Caso Vannini, per l'omicidio di Marco è il giorno del giudizio: oggi la sentenza definitiva

Lunedì 3 Maggio 2021 di Emanuele Rossi
Caso Vannini, per l'omicidio di Marco è il giorno del giudizio: oggi la sentenza definitiva

Caso Vannini, oggi è il giorno della verità. Si torna in Cassazione per uno dei gialli più tormentati del Paese: l'uccisione del ventenne ragazzo cerveterano, morto il 18 maggio del 2015 dopo un colpo di pistola esploso nella casa dei futuri suoceri, a Ladispoli. La sentenza definitiva è prevista nel tardo pomeriggio. Non sono bastate quattro sentenze, trenta udienze e le prese di posizione perfino di ministri per porre la parola fine al processo.

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LE TAPPE DELLA VICENDA
Gli ermellini si pronunceranno per la seconda volta. Lo avevano già fatto il 7 febbraio dello scorso anno, prima dell'esplosione della pandemia, annullando il verdetto dei giudici di secondo grado e rimandando la questione alla Corte d'assise d'appello. Collegio giudicante che, il 29 gennaio 2019, ridusse la pena da 14 a 5 anni al sottufficiale della Marina e dei servizi segreti Antonio Ciontoli, l'esecutore materiale dello sparo (derubricando pure il reato in omicidio colposo) e confermando la condanna a 3 anni per i suoi familiari: la moglie Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico. Questa sentenza però come detto - venne rigettata dalla Suprema Corte, che accolse le istanze del sostituto procuratore Elisabetta Ceniccola, la quale nella sua requisitoria definì il fatto «gravissimo e disumano», aggiungendo pure che Marco Vannini non fosse morto per un colpo di arma da fuoco «ma per un ritardo di 110 minuti nei soccorsi». Quindi, tutto da rifare. Fino all'Appello-bis del 30 settembre 2020: «Antonio Ciontoli stabilirono i giudici - deve essere condannato a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale, i familiari per concorso anomalo a 9 anni e 4 mesi». Motivazioni della sentenza altrettanto dure nei confronti dei Ciontoli: «Hanno mentito, usando crudeltà e depistando gli investigatori», si legge in uno dei passaggi. Ce ne sono pure altri. «Per un'ora e 50 minuti circa è scritto nella sentenza - i Ciontoli ebbero a tacere a tutti la vera natura della ferita del Vannini, non consentendo un corretto e tempestivo intervento medico che avrebbe permesso di salvarlo».


LE TELEFONATE RETICENTI
E in fondo è proprio questo il punto focale. In quegli interminabili 110 minuti in cui Marco Vannini è stato lasciato morire agonizzante, cosa è accaduto? A risentirle, quelle telefonate al 118, mettono ancora i brividi. Alle 23.41 dalla villa Ciontoli parte la prima. Parla Federico: «Qui un ragazzo si è sentito male, probabilmente uno scherzo». Passano minuti preziosi. Poi con l'operatrice interviene Maria Pezzillo, la madre di Federico: «Stava facendo il bagno, era nella vasca». La telefonata viene annullata: «Il ragazzo si è ripreso». Trascorrono altri 24 minuti dalla prima richiesta all'Ares 118. Stavolta è Antonio Ciontoli dall'altra parte della cornetta. «C'è un'emergenza. Il ragazzo ha avuto un infortunio in vasca. Si è bucato con un pettine a punta, è in panico». In sottofondo si sentono le urla strazianti di Marco che chiede aiuto e chiama la madre. Questa seconda telefonata si chiude alle 00,08. Chi interagisce con i sanitari omette di dire che il ragazzo è stato ferito con un'arma da fuoco. L'ambulanza alla fine arriva in via De Gasperi alle 00.23 e anche agli infermieri nessuno dei Ciontoli riferisce del colpo di pistola.


I POSSIBILI SCENARI
Cosa accadrà oggi? Difficile prevederlo. Se la Cassazione confermerà le condanne dell'Appello-bis, per i Ciontoli si apriranno le porte del carcere. Ma potrebbe anche clamorosamente finire tutto di nuovo in Appello.

Ultimo aggiornamento: 17:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA