West Nile, morto paziente nel bresciano. Cauda: «Mantenere attenzione alta»

West Nile, morto paziente nel bresciano. Cauda: «Mantenere attenzione alta»
West Nile, morto paziente nel bresciano. Cauda: «Mantenere attenzione alta»
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Giovedì 11 Agosto 2022, 18:04 - Ultimo aggiornamento: 20:11

West Nile fa un morto in provincia di Brescia. Un bresciano è deceduto per la Febbre del Nilo, la malattia provocata dal virus West Nile diffuso dalla puntura della zanzara. La vittima è residente a Cigole, nella Bassa bresciana. Era uno dei due pazienti più gravi dei quattro casi Bresciani ed era ricoverato in ospedale.

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Il decesso del 74enne - e non 84enne come in precedenza emerso - a causa della Febbre del Nilo è avvenuto il 4 agosto all'ospedale di Manerbio nel Bresciano. Già il giorno successivo il caso è stato confermato. «L'ho saputo solo oggi» spiega il sindaco di Cigole, nel paese bresciano di residenza del 74enne. «Dopo due anni di Covid non vorrei che la gente adesso vivesse la paura della Febbre del Nilo. Il Ministero della Salute ha rassicurato che solo nell'1% dei malati si sviluppano sintomi gravi. Quindi la mia gente deve rimanere tranquilla» ha concluso il primo cittadino, Marco Scartapacchio.

West Nile, Cauda: «Mantenere attenzione alta»

Bisogna ovviamente «mantenere alta l'attenzione e il monitoraggio ma, allo stesso tempo va anche detto che l'infezione da virus West Nile è una patologia che nella stragrande maggioranza dei casi non presenta forme gravi». Lo sottolinea Roberto Cauda, direttore dell'Unità Malattie infettive del Policlinico Universitario Agostino Gemelli e ordinario di Malattie Infettive presso l'Università Cattolica di Roma, invitando ad evitare allarmismi.  

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Questa infezione, afferma, «è nella maggioranza dei casi benigna e asintomatica. Solo raramente, in circa lo 0,1% dei casi, presenta forme gravi, soprattutto se ci sono patologie pre-esistenti». I portatori del virus, ricorda, «sono le zanzare ma anche gli uccelli selvatici e gli equidi; l'uomo è contagiato ma la malattia non si tramette da persona a persona». Nella diffusione di questa come di altre patologie 'esotichè, rileva l'esperto, «un ruolo centrale lo hanno indubbiamente le variazioni climatiche, che hanno portato virus e patologie tipiche di altri continenti anche in Occidente. È però anche vero che oggi, dopo la pandemia di Covid-19, c'è una maggiore attenzione che nel passato rispetto alle malattie infettive. Questo è ovviamente positivo, ma - conclude Cauda - vanno evitati gli allarmismi».

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