Green pass obbligatorio, Sileri: «Con il certificato niente mascherina, ma sull'uso forzoso decida l'Europa»

Domenica 5 Settembre 2021 di Francesco Malfetano
Green pass obbligatorio, Sileri: «Con il certificato niente mascherina, ma sull'uso forzoso decida l'Europa»

Sottosegretario Sileri. Draghi ha rimesso sul tavolo l'obbligo di vaccinazione, agitando un po' anche la maggioranza. Lei cosa ne pensa?
«Faccio prima una premessa. Noi abbiamo circa 43 milioni di italiani che hanno già fatto una dose di vaccino e che termineranno il ciclo. In più i numeri continuano, al punto che anche la quota di popolazione over50 non vaccinata va riducendosi. Per cui dovremmo chiederci con quale scopo imporreremmo l'obbligo. Lo facciamo perché la popolazione si sta vaccinando? Non avrebbe senso. Perché le persone a rischio invece non si vaccinano? No, non è così. In molte regioni quasi sfiorano il 100%. Riteniamo che così le raggiungeremmo in tempi più rapidi? Non credo, c'è anche il rischio di un effetto opposto. Mi pare evidente che sia opportuno tenere l'opzione dell'eventuale obbligo nel cassetto, ma andrebbe valutata solo come estrema ratio».

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Il M5s da tempo si è scrollato di dosso quella vicinanza all'universo no-vax, però Conte sembra restare tiepido sul tema dell'obbligo.
«Si tratta di pragmatismo. Il senso, e credo sia l'idea diffusa nel Movimento, è che ora possiamo anche parlare dell'obbligo ma è prematuro. Un obbligo deve avere utilità immediata proporzionata al rischio epidemico e ora le cose stanno andando bene. Poi dovremmo anche chiederci che fanno gli altri Paesi. L'unico a introdurre l'obbligo nel mondo occidentale può davvero essere l'Italia? E su quale base? I nostri tassi di vaccinazione sono tra i più alti. Non avrebbe senso incrementarli oltre mentre magari Paesi vicini sono fermi o hanno numeri più bassi. Al limite potrebbe avere un senso qualora fosse una scelta diffusa. Cioè decida l'Ue se è il caso, come fatto per il Green pass».


Prima ha parlato di un possibile effetto opposto. Cosa intende?
«Parlando di obbligo da subito rischiamo di alimentare un ulteriore scontro che non credo porterebbe ad un aumento dei vaccinati. Piuttosto estendiamo ancora il Green pass. È la via mediana, sarà efficace. Ed è lo strumento che ci ha permesso di tenere a bada la quarta ondata».


Ormai per l'estensione del certificato bisognerà decidere solo «come», il «se» è già superato. Ma quali categorie saranno interessate? Gli statali e i dipendenti delle attività in cui è obbligatorio, come i camerieri?
«Dobbiamo tenere a mente che il Green pass è il mezzo per non aver di nuovo dinanzi ai nostri occhi lo spettro della riduzione dei nostri spazi vitali. E mi riferisco a alle chiusure associate ai passaggi di colore. Però io non dividerei tra statali e privati, ma in base al numero di persone con cui si sta a stretto contatto sul luogo di lavoro. Direi che è meglio estenderlo alle attività con più afflusso di persone dove maggiori sono i rischi. Credo inoltre che il pass dovrebbe portare a dei vantaggi in più: ad esempio in uno luogo dove tutti hanno la certificazione forse sarebbe ora di eliminare le mascherine e il distanziamento sociale. In Svizzera lo fanno già. E più che un incentivo credo sarebbe il modo per far comprendere lo strumento. Perché l'equazione fatta dalle persone sarebbe: Facendo il vaccino sono più al sicuro e più libero dal rischio del virus, quindi il vaccino funziona. Disinneschiamo la logica del che mi vaccino a fare».


Salvini ha lanciato l'idea di un risarcimento di Stato in caso di danni causati dal vaccino anti-Covid. Come la valuta?
«Ma è chiaro che se hai dei danni è giusto che ci sia un risarcimento. Così come lo è che i danni sono estremamente rari. Peraltro non credo serva una norma né altro perché chi riceve un danno nel corso di una procedura medica o di qualunque percorso clinico, già lo riceve. Non significherebbe dare risarcimenti a pioggia per un mal di testa o il braccio arrossato, ma parliamo di un danno dimostrato, severo».


Capitolo terza dose: da fine settembre si parte con gli immunodepressi, ma gli altri? Si può ipotizzare una data?
«Intanto iniziamo da coloro che non sono immuno competenti. Per il resto della popolazione dobbiamo aspettare che si consolidino i dati della letteratura scientifica. Se come sembra inizia diminuire la copertura anticorpale in alcuni soggetti specifici tra i 6 e i 9 mesi, individuate le categorie più rischio cominceremo da loro. È matematico che se abbiamo iniziato a vaccinare in maniera importante a gennaio, come nel caso di sanitari e ospiti delle Rsa, già da ottobre qualcuno potrebbe ricevere una terza dose. Si inizierà dalle categorie indicate come più a rischio, mentre per tutta la popolazione saremo guidati dalle indicazioni della scienza».

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Ultimo aggiornamento: 6 Settembre, 10:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA