Artrosi addio, un'infiltrazione rigenera la cartilagine del ginocchio

Giovedì 8 Aprile 2021 di Massimo Rossignati
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Il grasso dell’addome o delle cosce per curare l’artrosi al ginocchio, rallentando l’usura della cartilagine e permettendo così di evitare o rinviare anche di anni l’impianto di protesi. Si chiama “Lipogems” ed è l’ultima frontiera della medicina rigenerativa che sfrutta l’efficacia delle cellule mesenchimali contenute nel tessuto adiposo. Una tecnica che vede leader a livello internazionale il reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona), diretto dal dottor Claudio Zorzi. Dal 2016 ad oggi sono stati sottoposti a questa metodica oltre 3mila pazienti: la più alta casistica europea per un trattamento ortopedico mininvasivo e ben tollerato, che richiede l’anestesia locale e determina risultati che durano nel tempo. «L’obiettivo che ci poniamo è garantire il più possibile l’autonomia delle persone che, oggi, a 65-70 anni fanno una vita ben diversa, dallo sport ai viaggi, di chi aveva la stessa età 30 anni fa», spiega Zorzi, tra i massimi specialisti di chirurgia del ginocchio, famoso per aver operato e curato tanti sportivi, come l’attuale stella dell’Hellas Verona, Mattia Zaccagni, nel 2018, per l’infiammazione al tendine rotuleo del ginocchio sinistro e oggi nel giro della Nazionale. «L’artrosi del ginocchio è legata all’usura della cartilagine che riveste le superfici articolari – spiega l’ortopedico – Man mano che la cartilagine si consuma, aumenta l’attrito tra le ossa sottostanti, con conseguenti danni articolari e stati dolorosi. Si tratta di una patologia meccanico-degenerativa che si aggrava con l’età che avanza, il peso eccessivo e alcune sollecitazioni meccaniche esasperate che derivano da attività lavorative o sport, come ad esempio la corsa o il calcio».

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I BENEFICI

«La tecnica Lipogems sfrutta l’efficacia delle cellule mesenchimali, contenute in una certa percentuale nel tessuto adiposo, nel riparare o proteggere la cartilagine – afferma Zorzi – I benefici sono avvertiti dal paziente già dopo due mesi dalla singola applicazione. Il soggetto si sente meglio in termini di diminuzione del dolore e di miglioramento dello stato del ginocchio. Sempre secondo i nostri studi questo beneficio viene mantenuto anche oltre due anni in una buona percentuale dei pazienti trattati tanto da consentire di posticipare l’eventuale intervento protesico o addirittura di evitarlo. Questo a vantaggio della qualità di vita dello stesso paziente e della sua famiglia, ma anche del Sistema sanitario. Consideriamo infatti quali problematiche sanitarie, sociali ed economiche comporta la perdita dell’autonomia di movimento in una persona. Per questo, dico sempre che se si avvertono dolori invalidanti alle ginocchia, è necessario intervenire il prima possibile con il trattamento più indicato».

IL TRATTAMENTO

«L’infiltrazione delle cellule mesenchimali avviene direttamente nell’articolazione del ginocchio – precisa Zorzi – Il beneficio del trattamento è sia meccanico che biologico, dovuto all’effetto lubrificante del tessuto adiposo, mentre le cellule mesenchimali attivano una risposta biologica che ha effetto antinfiammatorio, antidolorifico e stimola la riparazione cellulare». E se una persona è un po’ esile? «Il problema esiste, eccome. Per esempio l’abbiamo incontrato con tanti maratoneti, sportivi che a 40-45 anni si ritrovano le ginocchia come il motore di un’auto che ha fatto milioni di chilometri e un corpo privo di tessuto adiposo in eccesso. Ma il 90% delle persone che si rivolgono a noi non sono sportivi, hanno 50-60 anni: per questi la tecnica “Lipogems” funziona», assicura Zorzi. Il trattamento dura circa 20 minuti in anestesia locale e avviene in sala operatoria, tramite una liposuzione di 50 grammi circa di grasso dall’addome o dalle cosce. Poi, attraverso un apposito strumento il grasso viene microframmentato e separato dal sangue e da altri componenti attivando così le cellule mesenchimali. Il prodotto finale viene infiltrato nell’articolazione durante la stessa seduta. E dopo qualche ora di osservazione il paziente viene dimesso. Intanto, la ricerca avanza e dall’artrosi al ginocchio si è già passati ad utilizzare questa metodica per patologie da usura di anca, caviglia e spalla. E si affina sempre di più la tecnica per ricavare dal grasso le cellule mesenchimali, la cui infiltrazione, associata alla chirurgia, velocizza la normale ripresa dell’attività dell’arto.

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Ultimo aggiornamento: 16:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA