della salute cardiovascolare. Si tratta di grassi industriali che, nelle nostre etichette, si nascondono dietro il nome di “grassi idrogenati”. I grassi trans sono prodotti industrialmente attraverso l’idrogenazione parziale di grassi vegetali di basso costo (palma, cocco, eccetera) o derivati dal pesce. Questo consente di ottenere un grasso più compatto, più apprezzato dal palato.

Limitazioni

Si trovano, generalmente, negli snack salati, nei prodotti spalmabili di produzione industriale e nei fritti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato loro ufficialmente guerra con il programma “Replace” che mira a farli scomparire dalla dieta di tutto il pianeta entro il 2023, perché fanno aumentare il colesterolo cattivo (Ldl), a scapito di quello buono (Hdl). Una dieta ricca di grassi trans aumenta il rischio di malattie cardiovascolari del 21% e la mortalità dei 28%. Per questo gli esperti raccomandano di non superarne un consumo giornaliero di 2-2,5 grammi. Quindi, occhio alle etichette dei cibi confezionati. I grassi alimentari naturali si distinguono in saturi, monoinsaturi e polinsaturi. I primi sono per lo più di origine animale (carni grasse, salsicce, strutto, pancetta, uova, crostacei, formaggi grassi, burro) ma sono presenti anche in alcuni oli vegetali (cocco e palma). Un eccesso di grassi saturi nella dieta fa aumentare il colesterolo Ldl e dunque predispone alle malattie cardiovascolari. Semaforo verde per grassi mono e polinsaturi di origine vegetale (olio d’oliva, frutta a guscio, semi, avocado, olive) e per i polinsaturi di pesce azzurro, salmone e sgombro. In una dieta sana il contenuto di grassi non dovrebbe comunque superare il 30% delle calorie totali e quello dei grassi saturi dovrebbe essere inferiore al 10%. Un buon apporto di fibre alimentari (frutta, verdure, cereali integrali, legumi) contribuisce a ridurre il colesterolo Ldl.

Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 11:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA