Omicidio Cerciello, il pm: «Condannare Elder e Hjorth all'ergastolo»

Sabato 6 Marzo 2021 di Michela Allegri
Omicidio Cerciello, le rischieste di condanna della Procura

La richiesta della Procura di Roma è pesantissima: condannare Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth all'ergastolo per l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, avvenuto il 26 luglio 2019 nel quartiere Prati. La requisitoria del procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e del pm Maria Sabina Calabretta arriva al termine di un processo condotto a ritmo serratissimo e dopo le dichiarazioni di entrambi gli imputati. La sentenza arriverà a metà aprile. La pm Calabretta, prima di chiedere la più dura delle condanne, ha detto che l’aggressione nei confronti del vicebrigadiere fu un attacco «immediato, sproporzionato, improvviso e micidiale», che provocò «un sanguinamento rapido ed enorme». Il militare «poco avrebbe potuto fare per difendersi anche se fosse stato armato, ma non lo era. La finalità di quell'azione era unicamente uccidere».

Cerciello, l'imputato racconta: «Coltellate con due mani, così l'ho ucciso»

L'ULTIMA UDIENZA

La scorsa udienza a parlare era stato Finnegan Lee Elder: era stato lui a infliggere al militare le 11 coltellate mortali. «Quando ho sentito le sue mani sul collo ho preso il coltello e l’ho colpito per togliermelo di dosso», ha detto in un’ora di dichiarazioni spontanee. Senza sottoporsi alle domande di giudici e pubblici ministeri, Elder ha raccontato la sua versione dei fatti su quello che è successo la notte del 26 luglio 2019, in via Pietro Cossa. Ha ripercorso le tappe della vicenda partendo dal momento in cui, insieme all’amico, ha lasciato la stanza dell’hotel a 4 stelle Le Meridien in via Federico Cesi. I due americani erano stati raggirati da uno spacciatore: al posto di una dose di cocaina avevano pagato per comprare un’aspirina tritata. Per vendicarsi avevano quindi rubato lo zaino dell’uomo che li aveva messi in contatto con il pusher e lui aveva telefonato ai carabinieri denunciando il furto. Poi, aveva contattato i due americani accordandosi per incontrarsi e riprendere lo zaino in cambio di denaro. All’incontro, però, si erano presentati i militari dell’Arma, Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale.

 

LE PAROLE

«Quando ho lasciato la stanza ho messo il coltello nella tasca della mia felpa. Avevo una sensazione di paura e ansia per dover incontrare uno spacciatore che poteva arrivare con i suoi amici. È stata una mia decisione e non so se Gabriel ha visto ciò che stavo facendo», ha detto Elder a dibattimento. Poi ha raccontato dell’incontro con i carabinieri: «In un attimo si sono girati e si sono avventati su di noi senza dire una parola, senza qualificarsi come poliziotti». L’udienza precedente, invece, Natale Jorth aveva raccontato che Varriale si era identificato dopo la colluttazione. Elder ha anche raccontato il momento della lotta e le coltellate inflitte a Cerciello: «Era una montagna, mi ha buttato per terra e ha messo il suo peso su di me. Ero con la schiena sull’asfalto, ricordo le sue mani sul petto e poi sul collo con una pressione come se stesse cercando di soffocarmi mentre tentavo di divincolarmi. Ho provato panico e ho pensato volesse uccidermi. Perciò istintivamente ho preso il coltello e l’ho colpito per togliermelo di dosso. Non pensavo a nulla ero solo terrorizzato. È durato tutto pochi secondi».

Il aula il pm ha invece sottolineato che «Cerciello non avuto il tempo di elaborare nessuna difesa attiva. È stato ucciso con undici coltellate in meno di trenta secondi. Non c'è segno di un attacco di Cerciello o di un tentativo di strangolamento». E ancora: «Il passaggio alle spalle di soppiatto dei due carabinieri non è ragionevole. E Varriale non è potuto intervenire» in soccorso di Cerciello «in quanto assorbito dalla colluttazione con Natale».

Ultimo aggiornamento: 21:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA