Mix vaccini, la seconda dose diversa dalla prima è efficace e sicura? Le risposte degli esperti

Sabato 12 Giugno 2021 di Graziella Melina
Mix vaccini, la seconda dose diversa dalla prima è efficace e sicura? Le risposte degli esperti

La decisione del ministro della Salute Roberto Speranza di utilizzare per la seconda dose i vaccini a mRna (Pfizer e Moderna) per tutti gli under 60 che nella prima inoculazione abbiano ricevuto AstraZeneca (a vettore virale) lascia in sospeso numerosi interrogativi sulla sicurezza e l’efficacia della combinazione dei due farmaci anticovid. Secondo gli esperti, però, gli studi finora condotti e le conoscenze acquisite indicano che il mix di due diversi vaccini potrebbe addirittura essere più efficace e protettivo.

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QUAL È L’EFFICACIA?

«C’è un criterio fondamentale che deve essere rispettato - premette Federico Perno, direttore di Microbiologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma - ossia che la prima e la seconda dose di due vaccini diversi siano dirette verso gli stessi antigeni del virus». Visto che i quattro vaccini anticovid utilizzati finora contengono lo stesso antigene virale, ossia la proteina S, «la mescolanza di questi antigeni concettualmente è fattibile». In linea di principio, dunque, «due vaccini diversi contro lo stesso antigene del virus come minimo hanno lo stesso effetto, come massimo potrebbero addirittura avere un effetto aggiuntivo». 

È LA PRIMA VOLTA CHE SI RICORRE AD UN MIX DI VACCINI?

«No. È una procedura che in passato si è adottate anche per altre vaccinazioni - ricorda Mauro Pistello, vicepresidente della Società italiana di Microbiologia - Per esempio, per l’epatite b, molti soggetti rispondevano poco ad un primo vaccino, per cui i richiami successivi li hanno fatti con un farmaco diverso. La possibilità di combinare i vaccini è insomma nota da tempo ed è persino ritenuta benefica». 

QUAL È LA SICUREZZA?

«Non ci sono particolari controindicazioni - spiega Pistello - La probabilità di effetti avversi è dovuta infatti agli eccipienti e non al vaccino». In sostanza, la tossicità potrebbe essere prodotta dal vettore virale nel caso di AstraZeneca, o da altre particelle (per Pfizer). «In molti casi si è osservato che cambiare tipo di vaccino addirittura è meglio dal punto di vista della sicurezza. Variando il tipo di eccipienti o il sistema di veicolazione dell’antigene, ci sono meno pericoli rispetto agli effetti avversi. Quello che andrebbe studiato in futuro è quale sia davvero la migliore combinazione e la migliore tempistica. Se cioè AstraZeneca seguito da Pfizer sia davvero la combinazione migliore».

COSA SI SA FINORA DELLA RISPOSTA ANTICORPALE?

«Esistono dati di sperimentazione clinica che hanno già valutato che un richiamo con Pfizer dopo la prima dose di AstraZeneca induce un’ottima immunogenicità - rimarca Francesco Menichetti, ordinario di malattie infettive dell’Università di Pisa - Vuol dire che la seconda dose diversa dalla prima è in grado di stimolare una consistente risposta anticorpale».

 

 

CON IL MIX DI VACCINI LA DURATA DELL’IMMUNITÀ CAMBIA?

«Ancora non lo sappiamo. La durata potrebbe anche essere maggiore. Ricordiamo comunque che normalmente - spiega Pistello - anche se gli anticorpi decadono, per la maggior parte dei vaccini utilizzati la memoria immunologica dura per tutta la vita. Nel senso che, se un soggetto incontra l’antigene o il virus anche dopo decenni, si osserva che il sistema immunitario risponde come se quel virus lo avesse già visto».

QUALI POTREBBERO ESSERE GLI EFFETTI COLLATERALI?

Secondo uno studio condotto in Spagna su oltre 600 pazienti, «la mescolanza di vaccino - sottolinea Menichetti - produce una discreta reattogenicità. Potrebbe aumentare cioè la frequenza degli effetti collaterali lievi, come per esempio la febbre, e solo moderatamente l’intensità di queste reazioni. Ma si tratta di dati ancora del tutto preliminari». 

LA SCELTA DI COMBINARE I VACCINI È NECESSARIA?

«Ci stiamo muovendo senza mappe, è una soluzione emergenziale - ammette Menichetti - La ritengo comunque idonea ad affrontare questa situazione che forse però non era necessario generare. Si conoscevano già infatti i dati sulle reazioni rare di AstraZeneca dopo la prima dose, prevalentemente nelle donne sotto i 55 anni e con un’incidenza di eventi avversi trombotici gravi in maniera nettamente superiore a Pfizer. Ritengo però che ora sia necessario che tutte le persone completino la vaccinazione, anche con un vaccino a mRna, prima che si diffondano nuove e pericolose varianti».
 

 

Ultimo aggiornamento: 15 Giugno, 10:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA