Ipertensione, nuova scoperta: un semplice intervento riesce a curare quella più resistente

I ricercatori avrebbero sviluppato un nuovo tipo di tomografia computerizzata (TC) per illuminare piccoli noduli nelle ghiandole surrenali e curare l'ipertensione rimuovendoli

Ipertensione, nuova scoperta: un semplice intervento riesce a curare quella più resistente
Ipertensione, nuova scoperta: un semplice intervento riesce a curare quella più resistente
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Martedì 24 Gennaio 2023, 21:34 - Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio, 13:11

Più di 7,5 milioni di morti ogni anno. Sono le conseguenze dell'ipertensione arteriosa. Numeri che rappresentano il 13% di tutti i decessi a livello globale. E nell'ultima decade il trend è aumentato: con 700 milioni di persone non curate. Se poi il disturbo della pressione sanguigna è genetico, allora può essere molto difficile da diagnosticare e controllare. Ma ora, grazie a uno studio pubblicato su Nature Medicine dai medici della Queen Mary University di Londra, del Barts Hospital e del Cambridge University Hospital, ci sarebbe una soluzione.

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Ipertensione, scoperta una nuova cura: la diagnosi

Nella maggior parte dei pazienti con diagnosi di ipertensione, la vera causa è sconosciuta e il trattamento farmacologico è permanente. I ricercatori, tuttavia, hanno scoperto che in almeno il 5-10% dei casi il problema congenito potrebbe essere determinato. Si tratterebbe infatti di una mutazione genetica delle ghiandole surrenali, che porterebbe alla produzione di quantità eccessive di aldosterone. Un ormone che porta a una ritenzione di sale nel corpo e a un aumento della pressione sanguigna. I pazienti sono spesso resistenti ai trattamenti medici e sono anche a maggior rischio di infarto o ictus.

Come funziona la nuova cura

I ricercatori, ora, avrebbero sviluppato un nuovo tipo di tomografia computerizzata (TC) per illuminare piccoli noduli nelle ghiandole surrenali e curare l'ipertensione rimuovendoli. Si è inoltre visto che la combinazione di questo nuovo test con un'analisi delle urine specifica porterebbe i pazienti a interrompere completamente il trattamento per l'ipertensione.

Lo studio

Per giungere a queste conclusioni è stato condotto uno studio su 128 persone con diagnosi di ipertensione arteriosa secondaria ad un eccesso di aldosterone. Secondo il dott. Morris Brown, professore di ipertensione endocrina presso la Queen Mary University di Londra e coautore dello studio, "questi noduli che producono aldosterone sono molto piccoli e si perdono facilmente in una normale TAC. Ma quando si illuminano per pochi secondi dopo il contrasto radioattivo è possibile scoprire la vera causa dell'ipertensione e curarla. Attualmente fino al 99% dei pazienti non viene mai diagnosticato data la difficoltà e la scarsa disponibilità di questi test nella maggior parte degli ospedali".

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