Virus, «chi vuole ripartire presto dovrà fare più tamponi»

Mercoledì 6 Maggio 2020 di Simone Canettieri
Virus, «chi vuole ripartire presto dovrà fare più tamponi»

Il punto è messo nero su bianco sotto la voce indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine di gestione dei contatti. In poche parole, secondo le linee guida del ministero della Salute tra i 21 parametri che dovranno rispettare per accelerare la fase 2 ci sarà anche «la percentuale di tamponi positivi» effettuati. Se il trend dovesse salire scatterebbe l'allert e quindi le Regioni avrebbero - sulla carta - tutto l'interesse a non farne, per evitare che scatti questo campanello d'allarme. Ma allo stesso tempo c'è anche il punto 2.2 della circolare di Roberto Speranza che parla di tempo tra «data inizio sintomi e data di diagnosi». Il termine fissato dal ministero della Sanità è di cinque giorni. Cosa significa? Se un caso sospetto si rivolge al medico o alla Asl accusando dei sintomi, il sistema sanitario regionale dovrà mettersi in azione effettuando il tampone entro e non oltre cinque giorni. Una restrizione per evitare quanto già visto nella fase 1: sospetti positivi che hanno aspettato in casa questo test per settimane se non un mese intero. E magari nel frattempo hanno infettato altre persone, dai parenti (nei migliori dei casi) al resto dei contatti. Tutta questa premessa serve dunque a chiarire le linee guida su questa materia così controversa che la freddezza dei numeri aiuta a capire. Almeno in parte.

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Un esempio: perché il Veneto di Luca Zaia spinge per riaprire forte della sicurezza che la curva del contagio si sia drasticamente abbassata? Su 18.402 casi totali di Covid-19 i tamponi effettuati in questa regione sono stati 390.952. Con una percentuale dunque pari al 4,6 % di tamponi positivi. Cosa significa: che il Veneto ha ampliato così tanto le ricerche che alla fine la percentuale è rimasta bassa. E allora Lombardia? Nell'epicentro del coronavirus i numeri sono diversi. E molto. A fronte di 78.605 casi i test sono stati 425.290 finora. Ne esce una media altissima nel rapporto tamponi/paziente positivo: circa il 18%. Ma stiamo parlando però di un territorio che è stato duramente messo alla prova dal virus e che - è l'accusa dei virologi - è partito in ritardo con questo tipo di diagnosi e soprattutto, altro elemento l'ha fatto scattare, molto probabilmente andando a colpo sicuro. 

Dunque per la fase 2 i governatori non potranno non tener conto degli errori commessi nel periodo precedente, è l'auspicio del ministero della Salute. Ovviamente in questo ginepraio di medie matematiche e calcoli scientifici c'è un'altra variabile da tener sotto controllo. Un aspetto non secondario: la popolazione delle varie regioni. E qui - consultando la tabella fornita ieri dalla Protezione civile - salta all'occhio un altro dato. La Valle D'Aosta (125mila abitanti) finora ha registrato 1.143 casi positivi ma con 8.484 tamponi. Bene, la Calabria (2milioni di abitanti) ha messo in campo 40mila test trovando fino a questo momento gli stessi positivi della piccola Valle D'Aosta (1.119). Tradotto: se quest'ultima regione avesse messo in campo uno screening molto più vasto non c'è da escludere che i malati di Covid sarebbero aumentati. 

E qui si ritorna alla linea del governo e del ministero della Salute: i tamponi sono un'assicurazione sulla popolazione. E secondo molti analisti (a partire da Luca Ricolfi che ieri lo ha spiegato su Il Messaggero) anche un rischio per i governatori che non effettuandoli in massa potrebbe nascondere sotto il tappeto una possibile ricrescita della curva epidemiologica, pur di evitare lo stop alle riaperture. Una mossa fine a se stessa, però. Perché - come si legge sempre nelle linee guida del ministero - tra i parametri da monitorare si fa un riferimento esplicito alle terapie intensive. Quindi: effettuare meno tamponi per evitare che si trovino nuovi casi è una strategia destinata a durare poco. Perché alla fine gli italiani tornerebbero - al di là degli asintomatici - ad ammalarsi. Prendendo di nuovo d'assalto gli ospedali.
 

Ultimo aggiornamento: 10:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA