Green pass, via nell'Ue ma Italia in ritardo (e paga il turismo). Grecia, Croazia e Spagna già pronte

Mercoledì 9 Giugno 2021 di Francesco Malfetano
Green pass, via nell'Ue ma Italia in ritardo (e paga il turismo). Grecia, Croazia e Spagna già pronte

Un milione di cittadini europei ha già ottenuto il Digital Covid Certificate della Ue. Tra loro però non c’è alcun italiano. Sì perché il cosiddetto green pass della Unione, che ha appena incassato l’importante via libera del Parlamento europeo, in Italia non ha terminato la fase di test. A differenza di quanto invece è già avvenuto in ben nove Paesi del Vecchio Continente. Tra cui peraltro figurano anche Spagna, Grecia e Croazia, ovvero tre dei principali competitor a livello turistico per il Belpaese (gli altri sono Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Lituania e Polonia).

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Proteste degli operatori turistici - E se è vero che il pass sarà attivo solo a partire dal primo luglio per tutti, lo è anche che questo ritardo crea confusione per i viaggiatori stranieri che hanno in mente di prenotare le proprie vacanze nella Penisola proprio a luglio e, consultando le indicazioni ufficiali disponibili sui nostri portali ministeriali, non trova traccia del green pass Ue. Non è quindi un caso se gli operatori turistici hanno già iniziato a protestare. E non lo è neppure se a questa confusione si somma quella denunciata dal governatore del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fedriga: «Sul Green pass stiamo chiedendo di avere chiarezza sull’applicabilità perché ad oggi non c’è quello europeo e dobbiamo dare certezze a delle categorie - ha spiegato ieri - penso ad esempio al wedding che è un settore già devastato dalla pandemia».

 

 

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Gli obiettivi

In pratica, al momento, sembrerebbe essere stato mancato l’obiettivo di avere a disposizione il certificato digitale Ue già dal 15 giugno. Orizzonte temporale indicato da Mario Draghi lo scorso 25 maggio, durante una conferenza stampa tenuta a margine del consiglio europeo.
Il ritardo italiano nella fase di test è inoltre evidenziato dalla stessa Ue che inserisce la Penisola tra i Paesi «tecnicamente connessi» alla piattaforma che permette ai database dei 27 di comunicare tra loro, ma ancora non in grado «di rilasciare la certificazione». In altre parole: l’agognato documento comunitario che consente di viaggiare tra i Paesi della Ue senza dover sottoporsi a quarantene o tamponi se si è vaccinati o guariti dal Covid, in Italia ancora non c’è. E il ministero della Salute, che si sta occupando degli ultimi test, per ora si limita a dire che «a giorni ci saranno novità». Al momento quindi bisogna accontentarsi delle novità che arrivano da Bruxelles dove, appunto, con il voto in Parlamento di martedì e l’approvazione di ieri mattina, si è quasi sbloccata la pratica (a livello formale manca un ultimo passaggio in Consiglio). In realtà però, per quanto siano stati anche resi noti alcuni dettagli sul funzionamento del pass, permangono dei dubbi che rischiano di rendere ancora più caotica la situazione.

 

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Il funzionamento

Andiamo però con ordine. Avranno accesso alla certificazione le persone vaccinate (dal 14esimo giorno successivo alla vaccinazione), i guariti dal Covid e le persone in possesso di un referto negativo ad un test molecolare da effettuare 72 ore prima dello spostamento. Tuttavia se è stato definito che il pass durerà 6 mesi per i guariti e 9 per i vaccinati, non c’è invece una linea unica di pensiero rispetto alla prima o alla seconda dose. In pratica saranno i singoli Paesi a decidere se per ottenere il passaporto vaccinale basterà aver ricevuto la prima dose (come fa l’Italia anche per il certificato nazionale) oppure se è necessario aver completato il ciclo vaccinale. Presto per dirlo. Meno incerto invece, il funzionamento del pass. Ponendo che sarà cura delle autorità sanitarie aggiornare i database (per cui l’ente che vaccina o certifica la guarigione, oppure il laboratorio o la farmacia che effettua i test), la certificazione sarà costituita da un codice Qr e avrà due possibili formati: uno digitale e uno cartaceo. Nel secondo invece bisognerà richiedere alla struttura in questione l’invio della propria certificazione. Nel primo caso, in Italia, il pass sarà caricato sull’app Io oppure su Immuni (funzione che, in ragione del ritardo italiano, ancora non è disponibile) e quindi servirà avere l’identità digitale Spid o un documento di riconoscimento elettronico. 
Una modalità, quest’ultima, che sarebbe fondamentale implementare da subito per estendere l’uso del pass magari alle discoteche (come chiesto dai gestori) o anche ad altre attività che sono soggette a limitazioni (cinema e teatri ad esempio). Ma questo, nonostante la provincia autonoma di Trento lo faccia già con l’app Coronapass - e anche la Campania sarebbe pronta grazie ad una tessera inviata ai cittadini vaccinati - sembra un miraggio. Soprattutto dopo il pugno duro del Garante della Privacy che dopo aver intimato un primo alt all’iniziativa campana ha imposto anche lo stop dell’app Mitiga che si poneva proprio l’obiettivo di riportare la gente negli stadi o agli eventi. 
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Ultimo aggiornamento: 11 Giugno, 10:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA