Green pass, dalle Rsa alle discoteche: la certificazione ancora non basta. La linea della Ue: una dose non è sufficiente

Giovedì 1 Luglio 2021 di Francesco Malfetano
Green pass, dalle Rsa alle discoteche: la certificazione ancora non basta

Il Digital Green Certificate dell’Unione europea, ovvero il Green pass, è finalmente realtà. Da ieri è in vigore e, sovrapponendosi alla perfezione anche con la versione italiana, consente un approccio diverso e più sicuro alla ripartenza. O almeno queste sarebbero le intenzioni. Il pass infatti è nato per consentire ai vaccinati da almeno 15 giorni (con due dosi per la Ue e con una per l’Italia), a chi è guarito dal Covid negli ultimi 6 mesi e a chi ottiene un tampone negativo nelle 48 ore precedenti, di viaggiare liberamente all’interno del territorio comunitario. Tuttavia non è sempre così facile a causa del solito caos interpretativo e delle scelte differenti operate dai 27. Non solo. Il Pass, come raccomandato nei giorni scorsi dalla Ue, dovrebbe essere usato anche per altre attività e non solo per gli spostamenti. Ristoranti, teatri, concerti o anche, come in Italia dovrebbe già accadere per Rsa, matrimoni e discoteche. In realtà però, dopo mesi di attesa, ora la certificazione è poco sfruttata, al punto che le discoteche sono ancora chiuse e solo 2 centri per anziani su 10 lo accettano per far visita ai propri ospiti. 

 

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1. LO STRUMENTO

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Non solo per gli spostamenti all’interno dell’Unione ma anche per ristoranti, teatri, festival e concerti. Per Bruxelles il Green pass appena entrato in vigore dovrebbe essere utilizzato in maniera più ampia. L’uso del codice Qr, sia in versione digitale che cartacea, oggi è limitato alla possibilità di varcare i confini nazionali senza essere soggetti a restrizioni, ma nell’ottica di contenere la diffusione della variante Delta, per la Commissione Ue, gli Stati dovrebbero estenderlo ad altre attività. In alcuni Paesi però, come l’Italia, questo sulla carta già avviene (Rsa, matrimoni e locali da ballo) salvo poi non utilizzarlo, come dimostrano le discoteche ancora in attesa di una data di riapertura.

 

 

 

2. I GUARITI

La linea della Ue: una dose non è sufficiente

Il Green pass in Italia spetta a chi ha sostenuto con esito negativo un tampone, chi ha ricevuto la prima dose di vaccino (dopo 15 giorni, mentre in Europa serve la seconda dose) e a chi è guarito negli ultimi 6 mesi. Solo sulla carta però, dato che molti cittadini in quest’ultimo gruppo, a causa del mancato aggiornamento dei database regionali, non hanno ricevuto la propria certificazione. Non solo, a protestare sono anche i guariti che hanno ricevuto una dose di vaccino (ritenuta sufficiente). A loro infatti viene assegnato il pass come se avessero ricevuto solo la prima dose - quindi insufficiente per spostarsi in Ue - nonostante non possano ricevere il richiamo perché considerati immuni.

 

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3. LE RSA 

Nonostante il Qr Code visite e uscite bloccate

Nonostante un’ordinanza del ministro della Salute consenta a coloro che hanno il Green pass di far visita ai propri cari ospitati nelle Rsa oppure agli anziani autosufficienti dotati della certificazione di uscire dalla struttura, anche in questo frangente il documento è poco utilizzato. Ben 8 strutture su 10 infatti, non consentono ancora le visite come denuncia il primo Rapporto dell’Orsan, il comitato che rappresenta oltre 5.300 familiari di degenti nelle residenze sanitarie assistite. Non solo, l’associazione denuncia anche come «le uscite temporanee degli ospiti non sono concesse in 7 Rsa su 10, neanche per gli autosufficienti muniti della certificazioni verde». 

 

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4. SALE DA BALLO

È la condizione per riaprirle ma per ora niente via libera

Il via libera del Comitato tecnico scientifico (Cts) alla riapertura delle discoteche è sul tavolo ormai da due settimane, eppure i locali da ballo non solo sono ancora chiusi ma soprattutto non conoscono il proprio destino. I 3mila imprenditori italiani che si occupano di queste attività infatti, sono gli unici nella Penisola a non aver ottenuto una data per la ripartenza. Il tutto nonostante sia ormai stato approvato dagli esperti del Cts e sottoposto al governo un protocollo che consente la riapertura ma solo negli spazi esterni, con il 50% della capienza e, appunto, con il Green pass obbligatorio. È evidente quindi come l’esecutivo non sembri fidarsi appieno della certificazione o dei controlli che il governo stesso è in grado di imporre. Un cortocircuito che però, invalida l’utilità dello stesso Pass. 

 

5. GLI AEROPORTI 

Rischio code all’arrivo e controlli frammentati

Il luogo per eccellenza in cui il Green pass Ue verrà controllato sono gli aeroporti. Eppure, nonostante l’entusiasmo del primo giorno e le testimonianze rassicuranti raccolte, secondo il Consiglio internazionale degli Aeroporti, che ha inviato una lettera i leader dell’Unione europea, si prospetta un’estate difficile e caotica proprio a causa del Pass.
«Il punto è che i certificati digitali richiedono controlli aggiuntivi e l’attrezzatura giusta per leggere i codici», con il rischio che si formino code e ritardi «durante l’alta stagione estiva». 
Tant’è che il gruppo aeroportuale Aci e gli organismi rappresentativi delle compagnie aeree A4e, Iata ed Era hanno anche suggerito di di effettuare i controlli solo nel paese di partenza e non all’arrivo. 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 2 Luglio, 13:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA