Riaperture, Buonanno: «All'aperto sicuri a distanza di 1,5 metri, al chiuso essenziale ventilazione d'aria»

Giovedì 15 Aprile 2021 di Graziella Melina
Riaperture, Buonanno: «All'aperto sicuri a distanza di 1,5 metri, al chiuso essenziali i purificatori d'aria»

Riaprire le attività esterne in sicurezza è possibile, basta rispettare le precauzioni anticovid.
Come spiega Giorgio Buonanno, professore di Fisica tecnica ambientale all'Università degli Studi di Cassino e alla Queensland University of Technology di Brisbane (Australia), «se si mantiene una distanza di un metro e mezzo all'aperto non c'è alcun rischio di contagio». Diversa è invece la faccenda al chiuso, dove si può arrivare ad avere l'80% dei casi di covid via aerosol.

 

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D'ora in poi si potrà tornare alla normalità, almeno all'aperto?
«La sicurezza sarà possibile solo se si manterranno le giuste distanze, ossia un metro e mezzo. Non dimentichiamo però che il rischio di contagiarsi c'è quando ci si siede al tavolino, oppure se si sta di fronte ad un'altra persona. Quando si parla, infatti, emettiamo molta più aria e quindi molto aerosol, ossia le goccioline piccole. La distanza invece si può ridurre ad un metro, se stiamo per esempio in un teatro o un cinema all'aperto, visto che in questi contesti in genere si resta in silenzio. Anche per gli sport all'aperto è fondamentale la distanza. Meglio privilegiare quelli individuali».

Bastano pochi centimetri in meno per rischiare di contagiarci?
«La distanza da mantenere dipende dall'attività respiratoria e metabolica del soggetto infetto e di quello suscettibile, oltre che dal tempo di esposizione. Ribadisco, nel caso di due persone che parlano per un tempo di 15 minuti, è sufficiente rimanere a 1 metro e mezzo, mentre nel caso di semplice respirazione la distanza necessaria è inferiore ad 1 metro, anche per tempi prolungati. Le mascherine all'aperto quando si mantiene una distanza di sicurezza sono inutili».

E al chiuso?
«Abbiamo dimostrato come si possa arrivare ad avere l'80% dei casi di covid via aerosol negli ambienti indoor. Lì dovremo cominciare ad usare misure di protezione finora trascurate, come la ventilazione».

Di che si tratta?
«Si può intervenire in vari modi. Si può per esempio installare un impianto di ventilazione meccanica controllata. Lo si può mettere in una classe. Costa 4-5 mila euro. Oppure si può ricorrere ad un semplice purificatore, che in realtà può dare benefici solo in determinati contesti. Si possono aprire le finestre, però il costo energetico è enorme e soprattutto non controlla la situazione. Si può intervenire insomma in tanti modi, gli ingegneri sanno quali sono le soluzioni più adatte».

E in questo modo si è al sicuro?
«Nella situazione attuale è difficile avere condizioni di sicurezza anche con la migliore ventilazione tecnicamente possibile. Il ristorante, per esempio, è sicuramente un luogo critico perché c'è gente senza mascherina che parla tipicamente ad alta voce e quindi emette aria cento volte di più rispetto alla persona che sta in silenzio. Senza dubbio, in un ristorante con una ventilazione efficiente il rischio è molto più basso rispetto allo stesso ambiente con una ventilazione scarsa. Non si può ragionare in termini di categorie, ma di tipo di ambiente».

Non c'è un'alternativa?
«Se vacciniamo il 60-70 per cento delle persone e usiamo la ventilazione nei locali, arriveremo ad un rischio di contagio assolutamente trascurabile. È l'unico modo per gestire questa situazione».

E intanto come ci si può proteggere?
«L'unico posto dove si sta al sicuro sono gli ambienti aperti. Per gli ambienti chiusi, si potrebbero utilizzare i misuratori di co2».

Cioè?
«Quando respirano le persone esalano dai polmoni anche la co2, ossia l'anidride carbonica, insieme alla goccioline che trasportano il virus. Ricordiamo che gli ambienti chiusi sono pericolosi proprio perché il virus rimane nell'ambiente, non va fuori e quindi non si disperde. Allo stesso modo fa la co2. Quindi si potrebbe installare un misuratore di anidride carbonica, così che quando i valori sono elevati, sappiamo che in quell'ambiente c'è una ventilazione scarsa e insufficiente e il rischio di contagio è alto. In questo modo si potrebbe gestire per esempio il flusso di persone all'interno di un locale chiuso e avviare subito il ricambio di aria».
 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 16 Aprile, 10:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA