AstraZeneca, raccomandazione uso per over 60. Sì a seconda dose. Ora l’ordinanza. Ema: «Casi trombosi sono rarissimi»

Mercoledì 7 Aprile 2021 di Francesco Malfetano
AstraZeneca, raccomandazione uso per over 60. Sì a seconda dose. Ora l ordinanza. Ema: «Casi trombosi sono rarissimi»

Vaxzeveria, il vaccino antiCovid di AstraZeneca, è sicuro ed efficace. Da oggi in Italia e in buona parte dell’Europa, in via precauzionale e per decisione esclusiva di alcuni governi Ue, si suggerisce di somministrarlo solo agli over60 (o agli over55 come nel caso della Francia). «Ma i benefici superano i rischi», ha messo bene in chiaro l’Agenzia europea dei medicinali.

Una decisione, dunque, questa della restrizione nell’uso del farmaco, che lascia qualche dubbio. Più che sull’opportunità della stessa (il principio di precauzione non è mai una cattiva idea), quantomeno sulla scelta dell’Ema di non dettare una linea comune optando per la necessità di fare nuovi studi e soprattutto non imponendo alcun limite.

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Frutto di questa indecisione è anche l’assenza di indicazioni precise lamentata dai governatori delle Regioni italiane che, convocati dal ministro Speranza in serata, hanno sottolineato come si rischi l’ennesimo cortocircuito comunicativo. A quanto si apprende infatti l’ordinanza che arriverà a breve conterrà solo l’indicazione di utilizzare le dosi AstraZeneca per gli over60. Un punto che ha subito scatenato le proteste: «No alla confusione o al fai da te - ha ad esempio tuonato il governatore veneto Luca Zaia - Il governo scriva o dia indicazioni certe». Intanto però, il commissario Figliuolo ha fatto sapere che già oggi si inizierà con le somministrazioni di Vaxzeveria ai 60-79enni, che in Italia sono circa 13,6 milioni.

RISCHIO-BENEFICI

Ma andiamo con ordine. L’Ema, in una conferenza stampa tenuta nel pomeriggio, ha confermato l’assoluta utilità di AstraZeneca, derubricando le rare trombosi riscontrate dopo la vaccinazione a sporadici effetti collaterali. Per l’Ema, che come sempre ha sostenuto la prevalenza dei benefici in rapporto ai rischi, gli eventi avversi («coaguli di sangue insoliti con piastrine basse») hanno sì un «forte legame» con il farmaco ma è impossibile stabilirne una frequenza precisa («1 caso su 100 mila, o più») ed è anche indimostrabile un nesso con età o genere del vaccinato. Questa analisi è culminata con la dichiarazione degli esperti secondo cui «farsi vaccinare con AstraZeneca è 10 volte meno rischioso di assumere contraccettivi orali». 

«Considerando i dati sulla letalità del Covid che confermano che le vittime perlopiù sono anziani, l’idea anche per Italia è di raccomandare l’uso preferenziale oltre i 60 anni» ha spiegato Franco Locatelli all’incontro Governo-Regioni con cui il coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) ha spiegato ai governatori la decisione. Lo stesso Locatelli ha aggiunto che «non abbiamo elementi per scoraggiare la somministrazione della seconda dose». 

La valutazione presentata da Ema è stata realizzata dal Prac, il comitato per la sicurezza che si occupa di farmacovigilanza per l’ente. Si tratta di un parere resosi necessario dopo che dal 31 marzo alcuni Paesi (Germania, Francia, Paesi Bassi, Svezia, Islanda, Estonia, Finlandia) avevano deciso di limitare l’uso di AstraZeneca solo alle persone anziane (sopra i 55 o i 60 anni), in ragione del lieve incremento di episodi trombotici osservato soprattutto nelle giovani donne.
 

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Tra le evidenze dello studio presentato ieri però, c’è proprio l’impossibilità di dimostrare il nesso. «L’età, il sesso o la precedente storia medica di disturbi della coagulazione non sono stati in grado di essere confermati poiché gli eventi rari si osservano in tutte le età e in uomini e donne». Allo stesso modo «non c’è modo di dire che la gravidanza o i contraccettivi orali possano essere fattori di rischio per i casi specifici», ha scritto la presidente del Prac Sabine Straus, rivelando anche i dati oggetto di analisi. Ovvero i 62 casi di trombosi del seno venoso cerebrale (Cvst) e i 24 casi di trombosi venosa splancnica (18 dei quali fatali) presenti nel database sulla sicurezza dei farmaci dell’Unione europea al 22 marzo 2021 e riscontrati dopo 25 milioni di vaccinazioni. Non solo. A dimostrazione del fatto che si tratta di episodi incidentali il Prac ha anche sottolineato come la questione non riguardi solo Vaxzeveria: «Su J&J registrati 3 casi di CVST su 4,5 milioni di vaccinati. Per Pfizer 35 casi su 54 milioni di vaccinati. Per Moderna 5 casi su 4 milioni vaccinati». 
 

 

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Al netto dei piani vaccinali che andranno riallineati ad AstraZeneca (che in una nota rilasciata in serata ha rinnovato la sua collaborazione sottolineando come «nel complesso, entrambe queste revisioni hanno ribadito che il vaccino offre un alto livello di protezione» e «che i benefici continuano a superare i rischi») da Ema è stato richiesto non solo di condurre nuovi studi per garantire dati affidabili quanto di riportare nel bugiardino i rari effetti collaterali. L’Agenzia inoltre raccomanda agli operatori sanitari di prestare attenzione ai sintomi di tromboembolia e trombocitopenia per trattare prontamente le persone colpite e alle stesse persone ricorda quali sintomi tenere sotto controllo nei giorni successivi l’iniezione: mancanza di respiro, dolore toracico, gonfiore delle gambe, dolore addominale persistente, sintomi neurologici come mal di testa grave e persistente e visione offuscata dopo pochi giorni.

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Ultimo aggiornamento: 8 Aprile, 10:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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