Zona gialla, Lazio a rischio: già in agosto ricoveri al 20%

Zona gialla, Lazio a rischio: già in agosto ricoveri al 20%
Zona gialla, Lazio a rischio: già in agosto ricoveri al 20%
di Francesco Malfetano
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Lunedì 26 Luglio 2021, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 13:15

Sui contagi ormai c’è un caso Lazio. La regione infatti è quella che nella Penisola registra più nuove positività di chiunque (ieri ad esempio 660 contro le 568 della Sicilia). Tuttavia la situazione è giustamente ritenuta sotto controllo perché, al momento, questi casi non impattano in maniera significativa sugli ospedali. In altre parole, per dirla con i numeri dell’Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), tanto le terapie intensive Covid quanto i posti letto di area non critica registrano un tasso di occupazione poco preoccupante e in linea con i dati nazionali: il 3 per cento. Queste nuove positività che da settimane continuano ad aumentare a ritmi serrati però, potrebbero presto invertire la tendenza ed iniziare a portare più pazienti negli ospedali laziali.

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Lazio a rischio zona gialla già ad agosto, gli scenari d'impatto

A sostenerlo è l’Istituto superiore di sanità (Iss) che negli “scenari d’impatto fino al 20 agosto” presentati dal presidente Silvio Brusaferro in conferenza stampa venerdì scorso, vede il Lazio come l’unica regione che potrebbe scavallare la soglia del 10 per cento per entrambi i tassi di occupazione. Anzi, in meno di un mese potrebbe addirittura arrivare a sfiorare il 20 per cento. In pratica, se il trend attuale fosse confermato, la regione rischia di tornare in zona gialla prima della fine dell’estate dato che i nuovi parametri definiti dal governo per le pagelle prevedono il cambio di fascia dal bianco al giallo con una percentuale di posti occupati in rianimazione superiore al 10 per cento e in area medica superiore al 15 per cento. Presto ovviamente per affermarlo con assoluta certezza - quelle dell’Iss sono proiezioni statistiche appunto - ma si tratta comunque di un indicatore significativo della situazione attuale. 

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I dati

Torniamo però ai numeri dei nuovi casi. Nell’ultima settimana, tra il 14 e il 20 luglio, la variazione registrata ha addirittura superato il 200 per cento secondo il monitoraggio indipendente realizzato dalla fondazione Gimbe. Al punto che l’incidenza su 100 mila abitanti ha toccato quota 119, doppiando di fatto quella che fino a pochi giorni fa - prima dell’introduzione per decreto dei nuovi parametri per il cambio delle fasce di rischio - era la soglia che avrebbe riportato la regione già a fare di nuovo i conti con chiusure e restrizioni. 
D’altronde per 72 ore consecutive, nel weekend, i dati giornalieri hanno sfiorato o superato quota 800. Solo ieri si è registrato un numero in controtendenza: 660. Una «frenata» che però, per essere valutata appieno, deve «tenere conto del fine settimana» come ha spiegato l’assessore alla Salute regionale Alessio D’Amato. Numeri alla mano infatti, oltre ai contagi ieri sono calati soprattutto i tamponi (circa 2 mila in meno del giorno precedente). Nonostante ciò però, per Agenas, in percentuale la variazione giornaliera dei posti letti in area non critica ieri non è calata, anzi era circa il doppio della media nazionale (7,70 per cento contro 3,90). Un primissimo alert, forse anche prematuro, ma da tenere in considerazione. Anche perché la situazione laziale risulta piuttosto peculiare da qualunque punto di vista la si guardi. Ad esempio la scorsa settimana in regione si è registrato un numero di focolai tendenzialmente maggiore rispetto al resto del Paese (358, contro ad esempio i 97 della Lombardia). 

 

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I festeggiamenti

«Questo è in gran parte una conseguenza dei festeggiamenti dopo la vittoria dell’Europeo di calcio - spiega Massimo Andreoni, primario del reparto di Malattie infettive al Policlinico di Tor Vergata - Quando ci sono questi enormi assembramenti, in più parti del territorio partono focolai che se non controllati attraverso il tracciamento si sviluppano per circa 4 settimane con una crescita esponenziale». Nel Lazio con ogni probabilità «questa situazione è esplosa come dimostrano i numeri dei tanti focolai», e prima o poi «avrà un impatto sulle ospedalizzazioni». «Diversi colleghi - aggiunge Andreoni - mi segnalano un incremento dei ricoveri, ma per fortuna ancora tranquillo. Ricordiamo sempre però, che se è così è solo grazie all’altissimo tasso di vaccinazioni che abbiamo qui. Queste infatti non permettono all’infezione di farci finire in ospedale come accadeva nei mesi scorsi».

 

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