Omicron, Crisanti: «Immunità di gregge molto vicina, ma il numero dei morti resta inaccettabile»

«In qualche modo la situazione di equilibrio è stata raggiunta»

Omicron, Crisanti: «Immunità di gregge molto vicina, ma il numero dei morti resta inaccettabile»
Omicron, Crisanti: «Immunità di gregge molto vicina, ma il numero dei morti resta inaccettabile»
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Venerdì 6 Maggio 2022, 13:24 - Ultimo aggiornamento: 18:12

Prudenza sì, ma la luce in fondo al tunnel adesso è davvero vicina. Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Microbiologia molecolare all'Università di Padova, ospite di 'Radio anch'io' su Rai Radio1, disegna un quadro della situazione Covid decisamente positivo: «Siamo molto vicini all'immunità di gregge e lo dice l'andamento dell'epidemia perché da mesi, nonostante le misure di restrizione siano estremamente blande, il numero dei casi è più o meno costante, con delle piccole oscillazioni quotidiane».

Il numero dei morti resta ancora alto: «Chiaramente il numero dei casi è la punta di un iceberg, il numero dei decessi è costante, inaccettabile a mio avviso, ma questo significa che in qualche modo la situazione di equilibrio è stata raggiunta», dice.

Situazione di equilibrio raggiunta

Alla domanda di chiarimento sulla "inaccettabilità del numero dei morti", Crisanti risponde che a suo giudizio «bisogna cambiare paradigma, passando da una strategia che limitava la trasmissione del virus a una strategia che protegge i fragili, senza limitarne la libertà». Un esempio in proposito è «la legge, sbagliatissima, che ha fatto tornare al lavoro i soggetti fragili, il che significa, in una situazione di alta trasmissione del virus, esporli a condizioni di rischio. E - ricorda infine Crisanti - i fragili sono tutte le persone sopra gli 80 anni e quelle che hanno una o più condizioni patologiche che aggravano il decorso del Covid, quindi diabete, ipertensione e obesità, i pazienti oncologici, quelli trapiantati e se li sommiamo tutti non sono pochi. Tutti vanno protetti, perché è inaccettabile avere 150 morti al giorno, che sono 50mila all'anno, e ciò ci riporta al 1800 quando le malattie infettive erano la maggiore causa di morte».

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