Sigaretta elettronica dannosa? Il primario Fabio Beatrice: «Manca confronto con quella tradizionale»

Sigaretta elettronica dannosa, il primario Fabio Beatrice: «Manca confronto con quella tradizionale»
Sigaretta elettronica dannosa, il primario Fabio Beatrice: «Manca confronto con quella tradizionale»
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Giovedì 14 Aprile 2022, 10:40 - Ultimo aggiornamento: 16:44

In merito alla ricerca condotta dal Centro di Epidemiologia e Salute della Popolazione dell'Università Nazionale Australiana riguardo la pericolosità per la salute delle sigarette elettroniche (questo il link) si è espresso anche Fabio Beatrice, Primario emerito dell’ASL Città di Torino e fondatore del Centro Antifumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino. 

Sigarette elettroniche provocano «avvelenamento, ustioni e convulsioni». Lo studio choc: dovrebbero essere proibite

Manca il confronto con le sigarette tradizionali

La ricerca parte da un assunto già ampiamente dibattuto, ossia che la sigaretta elettronica ha un impatto sulla salute. Un’informazione che non costituisce alcuna novità scientifica. Non esiste, infatti, un fumo completamente privo di rischi. È tuttavia a mio avviso doveroso avanzare delle osservazioni sulle conclusioni nonché le metodologie utilizzate per uno studio in cui manca totalmente una criticità comparativa tra la tossicità del fumo elettronico rispetto alla tossicità delle sigarette tradizionali. Un aspetto che sorprende perché, mancando dell’elemento del confronto con le  sigarette, sommessamente avvalla l’idea che la normale sigaretta sia meno nociva.

La nicotina dà dipendenza: anche questa non è una novità. Eppure si dimentica troppo spesso che la nicotina è anche il farmaco più utilizzato al mondo per sostenere i percorsi di cessazione e per contenere i sintomi tipici dell’astinenza che accompagnano i fumatori incalliti che decidono di smettere. Riguardo le ustioni a cui fa riferimento il documento, queste si verificano anche con le sigarette combuste in percentuali note e nettamente superiori. Basti pensare agli incendi domestici da sigaretta dimenticata accesa o agli incendi boschivi sempre causati dai mozziconi mal spenti. Anche la questione relativa al danno polmonare appare totalmente disgiunta dall’analisi comparativa del danno polmonare da fumo combusto.

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L'uso nei giovani andrebbe bandito

È infatti provato che l’uso della sigaretta elettronica riporta alla norma i valori del monossido di carbonio espirato. Parimenti approfondire la tossicità nei giovani non ha alcun senso. Nei giovani l’uso va bandito sempre e senza condizioni: oltre al troppo tabacco, consumano anche troppo alcol e troppo cibo spazzatura. Inoltre, proporre un impatto ambientale della sigaretta elettronica avulso da un paragone con il fumo combusto è scientificamente scorretto nell’ambito di politiche di riduzione del rischio e della tutela dell’ambiente: le cicche di sigaretta sono notoriamente una delle forme di inquinamento tra le più diffuse nelle città e nei nostri mari.

La review ammette che le sigarette elettroniche possono essere utilizzate da fumatori come strumento utile alla cessazione ma acriticamente non affronta il tema della riduzione del rischio tabagico nei fumatori resistenti alla cessazione che sono la stragrande maggioranza dei casi.

In sostanza fumare è una dipendenza e la sigaretta elettronica – per quanto non innocua per la salute umana – rappresenta un utilissimo strumento per la riduzione del rischio in tutti i fumatori che non riescono a smettere e, come evidenziato dalla stessa ricerca australiana, può essere utilizzata nei processi di cessazione.

Da questo punto di vista, posso testimoniare il potenziale delle e-cig a fronte di una sostanziale inefficacia dei tradizionali protocolli di cessazione che costituiscono il fulcro delle attività dei centri antifumo.

I numeri delle sigarette elettroniche

I numeri parlano chiaro: in Italia ci sono meno di 300 centri antifumo, dove arriva ogni anno lo 0,1% dei fumatori (circa 8.000 contro una popolazione fumatrice complessiva di 11,5 milioni). Tra questi 8.000, solo il 45% ha chance di smettere (nonostante la piena applicazione delle linee guida per la cessazione), quindi meno della metà.

Di questo passo, centrare l’obiettivo europeo di abbattere la percentuale dei fumatori dall’attuale 25% (circa il 22% in Italia) al 5% entro il 2040 sarà davvero arduo. Infine, è opportuno evidenziare come i risultati della review sembrino in contraddizione con la decisione delle stesse autorità australiane di qualche mese fa e cioè di rendere acquistabili le sigarette elettroniche solo su prescrizione medica, considerandole quindi a tutti gli effetti un supporto medicale. Non appare quindi curioso che un prodotto utilizzabile a livello medicale provochi “avvelenamento, ustioni e convulsioni”?

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