Sarà santo don Nazareno Lanciotti, il missionario di Subiaco assassinato in Brasile

Sarà Beato il missionario sublacense ucciso dal narcos in Brasile nel Mato Grosso
Sarà Beato il missionario sublacense ucciso dal narcos in Brasile nel Mato Grosso
di Antonio Scattoni
4 Minuti di Lettura
Sabato 26 Febbraio 2022, 12:12 - Ultimo aggiornamento: 12:21

Sarà beato Don Nazareno Lanciotti, il missionario sublacense assassinato dal cartello della droga nella Regione del Mato Grosso in Brasile. Era l’11 febbraio del 2001 quando un sicario accompagnato da un complice gli sparò un colpo alla nuca ferendolo gravemente, i medici tentarono un disperato intervento ma Don Nazzareno morì il 22 febbraio a 61 anni.  

Dopo l’intervento per l’estrazione della pallottola ebbe tre arresti cardiaci ma anche momenti di lucidità e confessò al suo amico missionario di aver perdonato i suoi assassini e con quel gesto di carità morì in ospedale.  Era andato ad aiutare gli ultimi della terra nella missione di Jaru nel Mato Grosso nel 1973 e con l’aiuto di molti italiani, compreso il padre esperto di edilizia, aveva costruito un ospedale, scuole e una chiesa. Ma la sua vita pastorale in difesa dei poveri dava evidentemente fastidio e un colpo di pistola mise fine alla sua missione.  “Mio fratello – dice la sorella Maria – viveva in mezzo ai poveri di Jaurù,  dove oltre alla povertà c’era la prepotenza, la droga e la prostituzione e lui con il suo lavoro aveva allontanato quei pericoli e dato loro una speranza di vita”.

Domenica la città di Subiaco lo ricorderà con una cerimonia religiosa nella cattedrale di Sant’Andrea ma la proclamazione della sua  “ Beatificazione” è ormai prossima ed è la sorella Maria, 84 anni, a svelarlo, anche se la chiesa è ancora molto prudente.

“La causa di beatificazione è terminata – racconta la sorella Maria Lanciotti -  ed è stata anche completata in tutte le sue vesti ufficiali. Abbiamo saputo che a fermare la proclamazione ufficiale è la pandemia del Covid che non permette assembramenti per queste cerimonie e in  Brasile nella diocesi dove lui ha svolto la missione per quasi 30 anni sarà sicuramente festa grande per quella occasione. L’incardinamento di questa causa di  “ Beato “ è partito proprio dalla diocesi del Mato Grosso dove Don Nazzareno ha svolto la sua attività di missionario ben sapendo che andava incontro alla morte aiutando quelle persone povere ed umili che erano ostaggio dei potenti  trafficanti del posto”. 

Più prudente la chiesa ufficiale che non si sbilancia sulla fine della causa di beatificazione e sulla sua proclamazione, fa sapere che l’iter è in corso e occorrono i suoi tempi. Se non arrivano notizie ufficiali della sua “ Beatificazione” il postulatore di questa causa Don Gabriele,  ricorda la vita di Don Nazzareno e svela che recentemente sono morte due persone che sono state sempre vicino al missionario ed uno in particolare padre Celos Duca è stato il grande promotore e testimone della sua causa.

“Era un sacerdote suo amico – racconta il postulatore Don Gabriele -   viveva in un paese vicino e si occupava di dare lavoro a queste persone, mentre Don Nazzareno svolgeva un compito più sociale. Ma le sue testimonianze sono state importanti per incardinare questa causa. L’altro era un laico, si chiamava George un omone ed era un pò la sua guardia del corpo, era presente quando gli spararono e non sapendo cosa fare andò in chiesa e suonò le campane per avvertire la popolazione”.

Domenica prossima la messa verrà celebrata dal parroco di Subiaco Don Mariano che conosceva bene il missionario ucciso: “Avevo conosciuto don Nazzareno al seminario del monastero benedettino di Santa Scolastica – racconta Don Mariano - io ero un chierichetto e lui studiava per diventare sacerdote,poi è partito per la missione, indirettamente lo abbiamo anche aiutato. La sua vita di missionario è stata  quella di annunciare il " Signore" e  ha dato la sua vita per la causa di Cristo e per i poveri e gli ultimi di quella terra “.  I due sicari furono identificati ma uno fu trovato morto: “L’altro è scomparso nel nulla – conclude la sorella – ma fu chiaro che erano stati mandati dal cartello della droga”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA