Coronavirus, la dottoressa dello Spallanzani inviata sulla Diamond Princess: «In due ore faremo tutti gli esami»

Giovedì 20 Febbraio 2020 di Mauro Evangelisti
Coronavirus, la dottoressa dello Spallanzani inviata sulla Diamond Princess: «In due ore faremo tutti gli esami»
«Non si tratta di avere paura, ma mantenere alta l'attenzione e muoversi con le cautele previste in questi casi».
La dottoressa Angela Corpolongo, 47 anni, dirigente della IV Divisione di Malattie Infettive e Tropicali dell'Istituto Spallanzani, è una delle specialiste che in queste ore sta indossando la tuta e le maschere di protezioni per entrare nella nave del contagio in Giappone, la Diamond Princess, dove sono già stati trovati 624 persone infettate su un totale di 3.700. Si tratta del più importante focolaio al mondo fuori dalla Cina.

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Nella squadra di medici inviata dall'Italia per recuperare i nostri connazionali (35) ci sono anche due specialiste dello Spallanzani: oltre alla dottoressa Corpolongo, la collega Maria Cristina Greci, dirigente medico di Rianimazione. Una conferma del ruolo in prima linea delle donne in un centro di eccellenza come lo Spallanzani, visto che ad isolare il virus era stata una squadra di specialiste tutte al femminile.

Quando le hanno chiesto di partire per il Giappone e far parte della missione che deve riportare a casa gli italiani che si trovano sulla Diamond Princess?
«Alle 16 di martedì mi hanno chiesto la disponibilità, per il volo che sarebbe decollato a mezzanotte».

Scusi, ma non ha avuto la tentazione di rifiutare? Si tratta di una missione delicata, a bordo di una nave dove un passeggero su sei è stato contagiato.
«In una storia come questa, in cui è necessario il tuo contributo, non hai il tempo di fare delle valutazioni, di preoccuparti. Pensi subito ai dettagli organizzativi, perché hai poche ore per prepararti. Insomma, non ho avuto il tempo per preoccuparmi».

E alla famiglia cosa ha detto?
«Sanno che lavoro faccio, sono preparati anche a questi eventi. Allo Spallanzani, in reparto, ci stiamo occupando di coronavirus e se serve un impegno direttamente sul campo è giusto partire».

Come agirete?
«Siamo arrivati a Tokyo quando attorno alle 14.30. Ci hanno accompagnato a Yokohama in hotel e, appena avremo il via libera, entreremo sulla nave per effettuare i test. Lo staff medico militare ha portato un laboratorio. Serviranno due ore per effettuare tutti i test, e cinque o sei per avere l'esito. Ancora non è possibile dire se potrà partire e quando chi dovesse risultare positivo. Ci sono troppe variabili. Prima di tutto, dobbiamo avere un quadro certo delle condizioni di tutti i nostri connazionali».

Per chi fa parte dell'equipaggio è stato anche più difficile rispettare le regole della quarantena, visto che dovevano comunque aiutare i passeggeri.
«Sono convinta che abbiano fatto del loro meglio per rispettare le norme di comportamento previste per questo tipo di emergenza sanitaria».

Parlavamo delle precauzioni. Come vi preparate?
«Saliremo sulla nave indossando la tuta isolante, la protezione per gli occhi, i doppi guanti. Lo ripeto: quando ti occupi di malattie infettive il problema non è avere paura, ma avere alta attenzione, cautela, rispettando tutte le procedure». © RIPRODUZIONE RISERVATA