Roma, si ferma il tram del Giubileo: il no della Soprintendenza

Si blocca l’allungamento della linea Termini-Giardinetti fino a Tor Vergata. I paletti: la zona del capolinea è sottoposta a vincoli archeologici, ci sono ville romane

Roma, si ferma il tram del Giubileo: il no della Soprintendenza
Roma, si ferma il tram del Giubileo: il no della Soprintendenza
di Fernando Magliaro
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Venerdì 3 Giugno 2022, 00:13 - Ultimo aggiornamento: 07:22

A gennaio 2020 il Campidoglio di allora, a guida Raggi e 5Stelle, prevedeva di posare la prima pietra del cantiere entro la prima metà di quest’anno. In realtà, sarà impossibile arrivare ad avere la linea aperta e funzionante per il Giubileo del 2025 e scatta l’allarme in commissione Mobilità. A fermare la trasformazione del trenino Termini-Giardinetti nella nuova tranvia gialla - quella che i grillini avevano ribattezzato metro G - ci pensa la Soprintendenza, che pone il veto per vincoli archeologici. Un danno sia per il Giubileo sia per l’Expo 2030 visto che Tor Vergata è fondamentale per entrambi i progetti.

Il progetto

Andiamo per ordine. Parliamo della ex ferrovia concessa Termini Laziali-Giardinetti, quella che, fino a pochi mesi fa era ancora di proprietà della Regione Lazio, e sulla quale girano i mezzi più antichi del parco Atac: 6 treni del 1927 che, nel 2021, hanno percorso poco meno di 165mila chilometri. Una parte del tracciato di questa linea è sovrapposto a quello della metro C. Infine, la linea è “a scartamento ridotto”: la distanza fra le ruote è inferiore a quella di altri treni, 905 millimetri invece degli ordinari 1435. Il progetto del Comune - finanziato dal Ministero dei Trasporti - è duplice: passare a binari con scartamento normale sostituendo i mezzi con tram moderni, e spostare gli attuali capolinea. Quello di Termini Laziali da portare su via Giolitti praticamente di fronte l’ingresso laterale della Stazione. E quello di Giardinetti da allungare fino a Tor Vergata, con altre 8 fermate a servire tanto il Policlinico quanto l’Università stessa. Per altro, visto che l’attuale Amministrazione comunale ha scelto Tor Vergata come area per l’Expo 2030, questo prolungamento diviene ancora più essenziale.

La doccia fredda

In Commissione Mobilità invece arriva la doccia fredda: la Soprintendenza pone il veto sui nuovi capolinea. Di conseguenza i tempi si allungano a dismisura: fermi tutti e ancora una volta la città si trasforma in un museo. Capolinea di Termini: problemi per il passaggio del tram nei pressi del Tempio di Minerva. Che poi è dove passa oggi il trenino senza che risultino agli atti prese di posizione della Soprintendenza. Per accontentare l’ennesimo no, i tecnici del Dipartimento Mobilità sono disposti a procedere «a binario unico allontanandoci dall’area del Tempio» e creando così una strozzatura sul percorso e sulla velocità di trasporto. Ma poi c’è il problema di Porta Maggiore: «Il dubbio - hanno spiegato in Commissione i funzionari del Campidoglio - era che la Soprintendenza non volesse far passare il tram sotto gli archi della Porta. Stiamo cercando delle soluzioni». Come per il Tempio di Minerva, i trenini di oggi già passano sotto gli archi.
Se per creare il nuovo capolinea di Termini, le prescrizioni della Soprintendenza vengono giudicate superabili dal Campidoglio, ancor più complesso (e disperato) appare il caso dell’altro capolinea, quello di Tor Vergata. Qui il problema è costituito da un vero e proprio vincolo archeologico che ricade nella zona di Tor Vergata. Nella tratta nuova il tracciato individuato, sostiene la Soprintendenza, va a cozzare con la presenza di aree a forte vincolo archeologico per preesistenti ville romane. Decisamente molto più serio e da preservare sperando che, per una volta, ciò che blocca lo sviluppo della città nel settore dei trasporti sia portato alla luce e reso fruibile ai cittadini e non rimanga solo un ostacolo nascosto.
«Dobbiamo trasformare l’attuale trenino in un tram almeno fino a Giardinetti. Non bloccheremo tutta l’opera per il veto della Soprintendenza», ha spiegato l’assessore ai Trasporti, Eugenio Patané. Però i tempi si allungano: «Il progetto definitivo è ancora fermo», chiariscono i tecnici capitolini, «dobbiamo superare questi blocchi posti dalla Soprintendenza e aspettiamo di ricevere dal Ministero dei Trasporti lo schema di convenzione».

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