Comunali, Italia al voto ma senza entusiasmo: affluenza in calo. E i partiti rompono il silenzio elettorale

Alle 23 ai seggi il 41,6<SC1001,37> degli italiani meno del 2016 ma non dappertutto. Polemica per gli interventi a urne aperte di leader politici e molti candidati locali

Domenica 3 Ottobre 2021 di Francesco Malfetano
Comunali, affluenza alle 19 al 35,32%: a Roma 29,5%, Milano poco sopra il 30% e Napoli 25,44%

Procedono a rilento le operazioni di voto nella Penisola. Alle 23 infatti, nonostante la quasi sistematica violazione del silenzio elettorale, l’affluenza media nei 1.153 comuni alle urne si è fermata a quota 41,6%. In netto calo rispetto al 61,5% registrato nel 2016 (quando però si votava in un solo giorno) anche se in crescita rispetto al referendum sul taglio dei parlamentari di un anno fa e soprattutto in attesa di coloro che hanno deciso di votare quest’oggi, dato che i seggi resteranno aperti fino alle ore 15.

 

 

Affluenza, le grandi città

Una tendenza diffusa in tutta la Penisola, ma particolarmente vera nelle cinque grandi città al voto. Alle 23 tra Roma, Napoli, Milano, Bologna e Torino, tutti i capoluoghi hanno registrato numeri al di sotto della media nazionale anche se in rialzo rispetto al referendum del 2020. In alcune aree del Nord e della Lombardia si registrano affluenze alte, anche superiori al 50%. 
Nella Capitale, però, nonostante ben 22 candidati sindaci, ci si è fermati al 36,8% (cinque punti sotto la media nazionale delle comunali). Ma la media cittadina va presa con le molle perché il Municipio II (che va dai Parioli al Salario-Trieste) registra una forte affluenza mentre nella periferia del VI ( Tor Bella Monaca) i seggi sono rimasti semivuoti. Buona affluenza anche in centro, I municipio (30,4% alle 19 contro la media cittadina del 29% a quell’ora), al III municipio - Montesacro - al 31,2% e all’VIII municipio - Garbatella - al 31,4%. In calo invece i municipi VI e X, quelli più favorevoli alla Raggi nel 2016. 
Migliori invece i numeri registrati a Latina, che alle 23 era a quota 46,1.

 

 


Tra le grandi città al voto però, Napoli ha fatto decisamente peggio di Roma. Per l’elezione del successore di De Magistris infatti, alle 23 di ieri i cittadini accorsi alle urne sono stati il 33,7%. A Bologna, dove il candidato congiunto Pd-M5s Lepore (al pari di Manfredi a Napoli) spera anche nella vittoria al primo turno, l’affluenza alle urne si è attestata al 35,2%. Torino si è piazzata a quota 36,5%. Da Milano è invece arrivato il dato migliore: alle ore 23 ha votato il 37,8% degli aventi diritto, a fronte del34,3% del referendumo 2020. 
Tornando alla Capitale, ma sul fronte elezioni suppletive della Camera dei deputati, alle ore 23 nel collegio di Roma-Primavalle, l’affluenza è stata al 33,5% (stesso seggio anche per la amministrative). Nel collegio toscano Abruzzo-Siena invece, dove è candidato anche il segretario del Pd Enrico Letta, i votanti sono stati il 25,6%. 
Infine, per quanto riguarda il voto per il rinnovo dei vertici regionali calabresi, i votanti sono stati il 30,9%. 

 

 

 

Il silenzio elettorale

Ieri peraltro non c’è stato invito al silenzio elettorale che abbia tenuto. Anzi, nell’epoca dei social network - mai normati in tal senso - la sua violazione è stata quasi sistematica. Inevitabili quindi le polemiche. 
A far discutere più di tutti però, al netto dei numerosi interventi sull’incendio del Ponte dell’Industria a Roma, è un più tradizionale mini-comizio improvvisato da Silvio Berlusconi che, all’uscita del seggio di via Ruffini a Milano, dopo aver votato per le comunali meneghine, si è intrattenuto a modo suo con i giornalisti accorsi. Prima ha tirato le redini sulla federazione in cantiere con la Lega («Non l’abbiamo messa da parte» ma va superata «per allargarla anche a Fdi» ha detto), poi ha teorizzato un nuovo Pdl («Sì, perché no», è finito solo «per il tradimento di uno dei componenti») e infine ha smontato le divisioni interne al centrodestra senza lesinare critiche sulle modalità con cui sono stati scelti i candidati: «Vengono fuori dalle scelte di questo o quel leader di partito, invece che da scelte democratiche, quindi forse la prossima volta bisognerà cambiare sistema». Giorgia Meloni invece nel primo giorno di voto, pressata dalla necessità di rispondere all’inchiesta sulla “lobby nera” interna ad FdI, ha scelto un lungo messaggio a reti unificate su tutti i suoi canali social in cui sostanzialmente ha sostenuto di non aver nulla «di cui vergognarmi» perché «quanto accaduto è stato studiato a tavolino da un intero circo».
Ma gli episodi si sono rincorsi in tutte le città al voto. Così se a Torino la candidata sindaca del M5s Valentina Sganga è finita accusata dal fuoco amico (gli attivisti grillini piemontesi denunciano la ricezione a notte inoltrata di messaggi su Facebook contenenti le intenzioni di voto dell’aspirante prima cittadina), a Napoli Domenico Masciari, candidato nella lista a sostegno di Bassolino ha addirittura pensato bene di pubblicare su Instagram una foto del suo voto sulla scheda elettorale. 
Ma casi del genere sono stati segnalati anche a Cosenza (dove due candidati hanno fatto sapere che si denunceranno a vicenda prima possibile per alcuni post su Facebook) e a Salerno, dove il M5s denuncia presunte pressioni sui dipendenti di una cooperativa da parte del titolare, vicino alla lista del sindaco uscente Napoli.

 

Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre, 09:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA