Zona rossa, resa dei conti governo-regioni sui 21 paramentri: ecco chi rischia

Giovedì 19 Novembre 2020 di Mauro Evangelisti
Zone rosse, resa dei conti governo-regioni sui 21 paramentri: ecco chi rischia

Ventuno parametri per decidere quali regioni "chiudere" con le misure più rigorose (fascia rossa), quali con quelle severe ma meno invadenti (fascia arancione), a quali riservare i provvedimenti che valgono comunque per tutto il Paese (fascia gialla) dove si trovano ormai solo Lazio, Veneto, Molise, Sardegna e provincia autonoma di Trento).

La diatriba

In un documento riservato il Cts ha chiesto di rendere più efficace il sistema, perché il flusso di dati così articolato costringe la cabina di regia formata da Ministero della Salute, Istituto superiore di Sanità e rappresentanti delle Regioni ad affidarsi a numeri aggiornati alla settimana precedente. E anche le Regioni, nell’incontro del pomeriggio con il governo, oggi chiederanno di limitare a 5 i parametri: rapporto positivi/tamponi, Rt (indice di trasmissione), tasso occupazione posti letto in terapia intensiva e area medica (gli altri reparti oltre alla rianimazione dove ci sono pazienti Covid), numero e tipologie di operatori dedicati al contaci tracing. Le Regioni chiedono anche che per gli asintomatici da isolare sia sufficiente il responso del tampone antigenico, visti i tempi lunghi dei tamponi molecolari che dovrebbero essere riservati solo a chi deve essere curato perché ha sintomi.

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Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha già fatto sapere che il sistema dei 21 indicatori (in vigore fino al 3 dicembre per quanto riguarda la suddivisione in fasce se non ci sarà un nuovo Dpcm a prorogarlo) resta il più affidabile.

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Gli indicatori

Ma quali sono questi 21 indicatori? Si parla spesso dell’Rt, l’indice di trasmissione che misura la velocità del contagio, la cui validità di recente è stata messa in discussione da alcuni esperti in questa fase della pandemia: ad ogni modo se resta sotto 1,25 una Regione non può finire in faccia arancione o rossa; c’è molta attenzione sulla percentuale di posti letto occupati (non deve superare il 30 per cento in terapia intensiva, il 40 in area medica). Secondo Agenas sono già 17 le regioni o provincie autonome che hanno una occupazione sopra i limiti delle terapie intensive. Ma il sistema è molto più complesso. Di fatto i 21 indicatori sono divisi in tre settori come indicati nel Dm del 30 aprile: 1. capacità di monitoraggio; 2. capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione; 3. trasmissibilità dei contagi e tenuta dei servizi sanitari. 

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Alcuni esempi: nel primo settore rientrano il numero dei casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza e il numero notificati per mese con storia di ricovero in ospedale in cui sia precisata data di ricovero in rapporto al totale di casi con storia di ricovero in ospedale notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo. Vale sia per l’area medica sia per le terapie intensive. In questo settore di fatto con 6 indicatori si scatta la fotografia precisa dell’andamento dell’epidemia. Nel secondo, altri 6 indicatori, ci sono, tra le altre cose, la percentuale tamponi positivi e il tempo che trascorre tra la data di inizio sintomi e la data di diagnosi. Infine, nel terzo si guarda anche al sovraccarico della rete ospedaliera, non solo nel momento ma anche come previsione. In base all’Rt una regione finisce nelle scenario 3 o 4, se il giudizio finale sui 21 indicatori è di rischio alto ecco la fascia arancione o rossa.

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Regioni a rischio

Quali Regioni rischiano misure più severe? La cabina di regia si riunisce domani, va capito se la Puglia può finire in fascia rossa, anche se il governatore Emiliano ha giocato di anticipo chiudendo autonomamente due province in sofferenza (Foggia e Bat); la Basilicata è in una situazione delicata; sotto osservazione anche la Liguria, ma Toti è fiducioso. Lazio e Veneto, stando ai dati conosciuti, dovrebbero restare in fascia gialla. 

 

Ultimo aggiornamento: 19:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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