Variante Delta, Abrignani (Cts): «Niente chiusure a ottobre se si accelera con i vaccini»

Domenica 8 Agosto 2021 di Mauro Evangelisti
Variante Delta, Abrignani (Cts): «Niente chiusure a ottobre se si accelera con i vaccini»

Obiettivo 80 per cento dei vaccinati. «Ci arriveremo entro l’inizio di ottobre e allora il numero di malattie gravi di Covid sarà molto basso, non serviranno nuove chiusure». Il professor Sergio Abrignani, membro del Comitato tecnico scientifico, è docente di Immunologia all’Università Statale di Milano. Sostenitore del vaccino obbligatorio, ritiene che il Green pass dovrebbe essere quanto meno chiesto a chi lavora in un ufficio pubblico al contatto con i cittadini.

 

Professore, a sette mesi dall’inizio della campagna vaccinale che bilancio possiamo fare?
«Molto positivo. Abbiamo vaccinato con due dosi già più di metà della popolazione. La maggior parte delle persone, all’inizio, mai avrebbe detto che saremmo arrivati ad agosto con la metà degli italiani vaccinati con due dosi e circa il 60 per cento con una. E ci troveremo a fine settembre-inizio ottobre con il 75-80 per cento di popolazione vaccinata».


Ce la faremo sul serio?
«Sì, ormai siamo avviati verso questo traguardo. Non c’è più carenza di vaccini. E siamo stabilizzati sulle 500-600mila iniezioni al giorno».


Rischiamo però di non avere più italiani disponibili a vaccinarsi per raggiungere quota 80 per cento.
«No, io sono fiducioso. Gli esitanti e i no-vax dovrebbero essere circa 10 milioni, circa il 15 per cento. Ma i veri no-vax sono solo il 5-6 per cento, gli altri possiamo definirli, appunto, esitanti. I primi non si vaccineranno mai, ormai è chiaro. Gli esitanti, però, possono essere raggiunti. E rispetto ad altri paesi d’Europa questa componente è più bassa, forse perché da noi il Covid ha colpito prima e in modo più violento».

 

 


Continuiamo ad avere 5.000-6.000 nuovi casi positivi al giorno. Si tratta di un risultato deludente del vaccino?
«Al contrario, stiamo proprio vedendo l’effetto positivo dei vaccini perché ci sono meno ricoveri. Guardiamo due nazioni che sono avanti a noi di un mese-un mese e mezzo per l’andamento dell’epidemia della variante Delta, il Regno Unito e la Spagna. Nel Regno Unito a luglio sono arrivati a 60.000-70.000 infezioni al giorno, lo stesso numero che avevano con la variante Alfa a gennaio e febbraio. Ma a gennaio e febbraio i morti erano 1.000-1.500 al giorno, a luglio sono stati 40, 60, al massimo 100 al giorno. E questo esclusivamente per i vaccini, perché la variante Delta non è meno letale, anzi. La Spagna: ha avuto anche 50.000 infezioni al giorno ma con 40-50 decessi, dunque uno su mille. Come l’influenza. Quando dicevo “con i vaccini addomesticheremo e il Covid, diventerà come l’influenza” non intendevo che diventa come il virus influenzale, ma che avrà lo stesso indice di letalità. Questa è la prova che i vaccini stanno funzionando. I bollettini dell’Istituto superiore di sanità lo mostrano ogni settimana: ricoveri e decessi nelle fasce di età più vaccinate sono crollati».


La variante Delta però causa infezioni anche ai vaccinati.
«Sono vaccini perfetti? No. La variante Delta può causare l’infezione nel 20 per cento delle persone vaccinate, ma, attenzione, non la malattia. Certo, sarebbe meglio che non ci fosse neanche l’infezione, ma se uno non si ammala, non è già un grande risultato? Se lei prende cento persone non vaccinate sappiamo che tutte potranno contagiarsi se esposte al virus, ma sappiamo pure che una quota svilupperà la malattia severa e il 2 per cento morirà. Abbiamo avuto un anno e mezzo di epidemia senza vaccini per constatarlo. Se lei prende cento persone vaccinate, invece, sappiamo che può infettarsi realisticamente 1 su 5, dunque un calo significativo, ma la forma severa, la morte, è attorno al 2 per cento. E non del totale, ma di quella minima percentuale che si può infettare. Quando sento questi filosofi criticare i vaccini, chiedo: ma l’alternativa qual è? Non vaccinarsi e tornare a 130 mila morti in un anno? Stiamo combattendo una cosa inaudita, il vaccino non è la perfezione, ma è di gran lunga l’arma migliore. I vaccini si stanno dimostrando straordinariamente efficaci e sicuri, detto questo se ci fosse un’alternativa per continuare la nostra vita normale, lo capirei, ma non c’è questa alternativa».


Quando in Italia l’80 per cento dei cittadini sarà vaccinata, possiamo pensare di tornare a una vita pressoché normale?
«Assolutamente sì. Le faccio un esempio su quanto succedeva prima del 2019: ogni anno in Italia tra ottobre e marzo s’infettavano di influenza 3-4 milioni di persone nelle annate migliori, anche 10-12 in quelle peggiori. Morivano da 3.000 a 10.000 italiani di influenza, di solito over 60 con comorbidità. Abbiamo mai fermato il Paese? Questo virus sarà lo stesso. Ucciderà l’1 per mille dei non vaccinati e l’1 per cento dell’1 per mille dei vaccinati, un numero irrisorio. Tutto lascia intendere che sarà addomesticato dal vaccino, mi aspetto un inverno completamente differente da quello del 2020, quando ci siamo abituati ad avere da 12.000 a 15.000 morti al mese e ancora non sapevamo se saremmo riusciti a vaccinare la maggior parte delle persone».


Cosa ne pensa del Green pass per gli insegnanti?
«Il governo ha fatto benissimo a introdurlo. Diminuisce il rischio. Bisogna anche convincere il numero più alto possibile di adolescenti a vaccinarsi. Le scuole, ricordiamolo, riapriranno con la variante Delta che l’anno scorso non c’era. Se ci sarà un vaccino autorizzato per gli under 12, bisognerà vaccinare anche i bambini. Servirebbe l’obbligo di Green pass anche per tutte le persone che lavorano nel pubblico e interagiscono con il pubblico. Sia chiaro, è una mia opinione personale».


Servirà la terza dose?
«Per i fragili, è probabile, in autunno. Per gli altri non lo sappiamo. Le agenzie regolatorie sono titubanti, perché dicono che il vaccino al momento sta funzionando bene».

 

 

Ultimo aggiornamento: 11:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA