Riaperture e ristoranti, Draghi: regole meno rigide. Da maggio cena fuori casa

Martedì 13 Aprile 2021 di Mauro Evangelisti e Alberto Gentili
Riaperture, Draghi: regole meno rigide. Da maggio cena fuori casa

Maggio sarà il mese delle riaperture. Tutto dipende dall’andamento dei contagi e dai progressi della campagna vaccinale. Ma a metà del mese prossimo si prevede di avere somministrato almeno una dose al 75 per cento dei soggetti più a rischio, gli over 70. E questo lascia margini di manovra. Mentre viene escluso da fonti di governo l’obbligo di fare il tampone prima di andare al cinema o a teatro, c’è uno scenario che consentirebbe di tornare a cena al ristorante anche di sera. Due gli obiettivi da raggiungere: consolidare l’Rt (l’indice di trasmissione del virus) attorno a 0,8 (nel report di venerdì era a 0,92) e, come detto, vaccinazione diffusa, almeno con una dose, dei più anziani, perché in questo modo anche un’eventuale ripresa del contagio non travolgerebbe coloro che sono più a rischio e, di conseguenza, eviterebbe che gli ospedali vadano in sofferenza.

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Le ipotesi

Più nel dettaglio, ci sono due ipotesi. La prima: aspettare il primo maggio per ripristinare il giallo (con conseguente apertura a pranzo di tutti i ristoranti nelle Regioni che meritano quella classificazione) e valutare successivamente anche l’attività serale con innalzamento quanto meno a mezzanotte del coprifuoco. La seconda, su cui spinge la Lega: anticipare di una settimana, a condizione che nei prossimi due report l’indice di trasmissione su base nazionale cali significativamente insieme all’incidenza dei nuovi casi che però continua a essere molto alta.

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Di certo c’è che Mario Draghi, tra proteste di piazza e partiti di maggioranza che invocano un allentamento delle misure restrittive, cerca di correre ai ripari. Così, oltre a lavorare a un nuovo scostamento di bilancio per garantire «adeguati ristori» alle categorie colpire dalle chiusure, il premier ha chiesto al Comitato tecnico scientifico (Cts) di scrivere dei nuovi protocolli settore per settore. Nuove regole che, pur garantendo la sicurezza, siano «meno rigide» per permettere alle categorie fin qui strozzate dal Covid una «riapertura reale, sostenibile e non solo di facciata».

Insomma: bisogna consentire, secondo Draghi, a chi rialza la saracinesca di «fare cassa». E non di vivacchiare. Il premier, a causa del rischio-varianti ancora molto alto, resta comunque fedele alla linea della «massima prudenza» cara al ministro della Salute Roberto Speranza. «E non fisserà alcuna road map delle riaperture», spiegano a palazzo Chigi «fino a quando non saranno scesi i contagi, il numero dei morti e dei ricoveri nelle terapie intensive». E, soprattutto, «finché non sarà stato allontanato il rischio-contagio per le persone anziane, quelle che se si ammalano hanno più probabilità di finire ricoverate in ospedale: la ragione per la quale il commissario Figliuolo ha ribadito la necessità di procedere con le somministrazioni per fasce d’età». In estrema sintesi: «Si procederà con le riaperture solo quando la campagna vaccinale avrà coperto il maggior numero possibile di anziani». Posizione condivisa dal ministro degli Affari regionali, Mariastella Gelmini: «La priorità è mettere in sicurezza le categorie più a rischio». Segue postilla: «Aprile è stato ed è il mese del ritorno a scuola, maggio deve essere il mese delle riaperture delle attività economiche».

PIÙ SPETTATORI AL CINEMA

Ed è a questo, con i nuovi protocolli, cui lavora il Cts. Il coordinatore Franco Locatelli, ieri in visita al premier, e il portavoce Silvio Brusaferro hanno incontrato Dario Franceschini. Il ministro della Cultura ha fatto presente che «il settore dello spettacolo vive una situazione non più sostenibile». E oggi invierà al Cts una proposta che, quando tornerà la zona gialla, prevede la riapertura di cinema e teatri con una maggiore capienza: non più l’attuale 25%, ma il 50% con un tetto massimo di 500 spettatori al chiuso (ora è di 200) e di mille all’aperto (attualmente è di 400). In più Franceschini chiederà di consentire alle Regioni di sperimentare, solo all’aperto, eventi con più spettatori ma con misure di sicurezza aggiuntive. Non il tampone però: «È impraticabile e nessuno l’ha mai proposto», fanno sapere dal ministero della Cultura. Sul fronte di bar e ristoranti una accelerazione potrà essere consentita per l’attività all’aperto, perché ormai è dimostrato che al chiuso l’aerosol favorisce la trasmissione del virus, nonostante le distanze. All’esterno, invece, mantenendo le distanze, le probabilità di contagio diminuiscono. Per questo, ad essere avvantaggiati nella road map delle riaperture saranno i ristoranti con i dehors. Per poter accedere al locale, se il Cts non deciderà un allentamento delle misure, bisognerà aver prenotato in anticipo. Più stringenti le regole per i bar, per i quali resterà vietata la vendita delle bevande d’asporto in modo da evitare gli assembramenti fuori dai locali. 
 

 

 

Ultimo aggiornamento: 14 Aprile, 09:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA