Leonardo Lamma morto a Corso Francia, la mamma: «Buche riparate dopo l'incidente, voglio la verità»

La madre del 19enne: "Mio figlio era amico di Gaia e Camilla, la notte della loro morte erano stati a cena insieme"

Leonardo Lamma morto a Corso Francia, la mamma: «Buche riparate dopo l'incidente, voglio la verità»
Leonardo Lamma morto a Corso Francia, la mamma: «Buche riparate dopo l'incidente, voglio la verità»
di Laura Larcan
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Sabato 9 Aprile 2022, 07:07 - Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre, 15:27

«Non può essere solo colpa di Leonardo. Qualcosa è successo: c'era un avvallamento, una specie di buca e rialzo sul manto stradale, qualcuno forse l'ha stretto, ha fatto una manovra azzardata. Leo era un guidatore preciso, prudente, giudizioso. Qualcosa l'ha messo in crisi». Pesa le parole, Paola Scaglioni la mamma di Leonardo Lamma. Si aggrappa all'ultima lucidità che le è rimasta per trovare una ragione, una possibile spiegazione alla tragedia che le ha strappato in un attimo il figlio, unico, diciannove anni compiuti il 18 febbraio. Al suo fianco, il papà Stefano Lamma.

Leonardo Lamma, morto in un incidente a corso Francia: era il migliore amico del fidanzato di Gaia, investita e uccisa con Camilla sulla stessa strada


È riuscita a ricostruire la dinamica?
«Sto facendo di tutto per capire. Sono tornata stamattina (ieri mattina, ndr) sul luogo dell'incidente e la cosa più inquietante è che ho trovato degli operai che avevano già raschiato e rifatto l'asfalto. Nel punto esatto dove era avvenuto l'incidente mortale di Leonardo».


Le è sembrata una cosa strana?
«Sono rimasta sorpresa, certo. Ho parlato con il capo cantiere dei lavori che mi ha riferito che l'ordine era arrivato già ieri, prima dell'incidente. Lui sembrava non sapere nulla di quello che era successo in quel posto».


Una strada maledetta. Lì vicino sono morte Gaia e Camilla...
«Leonardo le conosceva bene. La sera del loro incidente, Leonardo era stato a cena con Gaia e Camilla, perché era molto amico del fidanzatino di Gaia. Erano usciti insieme. Poi dopo cena si erano salutati».

 


Come state procedendo ora?
«Abbiamo già incaricato il legale. E vogliamo far visionare tutte le telecamere funzionanti in quel punto. I sospetti ci sono. La strada lì doveva avere dei problemi. Una buca e un rialzo, era sconnessa. Leonardo non può avere fatto tutto da solo. Aveva quella moto da due anni, lui era scrupoloso, pratico, prudente. Vogliamo la verità. Certo, non ci ridarà Leonardo, ma è per una serenità interiore. Io e Stefano ormai siamo due zombie».


State collaborando con la polizia?
«Hanno fatto i sopralluoghi e redatto il verbale. Il funzionario della municipale ci ha garantito di aver fatto tutto il possibile per far uscire la verità. Ora tutto è nelle mani del magistrato. Aspettiamo di vedere le immagini delle telecamere della zona».


Chi l'ha avvertita giovedì?
«Mi ha chiamato un caro amico di Leonardo. Mi ha detto: Paola, Leonardo ha avuto un brutto incidente con la moto. Sono corsa sul posto. Leonardo era steso a terra, già coperto. Ho parlato con l'anestesista che gli ha prestato il primo soccorso. Hanno tentato per un'ora di rianimarlo. Gli hanno fatto anche una trasfusione...».


Ci racconta la giornata? Perché Leonardo è uscito di casa con la moto?
«Leo è uscito di casa intorno alle 16:30. Aveva appuntamento con gli amici, verso i Parioli. Ha preso la moto perché poi doveva spostarsi al lavoro. Da qualche mese aveva un lavoretto. Faceva le consegne per una società in franchising, la San Bartolomeo. Faceva servizio dalle 19 alle 22. Ma non è mai arrivato dai ragazzi».


La moto era la sua passione?
«Sì, la desiderava da tanto. Due anni fa gliel'abbiamo comprata. Lui sapeva quanto fossimo apprensivi ogni volta che la prendeva. Avevamo già dei precedenti dolorosi in famiglia, mio nipote è morto sempre per un incidente in motorino. Ma lui ci rassicurava sempre. E lo dimostrava con i fatti. Era preciso, scrupoloso, giudizioso. Portava con sè tutti i documenti sempre, si sistemava bene il casco, i guanti. Lo dicevano tutti: mai visto un diciottenne così preciso quando prende la moto. Guidava con attenzione. Insomma, aveva quella passione e non si meritava il nostro no».


Ci racconta qualcosa di Leonardo?
«Studiava al primo anno di Professione sanitario come tecnico ortopedico al Sant'Andrea, aveva fatto già quattro esami. Era così contento per quella scelta, era proprio nelle sue corde. Pensi che due anni fa ha salvato la vita al padre. Aveva un senso profondo dell'amicizia. Ed era molto sportivo. Da piccolo aveva la passione per il nuoto, poi l'amore per il basket e il calcio. E poi gli piaceva cucinare tanto...».

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