Vaccino, Rasi: «Estendere obbligo a chi lavora tra la gente. Terza dose inevitabile»

Vaccino, Rasi: «Estendere obbligo a chi lavora tra la gente. Terza dose inevitabile»
Vaccino, Rasi: «Estendere obbligo a chi lavora tra la gente. Terza dose inevitabile»
di Graziella Melina
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Martedì 24 Agosto 2021, 22:14 - Ultimo aggiornamento: 25 Agosto, 12:23

«Per il vaccino anticovid, in Europa non serve approvazione definitiva. Perché, a differenza degli Stati Uniti, da noi c’è già». Guido Rasi, ordinario di Microbiologia dell’Università di Tor Vergata, ex direttore esecutivo dell’Ema e consulente del commissario all’emergenza Figliuolo, chiarisce: «in Italia l’obbligo vaccinale poteva essere fatto già prima, non serviva un’altra autorizzazione dagli enti regolatori». Intanto, però, «bisogna programmare una terza dose entro il 2021». Inutile sperare nell’immunità di gregge: «Proteggere l’80% della popolazione vaccinabile non basta». 

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Negli Stati Uniti la Food and Drug administration ha autorizzato in via definitiva il vaccino Pfizer. E in Europa come siamo messi?
«In Europa e in Italia già c’è e non c’è bisogno di alcun tipo di cambiamento. Il problema riguardava soltanto l’America, le cui leggi sui rimborsi e sulle responsabilità civili e penali sono completamente diverse dalle nostre. Il Conditional approval è un’autorizzazione piena, ed è così chiamato perché vengono poste condizioni alle case produttrici in termini di sorveglianze particolari e di altri studi aggiuntivi». 

E l’approvazione in emergenza?
«Sono due registrazioni molto diverse. C’è stato un grande dibattito sull’opportunità di mettere la registrazione di emergenza anche da noi. L’Europa ha scelto di no, di non cambiare cioè la legge e di usare gli strumenti che c’erano».

Vale anche per gli altri vaccini anticovid? 
«In Europa ci sono solo due eccezioni di autorizzazione in emergenza: l’hanno utilizzata l’Uk e l’Ungheria per quanto riguarda Sputnik. Ogni Stato, infatti, può derogare e autorizzare in emergenza. L’Italia, secondo me saggiamente, ha scelto di non farlo. Ha aspettato quei 20 giorni in più, perché ci fosse l’autorizzazione piena da parte dell’Ema».

Secondo lei vale la pena di estendere l’obbligo?
«Per alcune categorie, senz’altro sì. Soprattutto per chi è esposto al pubblico». 

Ma fare distinzioni a seconda della professione pensa sia davvero fattibile? 
«In punto di necessità di salute pubblica, l’obbligo è fondamentale per le categorie a contatto con il pubblico e quindi ad alta possibilità di contatto. Come fattibilità, giudichino i politici cosa è fattibile e cosa non lo è».

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Il generale Figliuolo ha detto che a fine settembre l’80 per cento della popolazione over 12 sarà immunizzata. Basta per l’immunità di gregge? 
«L’80 per cento della popolazione protetta è una notizia buonissima, che sicuramente mitigherà tutti gli effetti negativi di un virus che continua a circolare. Purtroppo, la variante Delta ha cambiato un po’ le carte in tavola. Per cui, da un lato l’immunità di gregge non sarà possibile, dall’altro però avere l’80 per cento vaccinato significa dover fare i conti con una malattia molto più leggera, e senza intasare quindi gli ospedali». 

Restano però scoperti i bambini under 12. Che secondo i pediatri sono serbatoio di virus.
«Certo. L’immunità di gregge si ottiene quando l’80 per cento di tutta la popolazione e non solo di quella vaccinabile è protetta. Quindi, senza un vaccino per i più piccoli, ribadisco, l’immunità di gregge non è raggiungibile».

Intanto, aumentano i contagi tra gli operatori sanitari. La protezione quindi sta diminuendo? 
«Ormai è documentato che l’immunità scende e che la Delta purtroppo crea un’infezione anche modesta. E infetta anche i vaccinati. Bisogna quindi iniziare a programmare una terza dose per gli operatori sanitari».

Per quando?
«Senz’altro per fine 2021». 

Le dosi basteranno?
«Sì, per le dosi non ci sono problemi, per lo meno per iniziare a rivaccinare il personale sanitario».

Ma nel frattempo il green pass può essere utile?
«Bisogna essere onesti e dire che il green pass non certifica né l’invulnerabilità, né la non contagiosità. È uno dei tanti strumenti da utilizzare in combinazione per avere una garanzia di riduzione importante del rischio, per il soggetto vaccinato e il soggetto con cui si mette a contatto. Dopodiché, è chiaro che non è la soluzione di tutti i problemi e va ripensato come applicarlo».

In che modo? 
«Lo renderei più agile. Per esempio, in una situazione di lavoro non c’è bisogno di mostrarlo ogni giorno. Va usato in maniera intelligente, senza penalizzare chi non ha ancora fatto il vaccino solo per motivi di età o di prenotazione. Ma, ribadisco, il green pass non garantisce la sicurezza assoluta. Purtroppo per la presenza della variante Delta in questo momento il rischio zero non esiste».
 

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