Ucraina, ok Cdm: carbone per le centrali se Putin chiude i rubinetti. Missili e munizioni a Kiev. Stato d’emergenza per gestire i profughi

I provvedimenti in Consiglio dei ministri

Ucraina, ok Cdm: armi a Kiev e stato di emergenza fino al 31 dicembre. Sì a riaperture delle centrali a carbone
Ucraina, ok Cdm: armi a Kiev e stato di emergenza fino al 31 dicembre. Sì a riaperture delle centrali a carbone
di Marco Conti
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Lunedì 28 Febbraio 2022, 17:24 - Ultimo aggiornamento: 1 Marzo, 09:14


L’Italia darà armi all’esercito ucraino. Missili antiaerei Stinger, missili anticarro Spike, mitragliatrici Mg e munizioni saranno consegnati direttamente a Kiev. Il decreto è stato messo a punto nel consiglio dei ministri di ieri pomeriggio nel quale è stato approvato anche un piano d’emergenza per l’energia e per assistere la valanga di profughi che già preme alle frontiere.

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Armi e stato di emergenza fino al 31 dicembre

L’eventualità che si arrivi al razionamento del gas e all’utilizzo di carbone e olio combustibile per mandare avanti le centrali che adesso vanno avanti con il gas russo, viene prevista qualora Mosca decidesse di chiudere i rubinetti. Al momento non c’è questo rischio ma il governo ha preparato un piano che assegna al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, il compito di adottare con «provvedimenti e atti di indirizzo» misure «finalizzate all’aumento della disponibilità di gas e alla riduzione programmata dei consumi di gas previste dal Piano di emergenza». Spetterà a Terna spa predisporre «un programma di massimizzazione dell’impiego degli impianti di generazione di energia elettrica con potenza termica nominale superiore a 300 MW che utilizzino carbone o olio combustibile in condizioni di regolare esercizio, per il periodo stimato di durata dell’emergenza» o fino a quando «indicato dal Mite».

IL TESTO

Nel testo c’è anche l’impegno a spingere sulle rinnovabili. Per assistere gli ucraini che stanno cercando rifugio in Italia - che già ospita 250 mila connazionali - il decreto prevede il rafforzamento della rete di accoglienza stabilendo «un incremento di 13 mila posti dei centri straordinari che potranno essere attivati dai Prefetti e un potenziamento di ulteriori 3.000 posti del sistema di accoglienza e integrazione. Inoltre i cittadini ucraini potranno essere ospitati nei centri di accoglienza anche indipendentemente dal fatto che abbiano presentato domanda di protezione internazionale. Viene anche «istituito un apposito Fondo da 500 mila euro per finanziare misure di sostegno per studenti, ricercatori e docenti ucraini affinché possano svolgere le proprie attività presso università, istituzioni per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica ed enti di ricerca italiani». 


I MATERIALI

La parte più complessa, e per la quale Mario Draghi è stato obbligato a chiamare al telefono Giuseppe Conte e Matteo Salvini, è quella relativa all’invio di armi all’esercito ucraino sino al 31 dicembre. I maldipancia più forti si registrano nel M5S e potrebbero oggi manifestarsi al momento del voto.  Nel decreto non si dettaglia con un elenco, ma si rimanda ad un provvedimento che verrà assunto dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini dopo il voto favorevole del Parlamento. La risoluzione, sulla quale si è lavorato sino a tarda sera, verrà votata oggi dalle Camere dopo l’intervento del presidente del Consiglio. Nel decreto si legge che «fino al 31 dicembre 2022, previa risoluzione delle Camere, è autorizzata la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina, in deroga alle disposizioni» vigenti. La Nato si sta occupando di organizzare le modalità della consegna delle armi con un ponte aereo sino alla frontiera ucraina e poi, probabilmente, con convogli terrestri. Le armi che l’Italia dovrebbe mandare in Ucraina sono classificate come “leggere” e utili, secondo gli esperti, in un contesto di conflitto “urbano” e di resistenza.

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