Berlusconi liquida Forza Italia: «Subito il partito unico», Salvini: «Niente forzature»

Berlusconi vuole il partito unico del centrodestra, ma Salvini lo gela: «Non interessa a nessuno»
Berlusconi vuole il partito unico del centrodestra, ma Salvini lo gela: «Non interessa a nessuno»
di Barbara Jerkov
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Martedì 15 Giugno 2021, 17:34 - Ultimo aggiornamento: 16 Giugno, 11:08

Aveva detto che no, Silvio Berlusconi, per carità, nessun piano di fusione con la Lega, men che meno gruppi unici. Un progetto di là da venire, ecco, un bel sogno semmai: tutto il centrodestra sotto un unico simbolo. E lo stesso avevano ripetuto per giorni i suoi fedelissimi, di fronte alle proteste di quella fetta forzista che fa capo a Carfagna, Gelmini e Brunetta e a «morire leghista» non ci tiene proprio. Macché federazione, proposta da Matteo Salvini, dunque: Forza Italia per qualche settimana è stata tutta un hic manebimus optime. Fino a ieri, quando il Cavaliere è tornato a farsi sentire, accelerando improvvisamente per riunire il centrodestra. E non in una federazione ma direttamente in un solo partito, mossa dettata da un duplice obiettivo: garantire un futuro ai fedelissimi, almeno alcuni, sotto l’ombrello salviniano, ma anche a sé stesso il pacchetto di voti necessario alla corsa al Quirinale. In serata arriva il secco no di Matteo Salvini che preferisce la federazione piuttosto che «mischiare partiti dalla sera alla mattina», come spiega a Rete 4.

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Per Berlusconi, collegato via Zoom con i suoi europarlamentari e annunciando tre nuovi arrivi a Strasburgo (uno da M5S e due dalla Lega), il modello è quello dei laburisti inglesi o i Repubblicani francesi, l’alleanza comprenderebbe il partito di Giorgia Meloni rimasto ostinatamente fuori del governo Draghi, mentre escluderebbe gli esuli di Coraggio Italia guidati da Toti e Brugnaro. È l’ex premier, insomma, a rilanciare il progetto sulla scia del Popolo della libertà che fu. E dal conclave virtuale trapela «una forte spinta» di tutti i big convenuti all’ipotesi del partitone, come fanno sapere poi fonti azzurre. I riscontri però non sono proprio tutti così entusiasti. Anzi. 


La Lega raccoglie ufficialmente la proposta, ma vira sull’unità («noi lavoriamo per unire», perché ora c’è «bisogno di unità, concretezza e passione», è la nota secca del Carroccio poco dopo), probabilmente per sviare. L’obiettivo resta la federazione dei gruppi parlamentari del centrodestra (al momento ristretta a FI e Lega), piuttosto che il partito unico. Non a caso Salvini la rilancia a sera in tv: «È una proposta che spero venga raccolta da tutti», ribadendo che «nessuno sta parlando di partiti unici. Gli italiani non ci chiedono giochini politici, non penso che servano o interessino a nessuno». In linea Fratelli d’Italia che ignora platealmente l’idea, a cui aveva già detto no nei giorni scorsi, e marcia spedita continuando la campagna acquisti. 


CAMPAGNA ACQUISTI
L’ultimo bottino è direttamente in casa della Lega, quella Verona guidata da Flavio Tosi fino al 2017 e poi passata a Federico Sboarina - esordio come consigliere comunale di Alleanza nazionale e poi sindaco del centrodestra alle ultime amministrative - che ieri ha annunciato l’adesione a FdI in una conferenza stampa, con la Meloni accanto. La mossa del Cavaliere spariglia comunque le carte nella coalizione. Da un lato puntando a un matrimonio che potrebbe rafforzare il fronte che si oppone a Pd e 5Stelle, alla luce anche degli ultimi sondaggi che premiano FdI e vedono in leggera ascesa il partito di Berlusconi (ma con cifre ben al di sotto del 10%). Dall’altro, però, affrontando rischi e ostilità, più o meno espliciti. I leghisti ad esempio temono di perdere la leadership avuta finora, in una fusione che potrebbe livellare gli alleati. In più sarebbero costretti ad avere accanto la rivale a destra, alias Meloni, o, peggio ancora, alleata ma fuori dal partito unico, e dunque libera di continuare a fare incetta di voti. 


Emblematico il silenzio della leader di destra che, probabilmente forte del boom di consensi, si era già tirata fuori in nome delle «altre priorità che ha l’Italia oggi» e memore dell’esperienza della Pdl. Oggi pomeriggio gli alleati si troveranno però di nuovo attorno allo stesso tavolo per un nuovo round sulle elezioni amministrative. Ultimi candidati che mancano all’appello sono quelli di Milano e Bologna e specie sulla città lombarda, la Lega si gioca molto. I nomi in campo sono sempre gli stessi, tutti da abbinare a Gabriele Albertini vice. Ovvero Oscar di Montigny, genero di Ennio Doris; Maurizio Lupi, Annarosa Racca e Maurizio Dallocchio.

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