Ghali e lo «stop al genocidio» a Sanremo diventa un caso. L'ambasciatore israeliano: «Palco sfruttato per diffondere odio»

L'affondo della comunità ebraica all'indomani delle dichiarazioni del rapper al termine della sua performance durante la finale del Festival

Ghali e lo «stop al genocidio» a Sanremo diventa un caso. L'ambasciatore israeliano: «Palco sfruttato per diffondere odio»
di Riccardo Palmi
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Domenica 11 Febbraio 2024, 15:54 - Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio, 00:32

Nel day after dell'Ariston le polemiche per il secondo posto di Geolier e la vittoria di Angelina Mango lasciano il palco a Ghali. A far discutere è l'appello «stop al genocidio» lanciato dal rapper al termine della sua esibizione durante la finale sanremese di sabato sera. «Ritengo vergognoso che il Festival sia stato sfruttato per diffondere odio e provocazioni in modo superficiale e irresponsabile», è l'affondo su X dell'ambasciatore israeliano a Roma, Alon Bar. 

Ghali, la risposta all'attacco dell'ambasciatore d’Israele: «Questa politica del terrore non va bene. La gente ha paura di parlare»

Ghali e il genocidio sul palco di Sanremo

«Nella strage del 7 ottobre - si legge - tra le 1200 vittime, c'erano oltre 360 giovani trucidati e violentati nel corso del Nova Music Festival. Altri 40 di loro, sono stati rapiti e si trovano ancora nelle mani dei terroristi. Il Festival di Sanremo avrebbe potuto esprimere loro solidarietà. È un peccato che questo non sia accaduto». Una presa di posizione a cui Ghali - classificatosi al quarto posto - durante dopo festival su Rai1 risponde limitandosi a rivendicare il suo ruolo di artista e musicista. «Faccio musica, dove avrei dovuto esprimermi?» scandisce il 30enne a Mara Venier, ricordando come si occupi di questi temi - lui, nato in Italia da una famiglia di origine tunisina - sin dall'inizio della sua carriera. «Ho sempre parlato di questi temi da quando sono bambino. Non dal 7 ottobre» conclude.

 

L'episodio, verificatosi dopo che Ghali ha cantato la sua "Casa mia" e come un dialogo sul palco con il pupazzo-alieno Rich Cholino che ha caratterizzato le sue esibizioni in Liguria, sollecita anche una risposta della presidente delle Comunità ebraiche italiane, Noemi Di Seghi. «La vincitrice Angelina, assieme ai vincitori degli altri paesi e di Israele, saranno all'Eurovision: auspico che almeno lì non si verifichi alcun episodio di distorsione e boicottaggio.

Da qui all'Eurovision mi appello a ricordare ogni giorno i 136 ostaggi, anche loro hanno diritto alla loro musica e di tornare alla loro casa».

IL FRONTE POLITICO
Spaccato invece il fronte politico italiano. La Rai, per il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, deve chiedere «scusa ed esprimere solidarietà al popolo di Israele. Mi rattrista leggere il "tweet" dell'ambasciatore israeliano in Italia, Alon Bar». «Chi attacca Ghali dovrebbe interrogare la propria coscienza. Ghali non deve chiedere scusa ma deve essere applaudito» dice invece il deputato e leader dei Verdi Angelo Bonelli dando il là a un ping pong di dichiarazioni che sembra destinato a proseguire per un po'.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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