Green pass, sì delle Regioni: «Meglio delle chiusure». Ma è battaglia sui colori

Mercoledì 21 Luglio 2021 di Marco Conti
Green pass, sì delle Regioni: «Meglio delle chiusure». Ma è battaglia sui colori

Al grido «meglio il Green Pass del lockdown», anche i presidenti di Regione leghisti si siedono al tavolo con il governo malgrado le intemerate di Matteo Salvini. Obiettivo arrivare domani in consiglio dei ministri al decreto che cambierà i parametri delle zone colorate definendo anche cosa si potrà fare solo se vaccinati. Ancora un giorno per limare il testo anche perché molti punti sono ancora da definire e, prima del Consiglio dei ministri di domani, si riuniranno di nuovo (domani stesso, o forse già oggi) le Regioni e la cabina di regia con il premier Draghi, il Cts e i ministri competenti. 

 

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Le terapie

Sulla filosofia di fondo non c’è spaccatura tra Regioni e governo. Le prime condividono l’esigenza di dover limitare alcune attività a chi non è vaccinato, mentre l’esecutivo ha accolto la richiesta del cambio dei parametri che fanno scattare i colori. Senza un cambio dei criteri, infatti, già da lunedì prossimo Sicilia e Sardegna rischiano di passare in “giallo” per colpa dell’alto numero di contagi. I parametri però cambieranno tenendo soprattutto conto del tasso di ospedalizzazione visti gli effetti relativi che produce la variante Delta sui giovani e su chi è già vaccinato. La disputa è sulla percentuale. Le Regioni ritengono che il 5% di occupazione delle terapie intensive, e il 10 delle aree mediche, sia troppo basso per far scattare la zona gialla e spingono per alzare al 15 e 20. Anche a costo di ridurre da 4 a 3 le fasce. 
E’ possibile che si possa trovare un’intesa a metà strada lasciando le quattro fasce colorate e il rapporto 30%- 40% già fissato per finire in zona rossa. Il parametro, che sarà ora più determinante dell’incidenza dei contagi, dovrà tener presente l’andamento della campagna vaccinale e sarà anche presa in considerazione la geografia ospedaliera dei vari territori. L’intesa sulle soglie potrebbe quindi fermarsi al al 10 e al 15% di ospedalizzazioni in intensiva e non. Con la ridefinizione dei parametri si stabilirà anche un numero minimo giornaliero di tamponi, molto probabilmente 150 ogni centomila abitanti.
L’obiettivo principale del governo resta la campagna vaccinale che intende spingere al massimo. Visto ciò che sta accadendo in molti Paesi europei alle prese con la variante Delta, solo la doppia dose garantisce protezione e di non finire in terapia intensiva. Disputa in corso anche sul “pass” che si ottiene solo dopo aver completato la vaccinazione e che potrebbe essere necessario per poter effettuare una serie di attività soprattutto al chiuso. L’obiettivo è quello di rendere sempre più esteso il vaccino per potersi muovere in sicurezza. Il governo cerca quindi un’intesa con le regioni per una graduale estensione del “pass” che per ora potrebbe essere limitato alle sole attività al chiuso.
«Il governo è intenzionato ad estendere l’uso del green pass anche ai servizi alla persona», sostiene il presidente della Conferenza delle Regioni e del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, a margine dell’incontro con i governatori. L’intenzione dell’esecutivo sarebbe, per Fedriga, quella di limitare ai soli vaccinati (oppure ai guariti e ai negativi al tampone) l’ingresso dal parrucchiere o dall’estetista. Una linea che i presidenti di Regione contestano volendo circoscrivere l’utilizzo del Green Pass alle sole attività che non hanno ancora riaperto, discoteche e grandi eventi, e imporre l’utilizzo per tutta una serie di attività solo per le regioni che non sono in zona bianca. Quindi niente ristoranti e bar, almeno per ora. 

 

 

 

Gli effetti

È probabile che tra le attività cui accedere con Green pass ci siano sia i trasporti di lunga percorrenza e i regionali oltre che i ristoranti ma solo al chiuso. «Complicato dividere tra prima e seconda dose», sostengono al ministero della Salute, e quindi non resta che procedere per gradi. Il decreto non dovrebbe occuparsi di scuole ed eventi sportivi, inclusa la capienza degli stadi, lasciando quindi ad un nuovo decreto il compito di stabilire chi e come sarà sottoposto ad obbligo vaccinale. In discussione anche la possibilità di accesso alle attività per chi effettui un tampone nelle 48 ore precedenti. La maggioranza resta divisa sulla scansione ed estensione delle misure. La proroga dello stato d’emergenza, che scade a fine mese, è certa ma potrebbe superare la fine di ottobre - come ipotizzato - e arrivare sino a fine anno. 
Occirre «utilizzare in modo intelligente e io penso estensivo il Green pass come strumento fondamentale che ci può consentire di governare questa fase, e ancora insistere perché la campagna di vaccinazione continui nel modo più determinato e rigoroso possibile», sostiene il ministro della Salute Roberto Speranza. 

 

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Ultimo aggiornamento: 10:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA