Covid, commercianti piegati dalla pandemia: «A Roma il centro è deserto, siamo già a rischio default»

Domenica 18 Ottobre 2020 di Flaminia Savelli
Covid, commercianti piegati dalla pandemia: «A Roma il centro è deserto, siamo già a rischio default»

Piegati dalla pandemia Covid e dai conti in rosso: con il prolungamento dello smart working nella pubblica amministrazione, per gli imprenditori del centro storico della Capitale si avvicina l'ora più buia. Dopo la lieve ripresa registrata nei mesi estivi ristoranti, botteghe, negozi e laboratori avevano infatti ripreso fiato. «Ma se ora passa il prolungamento per il lavoro da casa, non possiamo sopravvivere. Il centro della città è vuoto, desertificato», denuncia Walter Giammaria, presidente di Confesercenti. Serrande abbassate da via Nazionale, a via Veneto fino a via del Corso. Perché si tratta di attività commerciali che si appoggiano sul traffico dei clienti garantiti dagli uffici pubblici e ministeriali. Ora a un passo dalla chiusura: «Tutte, nessuna esclusa - precisa Giammaria - se gli uffici sono vuoti, senza impiegati, lo sono anche i negozi. Per questo dove ci sono le garanzie, bisogna rientrare».
Una crisi senza fondo. Secondo i dati raccolti sono 5mila i negozi già falliti tra i quartieri di San Giovanni, Prati, Parioli fino all'Esquilino. Ma ora con l'ennesima stretta sulle attività, altre 90mila persone perderanno il lavoro entro la fine dell'anno. Intanto il cuore della capitale, che paga un prezzo altissimo anche per l'assenza dei turisti, è in sofferenza: «Roma è ferma e questo nonostante le rassicurazioni dell'amministrazione» sottolinea Giammaria.

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Solo due giorni fa, all'indomani del coprifuoco deciso per l'impennata di positivi registrati nel Lazio, il neo prefetto Matteo Piantedosi e la sindaca Virginia Raggi hanno incontrato le rappresentanze commerciali. Con le chiusure anticipate di bar e ristoranti, era scattato l'ennesimo allarme per le imprese del centro. Con una previsione drammatica del 30% in meno di incassi. Una perdita nelle casse dei ristoranti da un milione di euro al giorno. Così era stata decisa la riunione, chiusa con la garanzia di studiare un piano proprio per agevolare e incentivare gli ingressi nel centro storico. Nel rispetto, comunque delle norme anti contagio. Invece: «Ci stanno lasciando morire - conclude il presidente di Confesercenti - abbiamo bisogno di un intervento immediato. Il prezzo più caro lo stanno pagando i privati che vogliono lavorare ma non hanno clienti».

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Travolti dalla crisi anche i grandi alberghi: da Termini, a San Giovanni fino a Campo de' Fiori. Hanno alzato bandiera bianca e dal primo ottobre il 40%, circa 700 hotel, ha sospeso le prenotazioni. Non solo per l'assenza degli stranieri. Ma anche per manager e imprenditori che hanno rallentato le attività sospendendo i viaggio di lavoro.

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L'APPELLO
I numeri e i dati raccolti da Confartigianato raccontano lo stesso scenario per i laboratori e i piccoli negozi. Il 25% delle attività tra il Tridente e Campo Marzio non ha mai riaperto dopo l'allentamento delle misure anti contagio. E un altro 20% chiuderà entro dicembre. Ma la catastrofe economica potrebbe essere ancora più vicina: «Con lo smart working al 75%, l'intero settore dell'artigianato rischia di non riprendersi più, abbiamo bisogno di aiuto e di tempi brevi», dice Mauro Mannocchi, presidente di Assartigiani. Una categoria. quella degli artigiani, che per prima ha accusato la crisi. Con le serrande abbassate dallo scorso luglio: «Laboratori e piccoli negozi specializzati del centro storico non possono affrontare un'altra lunga agonia da soli. Se vengono rispettate le misure sanitarie, gli impiegati e gli amministrativi devono rientrare in ufficio. Non possiamo andare avanti in queste condizioni».

 


 

Ultimo aggiornamento: 11:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA