Vaccinati 10 milioni di italiani (ma immune solo il 5%). Forti ritardi, a che punto saremo in estate?

Venerdì 2 Aprile 2021 di Francesco Malfetano
Vaccinati 10 milioni di italiani (ma immune solo il 5%). Forti ritardi, a che punto saremo in estate?

La strada l'ha indicata già qualche giorno fa il generale Figliuolo: «Entro fine aprile raggiungeremo le 500mila dosi somministrate giornaliere». In pratica, con infermieri e farmacisti ora pronti a scendere in campo, il tanto invocato cambio di passo per la campagna vaccinale è davvero dietro l'angolo. Il ministro Speranza invece, si è spinto oltre e in un'intervista ha dichiarato: «È realistico che entro fine estate ogni italiano che lo chieda sia stato vaccinato». Non resta che augurarsi che sia davvero così (e sperare che diventino sempre più rari i ritardi nelle consegne come quello di AstraZeneca che ha appena costretto il Lazio a sospendere le somministrazioni per alcune categorie). Ma al netto di prospettive e buone intenzioni, a che punto è la campagna vaccinale?

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LA CAMPAGNA VACCINALE 
Al momento, stando ai dati riportati sul sito del governo (ore 6), Sono 10.501.841 i vaccini anti-covid somministrati in Italia. Mentre le persone a cui sono state somministrate la prima e la seconda dose di vaccino sono 3.288.888. Per cui la popolazione immunizzata è solo il 5,46%, con un picco in Molise (sempre rispetto alla seconda dose) del 7,10%, contro il 4,08% della Sardegna. In pratica, anche se si continua a vaccinare tanto in rapporto alle dosi consegnate (siamo a circa l'85%), con 305.826 inoculazioni registrate ieri, la campagna è ben lontana dal potersi dire soddisfacente soprattutto se si considera che la distribuzione per fascia di età lascia ancora molti interrogativi. Ad esempio solo l'1,79% degli over 70 ha ricevuto la seconda dose contro il 3,88% dei ventenni o il 4,6% dei trentenni. Un dato non da poco considerando che 1 morto su 4 tra i primi 100mila causati dal Covid nella penisola è stato proprio un 70-79enne.

Tuttavia non ci sono ragioni per non credere che questi numeri vadano migliorando, e contando di raggiungere il ritmo promesso di 500mila vaccinazioni al giorno entro aprile, all'inizio di maggio potremmo aver inoculato 25milioni di dosi. Senza ritardi in questo modo, con 70milioni di dosi in consegna entro il secondo semestre, già a inizio luglio potremmo aver somministrato almeno 50milioni di vaccini. Un traguardo non da poco se si considera che la popolazione italiana, esclusi gli under 16, è di circa 51 milioni di persone.

I VACCINI
Come detto i vaccini in arrivò in Italia, entro il 30 giugno, dovrebbero essere circa 70 milioni tra Pfizer-BioNTech, Moderna, Johnson&Johnson e AstraZeneca. Tutti sono stati approvati da Ema e Aifa e, al netto di polemiche, sono da considerarsi sicuri. Tuttavia, com'è normale per qualsiasi farmaco, anche questi vaccini possono innescare degli effetti collaterali. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di sintomi lievi e transitori, che spariscono nel giro di 24-48 ore. I più comuni (stando a degli studi Usa citati da Businessinsider) sono sono dolore al sito dell'iniezione con arrossamenti o gonfiore del braccio (secondo gli studi clinici riguarda l'84% di chi riceve Pfizer, il 92% per Moderna, e il 49% per J&J), ma anche affaticamento, mal di testa, dolori articolari e muscolari e febbre.

Ovviamente gli effetti collaterali dei vaccini non sono uguali per tutti, e questo dipende da diversi fattori come età, sesso, condizioni di salute sottostanti, precedenti infezioni e sensibilità agli eccipienti contenuti nei flaconcini. Non solo. Uno studio della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York ha dimostrato che i tre quarti di chi è stato contagiato ha sperimentato effetti collaterali dopo la prima dose con un vaccino a mRNA, contro il 66 percento di coloro che non erano mai stati esposti al virus. Inoltre, stando a diverse rilevazioni scientifiche, anche le fasce d'età più giovani hanno maggiori probabilità di sperimentare sintomi più forti rispetto agli anziani. Col passare degli anni il nostro sistema immunitario diventa meno reattivo e quindi la reazione scaturita dall'inoculazione del vaccino può risultare più blanda in chi è in avanti con l'età (le percentuali in questi casi oscillano tra il 50 e il 60% tra gli under55 e tra il 30 e il 40% per gli over60). Inoltre, stando agli statunitensi Centers for Disease Control and Prevention, probabilmente le donne tendono ad avere più effetti collaterali per i livelli di estrogeni, ormoni che stimolano il sistema immunitario.
Discorso diverso per AstraZeneca: dopo l'ok dell’Ema rinnovato nei giorni scorsi, alcuni Paesi sono tornati a sospenderlo in via precauzionale dopo segnalazioni di rari coaguli di sangue successivi alla somministrazione (non vi è prova di una correlazione). Ad esempio In Germania si è interrotta la vaccinazione per le donne sotto i 60 anni, mentre in Canada lo stop riguarda gli under 55.

Ultimo aggiornamento: 3 Aprile, 09:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA