L'elezione del Presidente, Acquaroli: «Ogni nostro candidato è impresentabile: basta»

Venerdì 28 Gennaio 2022 di Francesco Acquaroli
Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche

La situazione, come immagino ogni italiano abbia visto nelle dirette televisive che affollano queste giornate infinite, ieri non si è spostata di una virgola. Oggi noi del centrodestra ci siamo astenuti, è stata una tecnica parlamentare - consentita dai regolamenti - per distinguere il nostro voto (anzi, i nostri voti), il voto del centrodestra, dalle schede bianche e da quelle di coloro che invece hanno partecipato alla quarta chiamata del presidente della Camera.

 

Avessimo votato scheda bianca questo conteggio non sarebbe stato possibile, ci saremmo confusi con grillini e centrosinistra. Intanto in serata è girata la voce di un candidato proposto dal centrodestra per oggi: Franco Frattini, politico e magistrato, due volte ministro degli esteri nei governi Berlusconi, commissario europeo e dallo scorso 14 gennaio Presidente del Consiglio di Stato. A noi di Fratelli d’Italia Frattini va bene, come vanno bene tutti i candidati proposti dal centrodestra che abbiano alto profilo. La situazione resta complicata, nella storia delle elezioni quasi mai il Capo dello Stato è stato eletto velocemente, nel giro di pochi sedute. Si è andati spesso alle lunghe (per Giovanni Leone nel 1971 ci vollero 23 scrutini, per Oscar Luigi Scalfaro nel 1992 ce ne vollero 16, tanto per citarne alcuni). La matassa va  sbrogliata quanto prima, d’accordo, la situazione nel Paese è drammatica. Ma ribadisco: trovo inaccettabile che qualunque candidato proponga il centrodestra sia inaccettabile solo perché lo proponiamo noi. Dopo ogni nome che facciamo scatta sistematicamente il killeraggio: quello 10 anni fa ha fatto questo, quello 20 anni si è macchiato di quell’altra nefandezza, quell’altro ha quello scheletro nell’armadio. Obbiettivamente: basta. Per figure che hanno ricoperto - o ricoprono - altissimi incarichi istituzionali, Frattini compreso. Ieri pensavo si potesse chiudere, lo ammetto. E invece siamo ancora qui a cercare convergenze su nomi che possano mettere d’accordo tutte le forze politiche. Il Presidente della Repubblica non può essere un uomo di parte, ma l’arbitro della partita. E la sua neutralità - anche fosse eletto con una connotazione politica precisa - deve partire un secondo dopo la sua nomina. Nell’interesse del nostro Paese, prima che della politica.

*presidente della Regione Marche
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Ultimo aggiornamento: 15:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA