Messina Denaro, tumore al quarto stadio: ricoverato a L'Aquila è in gravi condizioni

Presentata un'istanza di ricovero urgente

Nella foto l'avvocato Alessandro Cerella del Foro di Vasto.
Nella foto l'avvocato Alessandro Cerella del Foro di Vasto.
di Marcello Ianni
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Martedì 8 Agosto 2023, 12:58 - Ultimo aggiornamento: 9 Agosto, 00:14

Matteo Messina Denaro è ricoverato nell'ospedale San Salvatore dell'Aquila. Lo si apprende da fonti sanitarie. Il boss mafioso è stato trasferito dal carcere, dove si trova al 41 bis, al reparto di chirurgia con imponenti misure di sicurezza, operato per un'occlusione intestinale. «È completamente incompatibile con il regime carcerario soprattutto in quello più duro del 41bis.  Con un tumore al quarto stadio, con la difficoltà anche a reggersi in piedi, deve essere immediatamente ricoverato». Lo dichiara, l’avvocato abruzzese (di Vasto, in provincia di Chieti), Alessandro Cerella, che dal 25 giugno scorso affianca l’avvocata Lorenza Guttadauro nella difesa del boss mafioso. I due legali presenteranno al tribunale della Libertà dell’Aquila, un'istanza di ricovero urgente all’ospedale dell’Aquila, luogo nel quale il detenuto in regime di 41bis ha già subito un intervento chirurgico urologico il 27 giugno scorso, con un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine attorno al presidio.  

Messina Denaro, la malattia peggiora: si aggravano le condizioni del boss, sottoposto a nuova Tac

Matteo Messina Denaro, le condizioni

Secondo il legale, le condizioni di salute di Matteo Messina Denaro si sono aggravate nelle ultime settimane, tanto che il detenuto - riferisce Cerella - è costretto ad alimentarsi soltanto con succhi di frutta ed altri integratori. «Sul punto – ha aggiunto il legale – voglio evidenziare il lavoro straordinario, encomiabile che lo staff diretto dal professore Mutti porta avanti fin dal primo momento che ha preso in cura il mio cliente». Il quadro clinico aggravato sta portando il boss di Castelvetrano a continui ricoveri lampo all’ospedale dell’Aquila, l’ultimo la settimana scorsa. Il boss, condannato all’ergastolo per le stragi del 1992-1993, è detenuto all’Aquila dal 16 gennaio scorso, dopo essere stato arrestato a Palermo dai carabinieri del Ros.

 

La cattura

Proprio la sua malattia ha portato gli investigatori e i magistrati sulle sue tracce.

In un pizzino ritrovato il 6 dicembre a casa della sorella Rosalia è stato trovato un diario clinico del latitante, con le operazioni subite, gli esami e i cicli di chemioterapia. Nel carcere dell’Aquila, Matteo Messina Denaro è seguito da uno staff medico che, in vista del trasferimento, hanno realizzato una sala ad hoc vicino la cella, dove effettuare le terapie chemioterapiche. Proprio com'era avvenuto con Bernardo Provenzano, l’altro storico capomafia, che nell’ultimo periodo della sua vita venne ricoverato in una struttura carceraria dell’ospedale di Parma. Subito dopo il trasferimento di Denaro nel supercarcere dell’Aquila, il boss trapanese ha incontrato la figlia e le sorelle. 

La richiesta del legale

Le condizioni di Messina Denaro «sono peggiorate e non sono compatibili con il carcere duro». È quanto afferma l'avvocato del boss mafioso Alessandro Cerella sostenendo che «deve essere assistito 24 ore al giorno». Cerella ha incontrato il boss nel carcere de L'Aquila a fine luglio. «A strettissimo giro - aggiunge - presenteremo istanza per il ricovero ospedaliero».

Le richieste

Messina Denaro, dice ancora l'avvocato, «assume un pò di acqua ed integratori ed è molto dimagrito. I medici dell'ospedale dell'Aquila che lo hanno preso in cura da gennaio non lo vedono tutti i giorni e lui ha bisogno di una assistenza giorno e notte da parte di una infermiera». Per questo, sostiene, deve essere trasferito in ospedale. «Con la mia collega Lorenza Guttadauro, che è sua nipote - conclude il legale - stiamo decidendo la strategia più efficace».

Le dichiarazioni del boss

«Io mi sento uomo d'onore ma non come mafioso. Cosa nostra la conosco dai giornali». Così Matteo Messina Denaro nel lungo interrogatorio depositato oggi e reso dopo la cattura al procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e all'aggiunto Paolo Guido. «La mia vita non è stata sedentaria, è stata una vita molto avventurosa, movimentata», ha detto ammettendo la latitanza e di aver comprato una pistola, ma di non averla mai usata e di non aver fatto omicidi e stragi.

 

Ai magistrati, per spiegare il cambio di passo sulla gestione della latitanza il 13 febbraio scorso ha citato il proverbio ebraico: «se vuoi nascondere un albero piantalo in una foresta». «Ora che ho la malattia e non posso stare più fuori e debbo ritornare qua...», si è detto dopo aver scoperto di avere il tumore «allora - ha raccontato - mi metto a fare una vita da albero piantato in mezzo alla foresta, allora se voi dovete arrestare tutte le persone che hanno avuto a che fare con me a Campobello, penso che dovete arrestare da due a tremila persone: di questo si tratta». Ma, ha precisato, in paese in pochi conoscevano la sua vera identità. «A Campobello mi sono creato un'altra identità: Francesco». «Giocavo a poker, mangiavo al ristorante, andavo a giocare», ha spiegato. Una vita normale per passare inosservato.

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