​Monsignor Trasarti tornato negativo al Covid-19: «In ospedale danno l'anima»

Martedì 2 Marzo 2021 di Lorenzo Furlani
Monsignor Armando Trasarti

FANO - «Quest’anno per la pandemia viviamo una penitenza relazionale che, sì, è importante, però lo sguardo deve essere sempre sulla Pasqua, che è il trionfo della vita. La Quaresima è un periodo di preparazione alla Pasqua e la penitenza non è fine a sé stessa. Però non è semplice vederlo, spesso ce ne accorgiamo solo cammin facendo, mai in teoria, quando uno è sotto e soffre».

 

 

Il vescovo di Fano Fossombrone Cagli Pergola, che a febbraio si era ammalato di Covid-19, sabato scorso è risultato negativo al tampone molecolare, esattamente dopo 25 giorni di quarantena, di cui 6 trascorsi all’ospedale di Pesaro. Vita e magistero: il paziente oncologico che sconfigge il coronavirus incarna, in questo periodo in modo straordinario, il messaggio pasquale della rinascita.

Monsignor Trasarti, ha reagito benissimo alle terapie, che cure le hanno praticato nel reparto di medicina di Marche Nord diretto dal dottor Gabriele Frausini?
«È andata bene, sì, siamo vivi - sdrammatizza com’è sua abitudine -. Non ero gravissimo. Appena arrivato in ospedale mi hanno somministrato l’antivirale, poi ho ricevuto il plasma iperimmune».

Le preghiere di tanti fedeli hanno accompagnato la pratica medico scientifica, che reparto ha trovato?
«C’è un bel reparto, credo che siano più attrezzati adesso di un anno fa, anche tutelati avendo fatto già il vaccino la maggior parte di loro. E poi c’è tanto personale giovane, anche infermieri e operatori socio sanitari ancora senza concorso, che però ci mettono l’anima. C’è una grande positività. Non posso dire dei pazienti che stanno peggio o che stanno meglio, ho visto solamente il corridoio quando sono uscito. Ma lì fanno dei sacrifici enormi e c’è complicità, c’è una possibilità di relazione e questo fa bene, è una buona cura».

Nel senso che viene trattata oltre alla malattia anche la relazione sul piano umano?
«Sì, il risvolto umano è molto curato, anche dai medici, che hanno una grande cortesia. Per quello che sentivo c’è un clima di dolce serenità».


In una terapia intensiva Covid a Torino hanno ammesso le visite dei familiari verificandone il beneficio sui pazienti, a Marche Nord c’è ancora l’isolamento?
«Sì, è tutto isolato».

Era solo in camera o in compagnia?
«Ero solo perché quando sono arrivato si era liberata una camera singola, non perché l’avessi chiesto io. Soli è anche una fatica in più».

Quindi, c’è pressione sul reparto?
«Sì, almeno per quel poco di cui mi accorgevo: appena esce qualcuno si bonifica il letto per metterci subito un altro malato. C’è la fila dal pronto soccorso».

Che cosa ha imparato, se così si può dire, da questa esperienza?
«Innanzitutto a gestire il tempo, che non è così semplice. Secondo, il rispetto della malattia, che è una cosa seria, e la comprensione anche di chi sta peggio di me, della sua psicologia, perché la situazione di chi è chiuso in camera senza che nessuno possa arrivare da fuori è molto delicata psicologicamente. Il telefono è un grande vantaggio, a volte però è anche una fatica enorme».

Le ha fatto piacere, e non le ha arrecato fastidio, ricevere messaggi e telefonate?
«Sì, qualcosina sì. Se uno sta benino e può reggere va bene riceverli».

Ieri sera era prevista la sua predica quaresimale a San Paterniano, quindi è già tornato in servizio?
«Sì, mi sono preso un po’ di sforzo, sotto le regole, dalle 20,30 alle 21,30, perché poi c’è il coprifuoco. Bisogna rispettarle le regole e dobbiamo dare l’esempio, sempre».

Il suo secondo Quaresimale era dedicato a Nicodemo, che cosa insegna?
«Quest’anno nei Quaresimali rifletto sugli incontri di Gesù, sugli sguardi che cambiano la vita. Nicodemo va di notte, è un cercatore, ma ha paura perché essendo fariseo teme di essere emarginato. Eppure Gesù lo mette alla prova, per il coraggio della vita e la rinascita. Lo ritroveremo sotto la croce, nel Vangelo di Giovanni».

La Quaresima è un periodo di riflessione per chi crede, di penitenza, di ritrovamento della via giusta: c’è un nesso con la pandemia di cui fare tesoro?
«Il nesso è che la Pasqua è un nuovo inizio, è la tomba stombata, quindi la vita è più forte della morte, questo nonostante tutto. Ma nella realtà ordinaria è ancora lunga questa Quaresima verso la Pasqua, verso il trionfo della vita. Speriamo che sia per tutti e per molti. Dobbiamo crederci. Questo è un atto di fede, ma la natura a volte ci aiuta perché (ancora come racconta il Vangelo di Giovanni, ndr) il seme che muore è la vita».

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