Decreto Draghi, Italia zona rossa per tutto aprile (ma possibili deroghe a chi fa più vaccini)

Mercoledì 31 Marzo 2021 di Alberto Gentili
Decreto Draghi, Italia zona rossa per tutto aprile (ma possibili deroghe a chi fa più vaccini)

L’Italia resta ancora in rosso o in arancione. Ma la nuova stretta, che da martedì lascia aperte le scuole fino alla prima media, potrebbe non durare l’intero mese di aprile: il governo potrà decidere un allentamento delle misure nelle zone del Paese dove si registreranno contagi più bassi e numeri particolarmente buoni nella campagna di vaccinazione. Non è detto, insomma, che bar e ristoranti resteranno chiusi fino al 30 aprile. «Si guarda finalmente al futuro, le scuole riaprono e i concorsi riprendono», fanno filtrare da palazzo Chigi, «pur mantenendo il necessario rigore in ragione dei dati oggettivi dell’epidemia, ora c’è un meccanismo che consente di rivedere le restrizioni prima del 30 aprile». E potranno essere premiate, tornando in giallo, le Regioni che marciano più spedite nelle somministrazioni delle dosi «alle persone anziane o fragili».

 

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IL NUOVO DECRETO

Il nuovo decreto varato ieri sera introduce in più l’obbligo del vaccino per sanitari e farmacisti, lo scudo penale per chi somministra le fiale, sblocca i concorsi pubblici dal 3 maggio. E vieta ai governatori di Regione, nonostante la contrarietà messa a verbale in Consiglio dai ministri leghisti, di chiudere le scuole fino alla prima media. Dopo giorni di tensione, Mario Draghi è riuscito a trovare una mediazione che suona come un pareggio tra il fronte rigorista incarnato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, Pd, 5Stelle, Leu e quello aperturista guidato da Matteo Salvini, scegliendo di fatto la linea mediana sostenuta dalla ministra forzista Mariastella Gelmini. Nel decreto non c’è infatti l’automatismo invocato dalla Lega, ma il Consiglio dei ministri - secondo fonti del Carroccio - «dopo Pasqua valuterà se ci sono le condizioni per un allentamento delle misure». In realtà la prima verifica arriverà con il report settimanale di venerdì 9 aprile. Pur se scontata, nel Vietnam delle chiusure che continuerà tutto il mese, la possibilità di un allentamento è accolta dal centrodestra come una “clausola di salvaguardia” anti-rigore.

 

 

«Perché noi in Consiglio dei ministri potremo far valere il nostro peso politico», dice un alto esponente forzista, «senza essere ostaggio delle ordinanze di Speranza: se i dati dell’epidemia lo consentiranno si allenta la stretta con una semplice deliberazione». Salvini, che ieri ha incontrato il ministro della Salute da cui ha avuto un «quadro dettagliato sulla gravità della situazione», invece protesta: «Basarsi su deliberazioni e non su automatismi per le eventuali riaperture non ci soddisfa, si tratta di una scelta politica e non scientifica». Poi, però, il leghista ha detto ai suoi ministri di dare il via libera. E a sera fa trapelare la convinzione di aver «commissariato Speranza e il Cts». Spiegazione: «Non è passata la linea della chiusura totale e le revisioni verso le aperture saranno sempre possibili, ogni settimana». In realtà l’impianto del nuovo decreto resta improntato alla «massima prudenza».

 

 

 

 

 

Perché, come ha detto più volte il ministro della Salute, le «regole delle zone gialle non sono in grado di contenere le varianti» del virus. E perché «la situazione degli ospedali e delle terapie intensive resta critica». Non a caso Speranza festeggia: «Sono soddisfatto, la salute resta al primo posto». Gelmini preferisce parlare di mediazione: «Draghi è riuscito a contemperare la necessità di fermare l’epidemia e di dare agli italiani una prospettiva per il futuro». Di certo c’è che per almeno le prossime due settimane resterà tutto così com’è: niente giallo, ma solo rosso e arancione, con bar, ristoranti, cinema, teatri, palestre e piscine chiusi. In più rimangono il coprifuoco dalle 22 e il divieto di superare i confini regionali.

L’OBBLIGO E LO SCUDO

Il decreto regola anche altre materie. La più delicata introduce l’obbligo di vaccinazione per tutto il personale sanitario pubblico e privato e per i farmacisti. Il vaccino viene definito un «requisito essenziale» per l’esercizio della professione. Per chi rifiuta è previsto lo spostamento a «mansioni, anche inferiori che non implicano rischi di diffusione del contagio», con il «trattamento corrispondente alle mansioni esercitate». Se ciò non è possibile, «per il periodo di sospensione non è dovuta la retribuzione».

 

 

 

Lo stop ai sanitari no-vax durerà fino al 31 dicembre e la vaccinazione potrà «essere omessa o differita» per ragioni di salute. Introdotta inoltre una «norma di garanzia»: chi effettua le vaccinazioni non potrà essere perseguito per omicidio colposo e lesioni personali colpose «verificatisi a causa della somministrazione di un vaccino». «La punibilità è esclusa», detta il decreto, «quando l’uso del vaccino è conforme» alle regole. Speranza garantisce che in sede di conversione del decreto «verrà estesa la protezione legale al personale sanitario». 

Ultimo aggiornamento: 1 Aprile, 13:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA