Governo, gli “schiaffi” a Salvini e i dubbi dei big. Ma nella Lega non si trova uno sfidante

Martedì 7 Settembre 2021 di Emilio Pucci
Gli schiaffi a Salvini e i dubbi dei big. Ma nella Lega non si trova uno sfidante

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Fino alle amministrative Salvini porterà avanti la politica dei due forni: un po' di governo e un po' di lotta, i selfie con Meloni e gli attacchi ai ministri invisi e le correzioni di rotta come quella sul Green pass. Ma al netto delle tensioni sui provvedimenti sul tavolo dall'estensione del passaporto sanitario, con il ministro dello Sviluppo economico Giorgetti e i governatori favorevoli, agli affondi su Quota 100, sul fronte dell'immigrazione e del reddito di cittadinanza la priorità del Capitano è compattare il partito in vista dell'appuntamento del 3 e 4 ottobre. Perché se con i presidenti di Regione è rientrato il cortocircuito con le proposte avanzate sul pass e con le trattative sugli emendamenti con l'esecutivo, resta il timore di un Ko alle elezioni.

 

 

Ieri Salvini ha riunito il federale per chiedere a tutti i leghisti il massimo impegno sul territorio. Ma la paura è che nelle grandi città si riesca a vincere solo a Torino. Con possibile exploit a Novara e, ci si augura, a Varese. Più difficile Roma, proibitivi Bologna, Milano e gli altri comuni importanti dove si va alle urne. Da qui la spinta dei big a puntare sui voti di partito per evitare che FdI possa rivendicare sorpassi o che possa verificarsi una erosione dei consensi tale da parlare di crisi.

«Il problema argomenta un esponente del Carroccio è che molti candidati non tirano. Comunque noi quasi dappertutto siamo all'opposizione. Chi ha tutto da perdere sono gli altri, per noi quello che arriva è solo guadagnato». «Storicamente dice un altro dirigente lumbard alle comunali noi andiamo male. Non abbiamo le forze per vincere ma qui il problema è che tutti gli sforzi di Salvini sono stati vanificati, soprattutto al Sud. Non siamo riusciti a creare il partito, ci siamo affidati ad arrivisti che puntano solo a salvaguardare il proprio orticello. Siamo tornati a percentuali del 5%».

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CRITICHE

Le critiche al segretario nei giorni scorsi non sono mancate ma quando si tratta di correre per prendere voti sono tutti al fianco dell'ex ministro dell'Interno. O quasi tutti. Perché tra i fedelissimi di Salvini nei gruppi parlamentari c'è chi denuncia un tentativo da parte dell'ala governista di volersi sfilare dalla contesa. «Siamo tornati ai tempi di Bossi, c'è chi mina l'unità ma il gruppo dirigente sostiene un deputato di primo piano alla fine sarà compatto, collaborativo. Salvini è l'unico leader politico in Italia». «C'è dice un altro salviniano chi gioca a perdere per aprire una nuova fase». In realtà la leadership non è in discussione, con il Capitano che promette 80 comizi da qui alla data fatidica. E chi punta su Fedriga o su Zaia come alternativa ammette che entrambi, così come Giorgetti, non metterebbero la faccia per sfidare il segretario in vista delle Politiche.

I malpancisti, però, chiedono che il diretto interessato condivida di più la linea con i colonnelli, che dia carta bianca a chi gli sta vicino e che ci sia maggiore chiarezza sulla strategia. «Perché - osserva un colonnello non è possibile che prima sia Borghi a rappresentare il partito e poi si cambi linea 48 ore dopo». Fermo restando che la maggioranza nella Lega non si attesta sulle posizioni estremiste di chi è sfilato in piazza al fianco dei No vax. «E' stato un errore alzare lo scontro, ci ha bacchettato persino il Capo dello Stato», protesta un esponente che sposa la linea Draghi. Giorgetti in ogni caso durante la segreteria ha assicurato che non esistono due partiti: «Nessuna divisione con Salvini. Storicamente provano a dipingere due Leghe per attaccarci», ha osservato.

 

TRANELLI

L'appello alla compattezza è arrivato direttamente da Matteo: «Non bisogna cadere nel vecchio tranello. Sono i nostri nemici che puntano a metterci l'uno contro gli altri. La verità è che stanno facendo di tutto per buttarci fuori dal governo». L'ex ministro dell'Interno in ogni caso ha ribadito che la posizione della Lega è chiara: «Il documento con i presidenti di Regione sul Green pass è stato votato all'unanimità».

Ma ha anche denunciato un clima di attacco nei confronti della Lega. «Tentano di dipingerci come dei No vax ma non lo siamo», si è sfogato. Per poi attaccare pubblicamente chi come il ministro Speranza continua a spargere allarmismo: «Perché deve parlare di chiusure e lockdown anzitempo? Più del 70% degli italiani è vaccinato, e chiudere sarebbero un suo fallimento». L'obiettivo è chiedere chiarimenti proprio al premier Draghi.

 

Ultimo aggiornamento: 8 Settembre, 10:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA