Beppe Grillo furioso: «Conte s'è montato la testa». Ma i pontieri non si arrendono

Lunedì 28 Giugno 2021 di Emilio Pucci
Beppe Grillo furioso: «Conte s'è montato la testa». Ma i pontieri non si arrendono

«Si è montato la testa». La prima reazione di Grillo è “tranchant”, con i suoi interlocutori ha ripercorso le tappe degli ultimi mesi, ha ricordato che Conte non si è fatto minimamente sentire, eppure «ho detto che gli avrei fatto presentare lo statuto, anche se non alle sue condizioni». Insomma il fondatore M5s non ha digerito l’aut aut del giurista pugliese. «Si sta comportando in modo assurdo – ha detto a chi lo ha chiamato al telefono -, vuole essere il capo-padrone». Ovviamente non la pensa così l’avvocato di Volturara Appula che ha definito l’ex comico «un genitore padrone» che «deve lasciare crescere la sua creatura in autonomia». Insomma, al di là dei convenevoli - considerato che Conte ha ribadito di non contestare il ruolo di “garante” di Grillo -, il caos e il braccio di ferro continuano. Dopo il “niet” di Grillo - «non accetto che qualcuno venga a comandare nella casa che ho costruito», questo il suo sfogo - è partito il pressing affinché i duellanti depongano le armi. Fermo restando che Grillo si oppone alla trasformazione del Movimento in un partito del 900 (il copyright è di Casaleggio). 

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Pressing condotto soprattutto nei confronti dell’Elevato. Solo che tutti i “big” e i “peones” non ne possono più di uno stato di guerra che da anni sta lacerando tutto il Movimento. E allora il messaggio arrivato a Grillo dalla base parlamentare è che deve far partire il nuovo corso altrimenti «meglio che si faccia da parte», la tesi prevalente di chi eventualmente sarà chiamato a scegliere. Se ci dovesse essere una conta la stragrande maggioranza si schiererebbe con l’ex presidente del Consiglio. L’enclave dei contiani, si sa, è al Senato. Qui il gruppo, tranne poche eccezioni, ragiona così: «Beppe ha tirato troppo la corda, è stato eccessivo e pesante. Ha perso lucidità. Qui ne va non solo della storia del Movimento ma anche del nostro futuro». 

 

 


I fili a palazzo Madama li tirano Patuanelli, Licheri e Taverna, i tre che si sono “appostati” sotto casa di Conte chiedendogli un incontro visto che non rispondeva a nessuno dopo lo “show” di Grillo con i parlamentari. Alla Camera si alzano anche le voci più critiche, «Conte ha sbagliato - osservano in tanti - non si può liquidare Grillo in questo modo, senza coinvolgerlo nella stesura dello statuto». Ma di fatto qualora si arrivasse al voto sullo statuto, come l’ex premier si augura, il documento passerebbe con un consenso unanime, della base parlamentare ma anche degli iscritti. Solo che si vuole evitare un “uno contro uno”, i pontieri sono al lavoro affinché si riesca ad abbassare i toni. 

 

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Smussare gli angoli delle 40 pagine che Conte ritiene «imprenscidibili» non sarà facile. Il “piano B’ di Conte è la creazione di un nuovo partito a tempo debito, con la possibilità di garantire la rielezione anche a chi supererà la curva del secondo mandato. Il “piano B” di Grillo è riprendersi il Movimento, evitare che diventi - a suo dire - una nuova Dc, oppure ricostruire un asse con Di Battista (che però ieri si è chiamato fuori dalla contesa) e con tutti quelli che se ne sono andati. Ma si tratterebbe di due progetti “divisivi”, che spaccherebbero nelle fondamenta M5s, ecco il motivo per cui Di Maio e chi non vuole una frattura si spenderà fino alla fine in un’opera di ricucitura. 

 

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La fretta di Giuseppe

Il “cauto ottimismo” che si registra tra le file M5s andrà pesato con le trattative dei prossimi giorni. L’epilogo di un Conte che esce di scena rifiutando un ruolo dimezzato oppure di un Grillo che cambia visione o peggio ancora si disimpegna non fa bene a nessuno, il refrain di chi sta tessendo la tela della riconciliazione. Solo che Conte ha fretta, non vuole dare tempo a Grillo di lavorare ad un’alternativa (nei giorni scorsi era circolata l’ipotesi Cingolani, ma non è una pista credibile). In realtà anche coloro che si schierano con Conte puntano a far sì che il giurista cambi metodo. Che si confronti con la base e gli eletti. La tesi di un solo capo che decide in autonomia, Grillo o non Grillo, viene rigettata anche da chi non ha gradito la posizione del fondatore. In un clima di tensione Crimi dovrebbe far partire le operazioni sulla nuova piattaforma ma la parola fine al duello tra i due contendenti ancora non c’è. 

 

Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 12:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA